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La Torre di Babele

Pubblicazione di racconti, poesie, romanzi, video ed altre opere dell'umano ingegno.

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La forma perduta (Leo Baum) Stampa E-mail
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La forma perduta (Leo Baum)
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TREDICESIMO QUADRO

(Dopo qualche tempo dal ritorno da Cortina. In un tardo pomeriggio di febbraio, seduti in salotto, Ermanno e Gianni).

Ermanno Quando vai a Milano?

Gianni Perché vuole saperlo? Verresti con me?

Ermanno Non ne avrei voglia… e poi, farei da terzo incomodo, quando saresti dal tuo editore, quindi…

Gianni Un tempo, un simile invito ti avrebbe fatto esplodere dall’entusiasmo.

Ermanno Un tempo? Già! Non solo sarei esploso, ma sarei restato digiuno finché non fossimo partiti…

Gianni Non ho mai capito questa tua… anoressia occasionale. Era proprio vero che ti si chiudeva lo stomaco?

Ermanno Avresti dovuto chiederlo a mia madre che n’era al corrente… a quei tempi era ancora viva.

Gianni Quei tempi, perddio!

Ermanno Che hai? Sei in vena di reminiscenze?

Gianni (con tono più sostenuto) Anche se fosse, avresti qualcosa in contrario?

Ermanno (guardando Gianni con attenzione) Perché te la prendi?

Gianni (con tono più calmo) Scusami! Non volevo! Sai… poiché non ho ancora perso la memoria… spero che accada il più tardi possibile… è inevitabile che, alle volte, cose che credi di aver dimenticato, all’improvviso facciano capolino, come una donna curiosa dalla finestra e allora…

Ermanno Ed allora?

Gianni Allora, niente! Mi era venuto in mente quel nostro primo giorno a… quanti anni avevamo?

Ermanno (con fare dubbioso) A cosa ti riferisci?

Gianni Te ne sei dimenticato?

Ermanno Non posso dirti di aver dimenticato se non capisco di cosa dovrei ricordarmi. Allora? Parla più chiaramente.

Gianni La nostra prima volta, te ne ricordi?

Ermanno (per qualche attimo tace, come se stesse cercando di pescare nella sua memoria quell’evento) Tu avevi diciotto anni ed io diciassette ed eravamo al mare… a…

Gianni … a Grado, nella villa di…

Ermanno … di tuo nonno.

Gianni No! Era quella di mio zio Giuliano… Quella, per me, fu l’estate più bella della mia vita… Potevo dire di essere innamorato di te fin dall’infanzia e quando l’avevo capito, ho passato mesi d’inferno perché non sapevo se tu avessi potuto ricambiarmi. Poi andammo al mare. A Grado, e per mia… anzi, per nostra fortuna, mio zio e la famiglia, quel giorno, erano a Udine e sarebbero tornati solo il giorno dopo.

Ermanno Una volta che la… cuoca… come si chiamava! Ah, la Emma… dopo cena, ebbe finito di rigovernare, restammo soli. Io ebbi l’idea di chiudere porte e finestre della villetta e di andarcene a dormire sulla spiaggetta.

Gianni Scovammo le coperte in un armadio e corremmo alla spiaggia, le stendemmo sulla sabbia e sedemmo. Non sai come tremassi dall’eccitazione e pregassi Iddio che si compisse il miracolo, che riuscissi finalmente a capire da un tuo segnale inequivocabile che ci stavi…

Ermanno (sorridendo) … certo che ci stavo. Anch’io ti sbavavo dietro… già da qualche anno. Solo che eravamo pieni di paure… Poi cominciasti a spogliarti… non indossavi molta roba. Ti sfilasti la maglietta, restando a petto nudo, poi, rimettendoti in piedi, lasciasti scivolare i pantaloni che si ammucchiarono ai tuoi piedi. Io t’imitai. Il silenzio era… pieno, totale… o, forse, ero io che non sentivo più niente… tranne il cuore che batteva all’impazzata. Ci inginocchiammo, poi tu allungasti una mano verso di me… io la presi e la strinsi… cademmo riversi sulla coperta e tu mi fosti addosso…

Gianni (come se si svegliasse) Ora… invece… sei imbragato in una relazione con un tipo il cui comportamento verso di te non voglio definire. Se fossimo restati insieme…

Ermanno Fosti tu a rompere e non ho mai capito perché tu l’abbia fatto.

Gianni Per gelosia.

