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Pagina 8 di 15 OTTAVO QUADRO (Sotto il pergolato di glicine di un ristorante. Ermanno e Gianni, da soli, sono seduti a un tavolo ed hanno appena finito di mangiare. E’ una limpida e calda giornata di settembre, qualche tempo dopo il ritorno dalla Grecia). Gianni (accende una sigaretta, poi porge il pacchetto a Ermanno che lo rifiuta con un cenno) Settembre è sempre bello, qui, sui colli! Ermanno (con fare distratto) Sì, certo! Gianni Non mi sembri tanto allegro. E’ un bel po’ di giorni che ti vedo accigliato, come se l’avessi con qualcuno. Sbaglio? Ermanno Perché le relazioni umane non debbano procedere con la stessa limpidezza, la stessa discrezione che vige nei nostri rapporti… quelli fra te e me? Insomma, perché tutto non deve accadere come nella nostra amicizia? Gianni Scommetto che di questa tua depressione ha colpa un certo Ettore. Che ne dici? Ermanno Se negassi, servirebbe a qualcosa? Gianni A niente. D’altronde, potrei dirti che sei il classico struzzo che nasconde la testa nella sabbia. E’ una metafora tanto vecchia da esser diventata banale, ma rende sempre bene l’idea, come tutte le cose provate e riprovate, come il classico vecchio paio di scarpe sempre comode. Non credo che tu mentiresti mai. Non sarebbe da te, non nel tuo stile. Se una cosa in te ho sempre ammirato, è la linearità del tuo modo di pensare ed agire, scevri da ammennicoli che potrebbero confonderli, renderli opachi. Come tutte le persone oneste, sei incapace di pensar male di chicchessia, pur non essendo così ingenuo, fuori di testa, da non scartare affatto l’ipotesi dell’esistenza del male. E’ che tu, negli altri, presupponi sempre una buona fede che nessuno possa farti del male, così, quando te lo fanno, approfittando di te… della tua gentilezza, della tua continua disponibilità a soccorrere chi stia male. Forse, abitualmente i tuoi occhi guardano troppo in alto per posarsi sul terreno su cui tutti, buoni o cattivi, ma più spesso i secondi, navigano, presi solo dai propri interessi, spinti dall’egoismo, cosicché quando tu li incontri, non sai riconoscerli e… ti fregano, anche perché usano travestirsi, mostrarsi altro da quello che sono. Il tuo Ettore? Sì, è bello! Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi e noi tutti, compresa Evagora, quando ci tuffavamo nei mari greci, quando anche lui si mostrava nudo, eravamo tanto suggestionati da pensare che se, comunque, un’immagine ideale di un Apollo avessimo dovuto ricreare nella nostra mente, questa non avrebbe potuto che essere rappresentata da quel corpo nudo che si tuffava con un arco perfetto nell’azzurra trasparenza di quel mare antico. Quello spettacolo ci faceva star male, ci faceva sentire depressi, forse per la pochezza del nostro aspetto fisico o, più ancora, per la considerazione di quanto tutto, nonostante la nostra ammirazione fosse, come non mai in quella speciale occasione, deperibile. E’ così che Evagora lo descrive, trovandolo magnifico e come dice lei, il fatto di averlo portato con noi in Grecia, ha reso il viaggio esaltante come non mai, perché: (declamando) “La bellezza efebica del ragazzo ha ricreato in modo più veritiero l’atmosfera di un mondo in cui la bellezza era considerata una qualità che faceva essere prossimi agli dei, un mondo che noi tutti, ormai, non possiamo che avvertire nostalgicamente come definitivamente perduto.” Altro che Atlantide, aggiungo io! Tu stesso hai potuto vedere come gli sguardi, pieni d’ammirazione, di meraviglia per la sua bellezza, di tutti, uomini e donne, vecchi o giovani che fossero si fissassero su di lui, come se avessero voluto divorarlo, quando, poi, emergendo dalla nuotata con il corpo luccicante alla luce accecante del sole, se ne restava, forse meno inconsapevolmente di quanto osassi io stesso immaginare, sulla