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La Torre di Babele

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Ho sognato d'esser vivo Stampa E-mail
josè monti
 
HO SOGNATO D'ESSER VIVO

nota di lettura sul secondo libro
dei "mondi montiani"
 
 
 
 
 
 
 
 
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"HO SOGNATO D'ESSER VIVO", di José Monti (Joz'), è una favola moderna raccontata in un percorso narrativo fuori dalle righe, un set cinematografico dove persone reali, abilmente trasformate dalla mano dell'autore, si muovono in situazioni deliranti, assurde, divertenti. Nel dipanarsi della trama si nota come i personaggi mettano a nudo le proprie passioni, i punti forti e le debolezze in quello che è l'arrivo (o forse la partenza?) di un percorso di radicale cambiamento, quasi di rinascita. Il continuo intreccio tra favola e realtà rende i sogni lucidi, motore creativo, fonte d'ispirazione dell'autore, un ponte verso la comprensione di aspetti davvero intricati dell'animo umano e del mondo che ci circonda.
D'altro canto Joz' crede irremovibilmente che i sogni siano il retaggio di un mondo magico, anzi, forse l'ultima "magia" che ci è dato apprezzare, una eredità che molto spesso si tenta di costringere negli angusti spazi della psicologia e della scienza.
Lasciamoci allora prendere per mano, anzi, per l'ala, dalla turbante ma non conturbante cicogna LAPO, e voliamo insieme tra le pagine di questo volume, assistendo ancora una volta a distrazioni, errori ed incidenti che portano un piccolo "fagottino" di vita là dove non doveva essere, o forse proprio là dove avrebbe dovuto essere. Come in un precedente libro di Joz', "L'ADOTTATO", una vita non segue il percorso prestabilito, e la nostra bimba, Amelie, finisce col crescere con una "nonnina", Nerina, che tuttavia non è così egoista e cattiva come appare... ma non anticipiamo nulla, diciamo solo che presto l'ala di Lapo lascerà il posto alla mano di Nerina e di altri protagonisti che ci regaleranno, tra le altre, perle come la “versione montiana” della palingenesi dei terremoti, prova provata della creatività vulcanica del nostro autore (“[...] ogni qual volta […] nasca una nuova idea, una passione, […] la terra trema!”, “[...] Mi creda, sono queste dentro le mura del mio manicomio, le grida capaci di far tremare la terra, a volte [...]”).
Come anticipato dal sottotitolo, il libro descrive un manicomio che non c'è, ma, ahinoi, di cui forse è tragicamente intriso il nostro mondo reale: un manicomio in cui troviamo spiriti liberi, artisti, creativi nei quali una geniale, struggente passione ha avuto il sopravvento sulla ragione, personaggi che a volte ci disorientano, ma che incantano, se conosciuti più a fondo.
Questa indeterminazione, il non sapere se le cose vanno così perché sia giusto od ingiusto che vadano così, il non porre un confine tra il bene ed il male, non deve a mio avviso frastornarci, anzi. Direi piuttosto che Joz' non si erge a giudice di alcunché: con modestia, a modo suo, piuttosto, apre delle porte che affacciano su mondi onirici ma non poi tanto distanti dalla realtà. Ci accompagna in un viaggio che può insegnarci a non temere la realtà, a non inorridire di fronte alla solitudine, anzi, a trarne forza, a farne fonte d'ispirazione e di rigenerazione.
Ma l'autore non si limita alla narrazione pura e semplice, forse ritenendo che un mezzo debba essere "spremuto" sino al limite, per ottenerne il massimo: travalica infatti quello che è il confine "fisico" del libro trasformandolo, accompagnandolo da canzoni, da una colonna sonora, attenuandone gli spigoli con filastrocche, farcendolo di aforismi originali e non, arricchendolo con numerose illustrazioni (l'autore si definisce innanzitutto un grafico pubblicitario!). Persino l'uso dei caratteri è volto a definire i diversi piani di narrazione, e questo è probabilmente frutto del background grafico-artistico dell'autore che, regalando con la sua opera anche il CD audio, non fa che confermarci come il suo sia una sorta di "film" in bianco e nero, in chiave volutamente ironica, ma anche terribilmente seria.
E ci risiamo! Nuovamente, parlando di Joz', escono fuori i dualismi: bene e male (la piccola protagonista cresce senza avere inizialmente chiari questi due concetti), serio e faceto, e, persino nella grafica, bianco e nero. Finanche osservando le tavole dell'artista si nota spesso una coesistenza tra tratti dolci, rassicuranti, ed elementi addirittura inquietanti. Viene da pensare che il nostro autore abbia voluto introdurre un concetto taoistico, cioè che tutta la realtà sia la genesi di opposti che si rincorrono, si evolvono e trasformano senza mai poter fare a meno l'uno dell'altro: chiamiamoli yin e yang, ma anche follia e lucidità, sogno e realtà, per l'appunto.
josè montiE proprio a conferma di questa sinergia tra favola e mondo reale Joz' in quest'opera invita a credere, come ha già fatto ne “L'ADOTTATO” (ma aggiornando la propria età da ventiquattro a ventisette anni!), che esista un luogo dal quale le cicogne spiccano il volo, e che, di tanto in tanto, qualche vita possa essere stravolta da eventi imprevedibili (“[…] ve lo posso assicurare giacché l'ho provato sulla mia pelle […]”).
Come non vedere, dunque, una continua impronta autobiografica, il naturale (se tale termine si può usare nei "mondi montiani"!) prosieguo de "L'ADOTTATO", opera prima dell'autore?
"HO SOGNATO D'ESSER VIVO" può esser letto come opera a sé stante, ma consigliamo vivamente di non privarsi dell'intera trilogia prevista dall'autore, tenendo d'occhio l'uscita del terzo volume "UNDERWORLD" (www.tespi.it ).
Solo così si avrà una visione in toto che, muovendo i primi passi da un disegno più tenue, a luci soffuse ne "L'ADOTTATO", accende i riflettori sul manicomio che non c'è de "HO SOGNATO D'ESSER VIVO", e probabilmente, ma attendiamo di poterlo leggere, brillerà come una supernova nel tentativo di illuminare l'"UNDERWORLD"... riuscendoci, non ne dubitiamo.


Marcello Pizzi
 
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www.latorredibabele.net (C) 2000-2008 by Marcello Pizzi (1a ediz: apr. 2001) Online da marzo 2007