Ermanno Per gelosia si fa altro da quello che decidesti di fare tu. Il geloso non cederebbe a nessuno l’amante.

Gianni Non ho mai capito. Neanche oggi che di tempo ne è passato, tu…

Ermanno Forse lo intuii, ma non…

Gianni Pensavo che se ti avessi lasciato, avrei potuto dire a me stesso che tu non mi appartenevi, che saresti potuto andartene con chiunque ed io non avrei potuto dirti niente, perché non avrei più avuto diritti su te. Questo lo capisci?

Ermanno Che stupido! Con Enrico… Fu a causa di lui che volesti troncare. Vero? Non avevo nessuna relazione, te l’avevo detto solo per gioco… La prima difficoltà apparente, e tu… mi mollasti… ma ci pensi? Mettermi con uno come Enrico? Un frequentatore di palestre…. Non che ciò sia peccato… ma era un fissato oltre modo per la ginnastica, ma dalla testa vuota, con cui non potevi parlare di niente se non di attrezzi ginnastici, creme anabolizzanti e cui piacevano gli uomini che lui chiamava virili, cioè altri come lui e così via… e, poi, sai come a quei tempi mi piacesse fare il matto. Ero contento che ci amassimo ed ero felice. Eppure, non ci crederai, ma, per un po’ di tempo, sperai, dopo che te ne fosti andato, che tu ci ripensassi e che tornassimo insieme. Poi gli anni passarono, le cose cambiarono e anche noi cambiammo e quando ci rivedemmo nessuno dei due osò parlare all’altro di ciò che era stato, chissà, forse perché tu conservavi le stesse paure di un tempo ed io… Oggi, lo hai detto tu stesso, mi sono infognato in una relazione di cui, devo confessarlo, forse in questo momento, comincio a dubitare ed a vederne la mancanza di chiarezza.

Gianni Bello rivangare i tempi… perduti, ma domani dovrei essere a Milano per le dieci. Per quanto possa non sopportare il traffico, la folla, chi arriva in ritardo agli appuntamenti, compreso me stesso, l’andare a Milano mi sconcerta sempre di più. Ciò, non per la città in se stessa come entità urbanistica, monumentale o culturale, quanto per una particolare razza di persone che solo lì sembrano crescere, prosperare e moltiplicarsi in quantità sconcertante… quella costituita da coloro la cui unica occupazione mentale è tutta concentrata a parlare d’affari, di sconti, percentuali, maggiorazioni, azioni, titoli quotati in borsa, di rialzi e di ribassi, di costo del denaro, di leggi del mercato, di leasing e conti all’estero, d’import ed export, d’esportazione di valuta, di pagamenti in dollari o in marchi, se non in fiorini olandesi, di spese di trasporto, di franco porto, di merci catalogate o sfuse, di… di… Ciò che più fa restare di stucco è che non tutti coloro che si dedicano a questo più o meno lucroso esercizio mentale, sembrano avere alle spalle un titolo accademico in materia economiche, cosa che i figli dei magnati ottengono regolarmente presso università straniere, cosa di cui poi si vanteranno, ostentandola, con una certa spocchiosità, di fronte ad altri colleghi di minori fortune e che si sono laureati nelle nostre università, non importa che tu sia un agente di borsa, o un fottuto direttore di banca, perché potresti essere anche una qualsiasi ottantenne vedova di un uomo benestante, che, vivendo di titoli o di rendite di qualsiasi altra sorta, possa tenere banco a discutere per due giorni di seguito sulle sue azioni o le sue cedole, i suoi investimenti. Non è certo a furia di incontrare simile gente che ho finito per odiare la città, quando il sentire tali discorsi in ogni angolo di essa, dovunque tu ti possa trovare, nel più miserabile dei bar di periferia a bere uno schifoso caffè, o al ristorante più lussuoso a tentare di capire quale strana brodaglia tu stia ingoiando o di un negozio qualsiasi per comprare la cosa più inutile in questa terra, tanto che ho finito per credere che si parli di affari in chiesa, dove si dice che si vada per raccogliersi sui propri peccati o sulle proprie disperazioni. Lasciamo stare… Questo pomeriggio, poi, ho anche un appuntamento con il capo redattore del giornale… dal quale ho già ricevuto per telefono una lavata di testa, poiché gli avevo promesso una nota… da Cortina e non gli ho mandato niente. Chissà perché lui i servizi giornalistici li chiama note… Forse, deve avere ereditato la parola dal padre, un impiegatuccio di banca di provincia…

Ermanno (ironicamente) Poco male! Prima o dopo ti licenzierà. Poi… che cos’hai? Sembra proprio che oggi tu sia sul tutto il mondo fa schifo. E’ forse il tuo quarto d’ora di qualunquismo?

