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Pagina 14 di 15 QUATTORDICESIMO QUADRO (Sono trascorsi alcuni mesi. Ermanno si è separato da Ettore. In un pomeriggio di primavera, siede con Evagora e Gianni nel giardino della villa) Ermanno Per non restare sola… adesso che tuo marito se l’è filata, potresti venire a vivere qui da me, tanto… di posto ce n’è quanto ne vuoi e poi… ormai… Evagora … siamo accomunati da un identico destino? E’ quello che vuoi dire? Gianni (ironicamente) Naturalmente! L’essere stati, tutti noi, in un modo o nell’altro, a ragione o a torto, abbandonati dai nostri amanti o, ad ogni modo, dalle persone che dicevano d’amarci, se non una bella consolazione, potrebbe per lo meno esser qualcosa che le si avvicini, come per esempio, un sostegno reciproco… tipo l’unione fa la forza! Non vi pare? Evagora Come a dire: “Non mangio quell’uva perché è acerba.” Ermanno (ad Evagora) Non ascoltarlo. Anche se ciò che dice è vero, detto da lui sembri aver meno speranza di quanto non ne abbia in realtà. In villa, c’è posto per tutti. È grande e potresti sceglierti la stanza o le stanze che vorresti… basterebbe che tu parlassi ed io te le farei metter a posto, come le desidereresti. Che ne dici? Evagora La proposta è allettante. Non lo è il pensiero di dover trasportare qui tutta la mia roba e non mi riferisco certi agli abiti, perché quelli potrei ricomprarmeli, ma alle migliaia di libri… portarli qui, sarebbe una fatica immensa. Gianni Non dovresti portarteli sulle spalle. A ciò penserebbero quelli dei traslochi. Evagora Devo pensarci e poi… Gianni Speri, forse, che lasciando aperta la gabbietta, cosicché l’uccellino possa rientrarvi, anche tuo marito possa tornare a casa magari pentito come Enrico a Canossa? Evagora (con decisione) Nient’affatto! Ciò che si è rotto, per quanto riparato, resta sempre rotto, almeno per me… per voi non saprei… Ermanno Si è fatto risentire? Evagora Solo una volta… ma, per chiedermi se avessi voluto acquistare la sua parte della nostra casa… si vede che la biondina ha voglia di svaghi e divertimenti e lui non vuole farle mancare niente… Poverina! Gianni La conosci? Evagora Credo d’averla vista un paio di volte… confusa fra l’altra gente… ai ricevimenti… alle mie premiazioni… non so più quale! Ermanno Che tipo è? Immagino giovanissima… Evagora … almeno, per quello, nel cambio non ci ha rimesso. E’ giovane e belloccia, ma… per il resto credo che si sia infognato. Gianni A quanto pare… l’infognarsi… è diventato uno sport comune, da queste parti. Evagora Sembra anche a me. Gianni Allora… perché infognato? Evagora Credo che… fra loro ci sia la differenza d’età di venticinque anni… Per quanto ne possano dire i romantici del chiaro di luna, gli aficionados dell’amore, coloro che esercitano il sentimentalismo ad oltranza… cosa che non ha niente a che fare con il vivere i propri reali sentimenti… faccia… la differenza. Certo se un ragazzo di vent’anni sposa una donna di quaranta, si può dire che per una decina d’anni, finché i suoi seni riescono a star su e non a caderle sull’ombelico, qualche ragione possa averla… Sai quanti uomini, specie in un paese come il nostro, non sposino la donna che dicono d’amare, ma le loro madri… ma, se il divario dell’età aumenta, diventa persino più probabile che in tale unione possa comunque sussistere una qualsiasi voglia di sposare la propria madre, quanto, piuttosto, quella di sposare la propria nonna e, ancor meno, che possa sussistere un qualche sentimento d’amore… quanto una voglia di dare nell’occhio, di crearsi ad ogni costo una notorietà con la stranezza della cosa… meta cui oggi molti tendono, forse per espandere il proprio immenso ego svuotato da ogni significato e, quindi, la propria idiozia. Ermanno (a Evagora, indicando Gianni) Saprai dell’avventura dei nostri teneri anni. Qualunque sia la causa, credo che noi tre si faccia un bel terzetto di delusi… anche se ho sempre sostenuto che la giusta misura in ogni cosa è l’unico mezzo che possa salvarci da ogni decadimento fisico e morale. Evagora Sì, lo so! Un terzetto… tu dici. E’ vero! Se una cosa accomuna le nostre vite, questa non può che essere la delusione d’amore, elevata da noi stessi a paradigma perfetto di causa di solitudine. Vedete, nelle controversie matrimoniali nessuno è portatore di tutta la colpa o di tutto il danno. Abitualmente una cosa dà adito all’altra, nel senso che si è tutti colpevoli… chi per un verso, chi per un altro… Gianni A me sembra un discorso banale. Ermanno Perché banale? Gianni Banale non ti va bene? Forse