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Pagina 1 di 15 "LA FORMA PERDUTA" è un'opera teatrale che appare impeccabile e realista in certi punti, quasi elegiaca in altri, delicata nel trattare temi importanti visti ancora da molti, purtroppo, come "scottanti" (l'omosessualità, l'amore deluso, l'amore tradito, la differenza di ceto sociale, ed altro ancora). Tanto per restare nel tema (il primo quadro esordisce proprio con una mostra di pittura), l'opera di Leo Baum spazia da veloci dipinti impressionisti a dialoghi iperrealisti, a situazioni "concettuali" (quadro quattordici) in cui la cultura posseduta dai protagonisti, per un attimo, diventa quasi ostentazione, portando tuttavia ad una amara riflessione ("La sapienza fa di noi [...] per lo meno, degli esseri umani capaci di dare migliori giudizi sulle cose, però, dovremmo chiederci se tutto ciò ci fa veramente vivere meglio degli altri"). Come si conviene ad ogni opera ben congegnata ci sono anche delle "perle" quasi frivole, nate da battibecchi apparentemente triti e ritriti, rituali tra i protagonisti: "Ermanno (ironicamente) Delle passioni di qualunque tipo esse siano, neanche a parlarne. Matilde (sorridendo) Sì… no… vedi, è come se vivessi di stipendio fisso.". Lo "stipendio fisso", come appagamento dei sensi e sentimenti, punto di compromesso tra passione e sicurezza sociale, è un accostamento che si potrebbe definire geniale. Crediamo che LA FORMA PERDUTA dovrebbe essere rappresentata, portata in vita da bravi attori che ne potrebbero valorizzare i messaggi in essa contenuti. Per il momento, cari amici de la torre di Babele, potrete, qualora lo desideriate, leggere l'opera a partire dalle... prossime righe (ci scusiamo per qualche refuso che potrebbe essere sfuggito e che provvederemo a correggere di volta in volta).
PRIMO QUADRO (In una tarda mattina di maggio, in un’ampia sala, all’inaugurazione di una mostra collettiva di pittura, organizzata dal Pro Loco di un Comune. Tutt’intorno, alle pareti, quadri. I visitatori affollano la sala. A metà distanza, il Sindaco, l’assessore alla cultura, Matilde Zadra, il fratello di costei, Ermanno, critico d’arte. Si è alla fine del discorso di Matilde). Matilde Che cosa posso aggiungere alle parole del sindaco? Spero che queste opere, che, vi assicuro, sia frutto della passione degli artisti che le hanno dipinte, possano trovare favorevole accoglienza presso il vostro gusto. D’altro lato, non sta a me dire del loro valore. Invece, mi preme mettere in risalto il significato che tale iniziativa pubblica rappresenta, quale occasione data agli artisti di questo paese e di tutti quelli da cui provengono gli espositori, di potersi far conoscere, di usufruire di una notorietà, anche se, spero solo per ora, ristretta alle persone dei loro parenti e amici, e a tutti coloro che, da semplici estranei qui sono spinti solo da un’altrettanto valida passione per la pittura. (Pausa) Al signor Ermanno Zadra che, oltre ad essere mio fratello, tutti conoscete quale critico d’arte e scrittore e che vi ha già illustrato le opere d’ogni artista, chiedo di concludere questa presentazione. (Applausi). Ermanno Ho poco da aggiungere a ciò che il sindaco e l’assessore hanno detto. Mi preme ringraziare la signora Matilde Zadra e darle atto della cura e della sollecitudine da lei impiegate nell’organizzare quest’esposizione d’arte della cui validità, nessuno, ne sono certo, potrà mai dubitare, dato che offre a molte persone, in cuor loro avvilite per la difficoltà di farsi conoscere, di rendere nota la loro arte e le loro opere che di quest’esposizione sono testimoni, concedendo a loro, seppur minima, una speranza di non restare sempre degli illustri sconosciuti. Si sa, lo scrittore che non pubblica… ed io ne so qualcosa… non esiste, così come il pittore che non vende. All’inizio di tutto ciò, c’è l’esigenza primaria dell’artista di conoscere il valore della propria arte. Ottenere un giudizio su di essa, trovare qualcuno del mestiere che possa dircene con cognizione di causa, ebbene vi giuro, è quasi altrettanto difficile che riuscire a vendere, magari il più piccolo dei propri