Gianni Cos’è, stamattina ti senti euforico? Che… forse…

Ermanno Euforico, direi proprio di no. Forse, più rilassato, ma anche più immalinconito… specie per certi ricordi. I dubbi e i sospetti rendono irritabile, perché non si possiede nessuna certezza del tradimento. A un certo punto della serata mi sono detto: “Che diamine! Non posso tenermi dentro questo tarlo per chissà quanto tempo ancora! E’ bene chiarirlo.” Così, ieri sera, mentre stavamo per metterci a letto, mi sono deciso e gli ho parlato.

Gianni Cosa gli hai detto?

Ermanno Che le cose fra noi non andavano come dovevano; che lui non mi sembrava più quello dei primi giorni, quando era pieno di entusiasmo e io lo sentivo maggiormente affiatato con me; che lo vedevo distratto; che quel suo uscire di buon’ora e rientrare a tarda notte, di certo non deponevano a suo favore e che, infine, se avesse voluto, si sarebbe potuto mettere fine al nostro rapporto… sarebbe bastato che lui me lo avesse detto.

Gianni Mi spiace… direttamente e senza le sbavature del proviamo a non vederci per qualche tempo… così, tanto per vedere se… Parlargli senza i mezzi termini che possano indurlo a pensare che tu non sappia quello che dici, che, magari, vai tastoni, perché, in fondo, non sai niente… Sai, i furbi lo capiscono immediatamente. Allora, dopo, che è successo?

Ermanno Quelle mie parole devono averlo colto alla sprovvista e sorpreso parecchio. Poi, mentre s’infilava nel letto, senza riuscire a trovare una posizione che lo soddisfacesse, ha spalancato gli occhi, e mi ha chiesto se fossi uscito di senno… che vaneggiavo che se qualche volta non aveva avuto voglia di far l’amore, questo non voleva affatto dire che lui non mi volesse più bene o chissà quale altra fantasia mi fosse venuta in mente. Poi… per quanto riguardava i suoi rientri a tarda notte… non gli sembrava di aver firmato nessun contratto che lo impegnasse a rientrare cinque minuti dopo essere uscito…

Gianni Che figlio di puttana!

Ermanno Ho insistito e lui per un po’ ha continuato a negare, ma, alla fine come usano fare i furbi proprio nei casi in cui non vogliono ammettere la verità, ha concluso che se non avessi voluto credergli, non avrebbe potuto farci niente.

Gianni (seccamente come uno che sa qualcosa che non vuol dire) Che altro avrebbe potuto dire… uno che ti ha sempre mentito?

Ermanno (fissando Gianni) Ho l’impressione che tu voglia alludere… Tu… che ne sai… se e quando mi abbia mentito? Sai, forse, qualcosa che io ignoro? Perché, se è così, allora hai il dovere di riferirmela. Su… di che si tratta?

Gianni (alquanto imbarazzato) Vedi… l’avevo detto a Evagora che mi aveva pregato di non farne parola con te… Sai, lei temeva che la cosa potesse deprimerti più di quanto tu non sia già.

Ermanno Allora? Vuoi parlare? Che cos’altro potrebbe deprimermi ancora di più?

Gianni (dapprima con reticenza, poi con maggior sicurezza) A Cortina… due giorni dopo quella sera che lui era tornato tardi in albergo… Ti ricordi? La mattina dopo, tu saresti voluto andare a sciare sulle Tofane. Lui, invece, aveva insistito per andare sul Faloria. Come il solito, cedesti, senza accennare a un minimo di resistenza. Avresti voluto che mi fossi aggregato a voi. Non volli lasciare Evagora da sola e perciò rifiutai. Più tardi, verso le dieci, Evagora ed io andammo a fare quattro passi e lentamente, quasi senza accorgercene, giungemmo ai piedi della sciovia del Faloria. Evagora ebbe voglia di un bianchetto. Eravamo appena entrati nel bar che immediatamente Evagora mi fece notare, seduti uno accanto all’altro… quasi uno addosso all’altro… il tuo Ettore, dietro un tavolo discosto dall’entrata, in compagnia di un biondino in un atteggiamento che noi giudicammo inequivocabilmente… diciamo… romantico… Si guardavano negli occhi, si sorridevano e le loro mani s’incontravano spesso… sotto il tavolo… sembrava che il biondino fosse quello che avesse più ritegno. L’Evagora mi tirò per un braccio e, dimentichi del nostro bianchetto, ce ne uscimmo. Appena fuori, Evagora volle appostarsi per rivederlo. Disse che voleva una prova d’appello. Di lì a poco, li vedemmo venir fuori con gli sci in spalla. Dopo che ebbero raggiunto un gruppo di baracche, Ettore spinse il biondino in un angolo e lo baciò. Infine i due si staccarono, parlottarono un poco… forse si diedero un appuntamento… Poi, lui lo salutò con un ultimo bacio sulla guancia ed il biondino scomparve dalla nostra vista. Lui, nel frattempo, aveva raggiunto lo skilift e, coincidenza delle coincidenze, in quel momento vedemmo te scendere sull’ultimo tratto di pista.