scontato, rende meglio l’idea? Dire che la colpa è di tutti e quindi di nessuno, significa affermare un principio così generico da non avere più senso. Accade come nella propalazione di principi scientifici che, nel percorso per giungere alla gente semplice, a causa del processo di semplificazione subito, quasi che il viaggio li abbia consunti, purtroppo, perdono di precisione… acquistando, per altro verso, l’estensibilità di una norma generica che vada bene per ognuno, per ogni cosa, dove e comunque, le cose si pongano. Ciò che voglio dire non riguarda tanto di chi sia la colpa o se uno ne abbia più dell’altra, perché, in tal caso sarebbe un risultato sportivo, tre punti ne batterebbero due, bensì, che qualunque sia la causa o le colpe di ogni partner, tutte derivano da una matrice che detta i loro singoli comportamenti… le loro abitudini mentali, i miti che sostengono la loro morale, il pathos, cioè i moti dell’animo con cui vivono le loro esperienze. Ermanno Come a dire che le diversità intellettuali, d’educazione, di abitudini, eccetera, siano la causa della non completa corresponsione ideale di un partner alle attese dell'altro? Gianni Sì, certamente! D’altronde, Socrate stabilisce un nesso di causalità fra la coscienza di ciò che è il bene e la sua attuazione, nel senso che bisogna avere coscienza di se stessi, di ciò che si é… della propria capacità critica… Evagora Potrei dirti con Fedra, se proprio vogliamo citare i classici, che: “Conosco bene il male che sto per fare, ma la ma passione è più forte della volontà ed essa è la causa dei più grandi mali per gli uomini!” Vedete? Siamo persone colte, conosciamo il teatro tragico greco… Medea, Giasone, Elettra e tanti altri, ma sappiamo anche altre cose, specie quelle che possono interessare, però, solo coloro che siano come noi, per uguali studi appassionati, per identiche abitudini mentali, per corrispondenze al gusto. La sapienza fa di noi, se non delle persone eccezionali, per lo meno, degli esseri umani capaci di dare migliori giudizi sulle cose, però, dovremmo chiederci se tutto ciò ci fa veramente vivere meglio degli altri. Ermanno Dovrebbe? Gianni Potrebbe… forse! A quanti può accadere? Noi siamo persone colte, ma siamo, allo stesso tempo, una minoranza esigua, tant’è che in questa stanza si può affermare che ce ne siano una buona percentuale. La verità è che anche noi siamo emarginati e dal disinteresse che questa nazione ha sempre nutrito per la cultura… basta osservare le contraffazioni che di essa fanno le case editrici… e per l’abbassamento intellettuale della gente che, se una volta, negli atti di tutta una vita, era sostenuta da principi che la tradizione le aveva consegnati, adesso questi le sono stati tolti e al loro posto è stata immessa un’insaziabile sete di possedere cose il cui senso viene dato loro dalla suggestione che in tal modo artificiale le nobilita, favorendone l’acquisto, la cui perpetuazione, a causa della stanchezza che subentra subito dopo lo svanire della suggestione e della percezione del vero valore delle cose acquistate, crea l’infelicità, per l’impotenza di sapersi liberare da un simile meccanismo infernale. Noi siamo fuori di questo processo, ne facciamo parte poiché la nostra stessa sopravvivenza materiale dipende proprio da quel meccanismo che agevola i rapporti economico-commerciali. Anche per noi, che vanamente possiamo vantarci di possedere più capacità di giudizio e forse anche più virtù di qualunque altra categoria di persone, quella partecipazione è una dannazione in quanto, proprio a causa di quella nostra virtù, ci rendiamo meglio conto del meccanismo e finiamo per percepire in misura maggiore quell’impotenza a liberarcene, perché, a questo si riduce, in fondo, tutta la nostra saggezza, sappiamo con certezza che mai riusciremo ad opporci alla generale organizzazione del mondo, che tutti trascende, come un tempo accadeva con gli dei o con il dio dei cristiani. Siamo colti e coscientemente emarginati, come a dire che la cultura non ci serve assolutamente a niente, né più né meno come accade a colui che possedendo il diritto di voto ed esercitandolo, crede di potere cambiare le cose, ignorando che l’eletto, una volta che si sia seduto in Parlamento, farà i suoi porci comodi, come gli aggrada e secondo i suoi interessi o secondo gli interessi di chi abbia sostenuto la sua campagna elettorale o la classe di capitalisti che comunque lo abbia sovvenzionato. Ebbene, contro tutto ciò, nessuno potrà mai farci niente.
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