quadri. Sì, certo, l’ammirazione dei parenti… ci vogliono bene e… quindi, non possono che dir bene di noi e ammirarci, così come accade con gli amici, quelli buoni, s’intende (il pubblico sorride). Non c’é dubbio, ogni artista che qui si espone, sappia il fatto suo e ciò è una garanzia per chi volesse acquistare… che altro? (Applausi). Matilde Adesso, per chi ne avesse voglia, ci si può accomodare al buffet nell’altra stanza. (Il pubblico esce lentamente; la stanza si svuota, restano Ermanno e Matilde). Ermanno(con tono ironico) Che solfa… ogni volta… tutta robaccia e non c’è neanche uno in cui possa dirsi dell’esistenza… per lo meno, di un accenno di talento… non sono neanche all’altezza dei pittori della domenica, di buona memoria… Siamo dei bugiardi! Invece di dire di loro che si diano ad altre cose, magari più utili, li riempiamo di lodi e di bugie… siamo degli ipocriti. Matilde Lascia stare, non immalinconirti al tuo solito e non essere disfattista qualcuno c’è e… poi lasciami fare, è il mio lavoro. Sai come ci tengono a queste cose i piccolo-borghesi, invidiosi della grande cultura… Ermanno Già… i piccolo-borghesi hanno altri mezzi e possibilità. Chissà, forse… in fondo… potresti anche aver ragione! Chi è questo qualcuno? Matilde Ah, sì! Nonostante il tuo pessimismo, voglio presentarti un ragazzo in cui credo… anzi, ne sono certa, è presente del talento… forse un raro talento… Ermanno Non esagerare! I rari talenti sono proprio rari, non so se rendo l’idea… Matilde La rendi, la rendi, ma… di questo ti ricrederai, quando lo avrai visto. Ermanno Vediamolo, allora! Chi è questo genio misconosciuto? Matilde (afferra per un braccio il fratello e lo spinge verso la soglia dell’altra stanza, spiandovi dentro) Eccolo! Ermanno Dov’è? Matilde E’ quel giovane laggiù… quel biondino che se ne sta tutto solo in quell’angolo… (fa un cenno al ragazzo fin quando questo la nota e viene verso i due fratelli) Eccolo! Ti presento Ettore Penso! (I due si stringono la mano). (Ad Ettore) Ecco! Questo è mio fratello Ermanno. (Al fratello) Lui è l’autore del quel quadretto… laggiù, in fondo alla sala, nell’angolo vicino alla porta. Ermanno (incuriosito) Quale? (Va verso l’angolo. Matilde fa cenno a Ettore di seguire il fratello). Matilde (uscendo dalla sala) Vado, ho da fare. Vi lascio soli, così… potrete parlare più liberamente e… Ermanno (guarda con attenzione il quadretto) Come mai ha esposto solo questo? Ettore (con fare timido) A dire il vero ho preso il primo che mi è capitato fra le mani… è quello cui sono maggiormente affezionato. Sa, ad altre mostre cui ho partecipato, non è che… abbia avuto tanto successo, anche se… Ermanno (si volge a guardarlo) … anche se? Ettore … anche se avrei potuto esporne degli altri, ma questo é… voglio dire che so quello che faccio e cosa voglio fare con la pittura… Ermanno Mia sorella pensa che lei abbia del talento, e… Ettore Invece lei pensa che non ne abbia, non è così? Ermanno Non precorra le mie intenzioni… i miei giudizi. Sì, mia sorella ha ragione… in lei c’è del talento… diciamo che il suo quadretto è fuori della normale routine pittorica dei dilettanti e le confesso che più che strano é… emozionante. Anzitutto, non è la solita pittura di farfalle, fiori… ballerine in tutù, sa, la pittura delle vedove e delle annoiate donne separate o quella delle ragazze innamorate e sentimentali, ma… d’altronde, non è che io sia un’habitué di questo tipo d’esposizioni… Ettore Parlava del mio talento… Ermanno Non credo che lei abbia tempo per sentire le mie critiche. Possiamo ritrovarci e… Ettore (impaziente) La prego, mi lasci essere franco! Sa… con i tempi che corrono… con la crisi perenne… per uno che come Lei s’interessa a uno come me, ho più tempo che vita, anzi, sono il padrone assoluto del mio tempo… ne posseggo quanto ne voglio e, quindi, ne faccio l’uso che voglio. Allora… il talento… il mio… esiste? Ermanno Beato lei che di tempo ne ha quanto ne vuole. Certo, lei vorrebbe avere meno tempo e, in compenso, più successo. Questo lo capisco… ma, sa, purtroppo ogni cosa, come, d’altronde, ogni uomo ha il suo tempo… che non è mai proprio quello di ogni persona