spiaggia immobile come una statua, a lasciarsi ammirare. Ermanno Una visione, la tua, formidabilmente edonistica, e quanto a Evagora… lei è sempre lei e nessun’altra saprebbe esprimere cose per noi indicibili. Credi che di lui… di Ettore… io sia… Gianni Innamorato? È evidente a tutti, tranne che a te. Lui ti si è presentato… Sì, lo so, è stato un caso. Quel giorno, a quella collettiva, dovevi solo fare un breve discorsetto. Dati i rapporti fra te e l’assessore, tua sorella, non avresti potuto rifiutare quell’invito. Sei entrato in quella sala e lui era li, pronto perché tu te lo prendessi sulle spalle e pensassi a lui più che se fosse stato un figlio. E’ encomiabile, ma, senza dubbio, non è moralmente… economico. Pensaci! Ermanno Credevo che nessuno se ne fosse accorto e invece lo sapevate tutti… immagino i commenti, e… Gianni Se qualcuno ce n’è stato ed era inevitabile, è corso solo fra Evagora e me, come a dire che la cosa è restata in famiglia, ma non è questo il punto. Tu ed io abbiamo passato i trent’anni, Evagora ne ha qualcuno in più, ma la differenza che c’era ieri fra un trentenne e un ventenne era molto più marcata di quella che c’è oggi fra te e lui. Non esagero se affermo che fra voi due ci sia una voragine… Ermanno Sì, questo lo capisco. Se n’é parlato fra noi in altre occasioni. Credi, forse, che, quando mi sono accorto che ormai non avevo più vie di scampo… che mi ero innamorato… non li abbia fatti tutti questi ragionamenti? Lo sai che proprio quello sulla differenza d’età è stato il primo tentativo per convincermi che sarebbe stato un pessimo affare, se avessi voluto aspettarmi, d’essere ricambiato… che lui mi confessasse di essere innamorato di me? Lo so, è preso dalla voglia smodata d’aver successo… subito e bene, l’unica preoccupazione che lui ha per il suo avvenire. Non sarebbe, allora, stato giusto che io, che mi ripetevo in modo ossessivo d’amarlo… come se tutto ciò avesse potuto darmi una maggiore possibilità di sentimento più vicino di quanto non fosse, quando mi chiedeva le cose di cui aveva bisogno… ebbene, che fossi stato io a dovere avere giudizio per lui che, essendo un ragazzo con molto talento, aveva bisogno che qualcuno se ne preoccupasse, che lo giudicasse, anche se discretamente, affinché potesse avere quella fortuna cui ad ogni modo avrebbe avuto diritto e di cui altrimenti, se fosse restato misero e solo, non avrebbe goduto? Gianni Tu non sei Mecenate che per accontentare Augusto a rendere la storia di Roma degna del prestigio acquistato dall’impero romano, chiamava Virgilio affinché componesse un poema che a quell’impero fornisse natali pari, se non maggiori, alla dignità della storia greca. Non hai nessuna di queste esigenze e, quindi, nei suoi confronti non puoi, all’improvviso, sentirti preso da un dovere impellente di consumare la tua vita per lui. Non sai neanche fino a che punto ne potrebbe essere degno. Ermanno Lo so che hai ragione da vendere, ma… Gianni … contro l’amore niente si può, con quel che segue! Ermanno Arrenditi! Fin quando sarò convinto che per me la sua vicinanza sia un dono degli dei, un privilegio, non potrò mai osare alcunché contro di lui. Questo, lo capisci? Gianni Avrei dovuto capirlo. A proposito, come mai oggi non l’ho visto a casa tua? Ermanno Qualche giorno fa, durante una strana discussione, ho tentato di fargli capire quello che provavo per lui, ma non c’è stato niente da fare… anzi, a un certo punto ha detto che ero strano e se n’è andato, aggiungendo che sarebbe tornato quando mi fosse passata, o, qualcosa di simile. Gianni Spererei per il tuo bene che perda la strada e che non sia più capace di tornare. Se ti senti tentato di dirgli, questa volta apertamente, che l’ami, distraiti, fai qualcos’altro. Non siamo alla presenza di un comune amore, diciamolo chiaro, di un amore eterosessuale, il cui