Ermanno (con voce quasi afona) Già, prima della discesa l’avevo perso di vista. Di solito, quando andavamo a sciare insieme mi restava sempre vicino… comunque avrei potuto vederlo avanti o dietro di me. Quella mattina, però, c’eravamo appena lanciati per il pendio che lui scomparve. Arrivai giù, presi un altro gancio, risalii, ridiscesi e ancora non riuscii a vederlo. Feci tutte le corse dell’abbonamento e alla fine me lo trovai all’arrivo, ad aspettarmi o, per lo meno adesso che so ciò che mi hai detto, aveva tutta l’aria di colui che aspetta. Gli chiesi dove fosse sparito e lui mi prese in giro, dicendo che era sempre stato a due passi da me e che aveva voluto vedere se mi fossi accorto di lui. Poi non mi aveva più visto e, sicuro di potermi scorgere sulla pista, aveva continuato a salire e a scendere, finché finita la sua carta, si era fermato ad aspettarmi. Ecco… invece… cosa aveva fatto!

Gianni Mi dispiace… forse non avrei dovuto dirti niente. Evagora ed io eravamo molto incerti. Alla fine decidemmo che se si fosse potuto evitare, ne avremmo fatto a meno. Poi… sai, non è piacevole vederti dibattere fra i dubbi e le incertezze…

Ermanno (con espressione sfiduciata e mesta) Non mi dispiace che tu me lo abbia detto. Se me ne hai parlato, è stato perché fra l’Evagora, te e me esiste un rapporto leale ed è ciò che conta di più in un’amicizia. Ciò che mi dispiace, invece, è che queste cose… gli inganni, le incertezze, le bugie… non solo accadono, ma sono indice di una natura vile e sleale.

Gianni Devi lasciarlo, altrimenti rischi di invischiare la tua vita… potresti restare prigioniero di una fissazione… di un qualcosa, di un sentimento che non esiste se non nella tua immaginazione, poiché tu sei l’unico fra voi due che ama… Ascoltami, Evagora ha avuto un invito, anzi, l’editore le ha ordinato di recarsi a Oporto, in Portogallo, per un’altra presentazione del suo libro… Sempre lo stesso, che è stato tradotto… Potremmo approfittare ad accompagnarla, anche perché lei se lo aspetta. Si dice che il Portogallo sia bellissimo… forse più della Spagna. Che ne dici?

Ermanno Farò sempre male a me stesso. L’ho sempre saputo, specie da quando ho capito come sono fatto. Sono stato educato e mi sono educato a cose che mai potranno essere degradate dal comportamento stupido di un ragazzino capriccioso e sleale. Si vede che ho così un disperato bisogno di essere amato, che subito, al primo vedere, mi infiammo e a cavalcioni dell’afasia più sfrenata, fuggo a galoppo, da qualsiasi prudenza e dico a me stesso di essere felice, malgrado i vostri costanti richiami alla ragione. Sono un uomo così… così indifeso da suscitare la voglia di depredarmi anche da parte dei più imbelli? Un giovane omosessuale, che, pur di ottenere ciò che vuole, dice di amarmi, fa l’amore con me, senza tenere conto di ciò che provo, come se fossi una terra di nessuno su cui ognuno può fare ciò che vuole, senza doverne poi rispondere alla sua coscienza. Che mondo è questo? Davvero, a chi voglia raggiungere un qualsiasi tipo di successo nella vita, può essere permesso distruggere le mente e il cuore degli altri, senza che per ciò debba risponderne?


 
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