e, quindi, il dissidio è tutto qui, tra il tempo che uno possiede e quello che possiede l’altro… l’avversario, l’amico… Non è d’accordo? (Guarda Ettore che resta in attesa della risposta alla sua domanda). Mi scusi! Alle volte sembra che io sia preso da una particolare tendenza alla dispersione, ma, le giuro, che mi accade ogni volta che provo interesse per qualcosa, o… per qualcuno, e, stavolta… credo proprio di aver esagerato. Allora… perché una sola opera? Ettore Ho esposto solo questo quadro, così… chissà, forse per un atto di scaramanzia al contrario… Ermanno (incuriosito) … per paura che gli altri lo comprassero, o… no? Ettore Non è proprio così. E’ una delle mie prime opere e pensavo che fin quando non l’avessi venduta, non avrei potuto esporre altre mie cose… Ermanno Non le pare d’essere alquanto contraddittorio? Ettore Perché contraddittorio? Ermanno Perché tutti gli artisti, specie quelli alle prime armi, sperano di vendere senza porsi impedimenti di sorta, quale può essere un atto scaramantico… in fondo anche inutile. Non mi dirà che Lei crede a queste cose? Ettore (confuso) Non ci credo, ma… Ermanno (conciliante) Sì, lo so! E’ solo una questione psicologica che, però, La danneggia. Se ne liberi! Ettore Sì, certo! Ermanno (come se si sentisse in colpa) Crede proprio che nessuno Le comprerebbe questo quadretto? Ettore (con più animo) Vede… in fondo, dal quadro non si trae che una superficiale piacevole sensazione dovuta ai colori e questo, forse… è un mio inconscio metro per misurare la capacità… di capire la pittura da parte dell’acquirente, poiché se qualcuno lo acquisterà, vorrà dire che non è un collezionista e sarebbe uno cui non venderei mai nessuna mia opera che avesse un certo valore. Ermanno (alquanto sorpreso) Cosicché… Lei ritiene che questo quadretto non sia… come dire?… perfetto? Ettore Direi che é… imperfetto, cioè, non corrisponderebbe a ciò che avevo in mente quando l’ho dipinto. In questo caso… Ermanno Qual era l’immagine… l’idea che aveva in mente… Voglio dire, che cos’è che intendeva rappresentare, dato che la sua pittura sembra essere ancora legata al figurativo… anche se di una specie… diciamo pure, diversa. Lei, in fondo, non fa che dare ragione a tutti coloro che, rifuggendo… grosso modo… dalla pittura astratta, affermano essere necessario… fare.. un passo indietro e ricominciare da capo… Sa, com’è accaduto con Hindemith, il musicista, che ha reagito alla dodecafonia e si è messo a comporre musica secondo i vecchi canoni, di certo rivisitati in senso moderno e, secondo me, ha fatto opera credibile… ma, quelle persone che, per la comprensione dell’arte moderna in generale e contemporanea in particolare, oltre a rifiutare l’arte astratta in tutta buona fede, poiché credono che l’arte debba rivolgersi a tutti, nessuno escluso e, quindi, ai ricchi come ai poveri, agli ignoranti come ai colti, si pongono il problema della comprensione di quella moderna, proprio a livello popolare, cioè, con una mancanza di possibilità di capirla… di riconoscerne i segni che il dipinto… anzi, di cui l’opera, più o meno astratta… è portatrice. Pur ammesso che questa capacità possa essere posseduta da molte persone, anche se in quantità diversa, tuttavia, altri, che in fondo costituirebbero la maggioranza, non ne possiederebbero neanche un ette. Allora che si dovrebbe fare? Lasciare che l’arte sia di pertinenza delle classi colte e, in tal modo, farne un che di riservato, di aristocratico, o, non sarebbe più giusto, invece, istituire delle scuole di educazione artistica… palestre dove, invece, di esercitare i muscoli, si eserciterebbero le facoltà mentali, quali l’intelligenza, la sensibilità? D’altro verso, tutto questo non potrebbe esser fatto dalle scuole di cui oggi disponiamo? Lei che ne dice? Oh, mi scusi! Sono caduto nella mia maniaca dispersione ancora una volta. La prego, mi dica di Lei. Ettore No, no! La prego non si scusi. Confesso che mi piace ascoltarla. Non crederà che io, poiché dipingo, riesca a parlare d’arte di continuo o, per lo meno, quanto vorrei, con tutti coloro che frequento? Direi che mi accade raramente… ecco… come oggi… con