fine lecito è solo il matrimonio, e anche se molti convivono, tuttavia nelle menti dei più l’idea del matrimonio, specie nelle donne, resta comunque un’immagine desiderabile anche se ormai da qualche tempo sbiadita, una specie di vecchia impronta, ormai non più portatrice di significati. Ora io non so per quale sorte avversa, cattive abitudini mentali, paure, note o incognite che siano, nevrosi, schizofrenie di varia sorte, un’unione omosessuale, se non sempre, almeno spesso, sia un terno al lotto. Forse la causa risiede nella labilità mentale dell’omosessuale stesso, dovuta alla paura di essere scoperto, che altri vengano a sapere di quella che verrebbe da questi chiamata un’unione innaturale, anche se non lo è affatto, o nella considerazione che, forse, a causa dell’inesistenza di leggi, di usi e costumi riconosciuti, di norme che reggano, per ordinarlo anche questo rapporto, troppa libertà di caccia spinga a correre come forsennati qua e là per poi trovarsi, alla fine della stagione degli amori, spompati e, soprattutto, soli come cani. Potrei consigliarti, tenuto conto di come sei fatto, della tua chiarità mentale e, prima di tutto ciò, della tua lealtà, di andarci a letto. Portatelo in viaggio sul lago di Ginevra o dovunque tu voglia, rivestilo da capo a piedi, fallo divertire e facci l’amore fino a sentirtene disgustato. Dopo, lascia che vada dove vuole, anche se ciò dovesse costarti del denaro, cosa di cui, sono sicuro, non t’importerebbe. Pensare di vivere con lui in eterno, potrebbe andarne di mezzo la tua sanità mentale, non solo, ma anche tutta l‘intera concezione della vita. In caso diverso, se proprio non riesci a togliertelo dalla testa, ti toccherà attendere che sia lui a decidersi di dichiararsi… perché omosessuale lo è, stanne certo, i ragazzi li guarda anche lui e questo l’hai notato anche tu… non stai circuendo un innocente ragazzino… è uno sveglio e furbo e sa quello che vuole…. Può darsi che la povertà aguzzi l’ingegno… e… dicevo… di decidersi a dichiararsi oppure ad andarsene, quando sarà stufo… ammesso che una simile eventualità possa sussistere. Ricordati Ginevra! E’ l’unico modo per capire se i tuoi sentimenti siano ricambiati. Chiaro? Ermanno Lo so che parli per esperienza diretta! Ricordo ancora, come ti aveva ridotto una relazione infausta. Poi, però, sei stato capace di mettere un freno alla stessa disperazione e da allora ti sei chiuso in una ferrea imperturbabilità quasi ascetica. Io non ne sarei capace. Gianni Chissà! Forse, con il mio aiuto ci potresti riuscire. Dovresti, però, volerlo almeno un po’. Ermanno Sei un buon amico… lo sei sempre stato e so, in tutta coscienza, che lo faresti. Entrambi sappiamo che quando si tratta di sentimenti è come se si scivolasse su un piano inclinato, lungo il quale non si ha possibilità alcuna di far niente per fermarsi o per mutare direzione. Gianni E’ sorprendente come uno come te, che si è sempre dichiarato ateo, quando si tratti di sentimenti, all’improvviso, sembra cadere nel pozzo dell’imprevedibilità tipica del concetto di destino, o comunque tu voglia chiamarlo, tyché o moira. Senza dubbio, quello che ti accade è sì causato da cose che sono al di fuori di te e della cui esistenza non hai colpa, ma per uno che di razionalità potrebbe dar lezioni, il rinunciarci così repentinamente e, perché no?, anche misteriosamente, riesce inspiegabile. Ermanno Può darsi! In fondo, lo hai detto tu stesso l’altro giorno: “L’amore vince ogni cosa, poiché è una forza inarrestabile cui non ci si può opporre!” Se non le parole esatte, almeno il concetto è quello. Come vedi… Gianni A patto che dopo uno sappia riprendersi. Mi dispiace vederti vittima… preda di un ragazzino idiota e furbo allo stesso tempo. Purtroppo, non vedo niente che si possa fare per te.
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