Lei… che è una persona colta. D’altronde, si vede subito, è l’acquirente ideale dei miei quadri… perché so che andrebbero a persone che conoscano il valore di quello che acquistano. Vede… uomini come Lei, resterei ad ascoltarli per ore… Lei, inoltre, non sembra dire scempiaggini o accumulare luoghi comuni… Ermanno (con più energia) I luoghi comuni! Non li disprezzi tanto, potrebbero esserLe utili… specie con coloro per i quali non valga la pena di consumare il fiato… per terminare una conversazione idiota che potrebbe anche averci dato ai nervi. Sa che Cicerone ne parla… nella sua… a quanto pare attribuita a lui… Retorica ad Herennium? Dice quando bisogna usarli, a che punto del discorso oratorio, naturalmente in dipendenza della qualità dell’uditorio e così via. Su, avanti, m’interrompa! Mi dica del quadro. Anzitutto, la figura rappresentata è una persona che conosce? Ettore Sì, certo! E’ il ritratto di una ragazzina… di mia cugina Elisabetta, con cui giocavo quando eravamo bambini. Ermanno Su, continui! Ettore Ecco… avrei voluto riprodurre… come se si fosse trattato di una realtà nascosta, quella non visibile a occhio nudo… tutta la grazia d’Elisabetta… così come la ricordavo… No! Come forse avrei voluto ricordarla. Non si dice, d’altronde, che conosciamo il mondo secondo l’idea… l’immagine che di esso abbiamo? Come vede… non volevo imitare, rappresentare un qualcosa di visibile, cercando di riprodurlo il più perfettamente possibile… Parlo dell’esattezza esteriore e non parlo della certezza interiore della rappresentata, ma della mia personale esattezza interiore, di ciò che i miei occhi hanno riportato al mio cervello. Evito a bella posta di parlare di spirito, saprebbe tanto d’angeli, demoni e spiriti malvagi e benigni e tutte le scemenze che a queste cose sono collegate… e di cosa il mio cervello abbia fatto di quell’immagine. Vede… quando sono preso dalla passione… la limpidezza formale, linguistica, alle volte, persino sintattica e grammaticale, viene meno e finisco di solito per non essere chiaro, così che ingenero negli altri il dubbio di non sapere ciò che dico. Sa, alle volte, non è facile estrapolare da se stessi un qualche pensiero… isolarlo e mostrarlo quasi come se si trattasse di una preda cacciata. Ebbene, era questo che volevo dire… proprio, s’incollasse sulla tela… non l’esattezza delle forme corporee… sì, quelle sarebbero venute da sole, perché la mano è ben esercitata… ma… ma… Ermanno Come a dire che Lei voleva rappresentare un sogno? Ettore Non un sogno… forse, una realtà che nel ricordo è diventata sogno, situazione ideale… in questo senso… Ermanno Capisco! (Si pone davanti al ritratto e lo guarda intensamente) Ha ragione! E’ proprio come dice Lei. Allora perché dice che questo quadro non corrisponde a ciò che aveva in mente? A me… sembra… accade spesso, che chi compia l’opera non riesca a vederci tutto quello che ci vedono o ci scoprono gli altri… come se tutto ciò fosse solo un risultato marginale, qualcosa che ha aderito all’idea maggiore quasi per caso. Invece, credo che quello che io ci vedo sia proprio ciò che lei non poteva sapere, pur essendoselo proposto e crede che… Guardi… è come se lei, adesso, in questo preciso istante, per mezzo delle mie parole, prendesse coscienza di una caratteristica caratteriale, di un suo problema… di una nevrosi e in tal modo riuscisse, finalmente, ad averla chiara, davanti ai suoi occhi, visibile in ogni particolare. Sì, ne sono certo! E’ così! Ettore Non so che dire… Ermanno … allora non dica niente. Ettore La prego, mi permetta di offrirLe qualcosa… un aperitivo… fuori da qui… magari in un bar qui vicino… Sa, sono contento di averla conosciuta. Ermanno Un’altra volta. (Estrae dalla tasca un portafogli e da questo un biglietto da visita che porge ad Ettore che, sorpreso, lo prende e lo legge). Ecco, prenda! L’aspetto a casa mia con il quadro per le cinque del pomeriggio… quando vuole. Discuteremo di… pittura e resterà a cena o a pranzo da me… s’intende se non avrà nient’altro da fare… se il suo tempo non sarà occupato.(Stringe la mano di Ettore ed esce).
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