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La Torre di Babele

Pubblicazione di racconti, poesie, romanzi, video ed altre opere dell'umano ingegno.

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La forma perduta (Leo Baum) Stampa E-mail
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La forma perduta (Leo Baum)
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NONO QUADRO

(Il giorno dopo. Nel salotto di Ermanno: un piccolo ricevimento per festeggiare la vincita di un premio letterario. Il tavolo è ingombro di bottiglie di spumante, bicchieri e di vassoi di pasticcini. Sono presenti: Evagora, un suo amico, il dottor Osvaldo Legnani, medico, uomo sui cinquant’anni; Gianni; Matilde, sorella di Ermanno, di trentotto anni. Ermanno, all’aprirsi della scena, sosta dietro i vetri della finestra con un bicchiere in mano e guarda tristemente il giardino umido e gocciolante).

Matilde (sorseggiando dal bicchiere, a Evagora) E’ il terzo premio che vinci, vero?

Evagora Il quarto!

Gianni Le vendite come vanno?

Evagora Devo confessarti che mi aspettavo di più. Non so da cosa dipenda. Forse il libro era più… difficoltoso a leggere ed anche più lungo.

Matilde Si sa che col passar del tempo l’arte di una scrittrice diventa più raffinata…

Evagora Sempre che l’ispirazione la sorregga. Molti scrittori si sono inariditi subito dopo il primo libro.

Matilde Da cosa dipende? Dovrebbe essere vero il contrario.

Evagora Vedete, quando si comincia a scrivere… dico scrivere sul serio, quando si ha alle spalle uno stile, una chiarezza di vedute, una maturità del proprio lessico, del proprio modo di esprimersi, insomma, quando ne possiede tutta la capacità… voglio dire che quando s’inizia a scrivere il primo libro, ci si comporta come colui che ha il compito di scavare una grande buca e che per primo comincia a ripulire tutt’intorno dalle varie cose che glielo impedirebbero… che coprono giusto il punto dove deve scavare. Ora, chi scrive e pubblica il suo primo libro, non ha fatto altro che liberare il terreno della sua mente, la sua memoria, dalle cose che seppure interessanti, tuttavia non sono precisamente quelle che vuole, perché può accadere che egli non inizi mai a scavare e si limiti a restarsene sempre ai margini della buca e questo può durare per tutti il corso della vita. Ciò può dipendere dalla sua limitatezza culturale, dalla sua poca inventiva, dai pochi interessi sociali o politici, dalla scarsa fantasia o da quella caduca del desiderio di cui anche gli scrittori soffrono, cioè dalla mancanza di voglia di scrivere che può prendere all’improvviso e rendere uno scrittore muto. Naturalmente questa è solo una metafora più che un dato reale, perché ognuno ha il suo metodo, ma… come dicevo prima, se manca l’ispirazione, qualunque ne sia la causa, tutto va a farsi bellamente fottere, scrittura, stile, buche da scavare o terra da racimolare a ricordo della patria…

.Matilde Scusa se t’interrompo (Indicando Ermanno che resta sempre davanti alla finestra) Cos’ha? L’altro ieri è venuto da me ed era nelle stesse condizioni, ma non ho tratto un ragno dal buco… Tu ne sai qualcosa?

Evagora Conosci tuo fratello e sai com’è fatto. Ricordi quel ragazzo che gli hai presentato alla collettiva organizzata dal Pro Loco?

Matilde Chi? Ettore?

Evagora Proprio quello! Ebbene, lui se n’è innamorato. Il guaio è che l’altro, il ragazzo, credo che non voglia saperne.

Matilde Non sarà omosessuale come Ermanno.

Evagora Sono certa, invece, che lo sia. Forse… vuole vendere la propria merce a caro prezzo. A tutta prima, a vederlo ti dà l’impressione del ragazzo indifeso… ma è un rapace che nasconde gli artigli…

Matilde Secondo me… non ha l’aria di un omosessuale…

Evagora Perché, che aria hanno… che aria ha tuo fratello?

Matilde Scusa, ho detto una scemenza…

Evagora Sei sicura d’aver accettato l’omosessualità di tuo fratello?

Matilde E’ da una vita che lo sappiamo, e… ma, dimmi… di Ettore… del loro rapporto.

Evagora Gianni dice che Ettore sfrutta tuo fratello e che quando sarà certo di non poterlo più fare, lo abbandonerà.

Matilde Conosco mio fratello. Qualunque sia la cosa o la persona che lo prende, è sempre convinto che lui, per parte sua, debba dare tutto… ha sempre detto che per lui è una questione d’onestà. Il che mi è sempre parso ossessivo.

Evagora Credo che sia più una questione di lealtà che d’onestà, come lui la chiama. Ad ogni modo, hai ragione, è eccessivo. Credo che, in fondo, a me sembri essere preso da una certa smania di distruzione… come se si sentisse in colpa per chisacché. La mia è solo un’intuizione, e, in fin dei conti, potrebbe rivelarsi una falsa idea. (Entra Ettore, lo sguardo un po’ schivo e si dirige, senza salutare nessuno, subito verso Ermanno che non si è mosso dalla finestra e che, a vederlo si sorprende).

Ettore Ciao!

Ermanno Ciao! Non avevi giurato a te stesso che non saresti più venuto?

Ettore Qualunque cosa abbia detto… l’altro giorno… non poteva avere più senso di quanto possa averne oggi, se per caso… un caso disgraziato… dovessi ridirtela.

Ermanno Lascia stare! Dimmi, sei in vena di pentimenti o… di ripensamenti?

Ettore Non so proprio in che vena debba essere. Il fatto che sia qui non è sufficiente?

Ermanno Sufficiente, dici? A che cosa?

Ettore Non capisco! Che cosa vuol dire?

Ermanno Perché dovrebbe bastare che tu sia qui?

Ettore Voglio solo dire che se ci sono stati dei malintesi fra noi... se quel giorno… quel maledetto giorno… mi sono espresso male… ho detto delle cazzate… Il fatto che sia tornato, non ti sembra che sia un venire a Canossa, un riconoscere la mia colpa e, quindi, un chiederti scusa o, se preferisci, un chiederti perdono?

Ermanno Sei così furbo da ammettere colpe che non hai e che adesso t’inventi perché io ti riaccetti. Tu, quel giorno, non avevi detto assolutamente niente che avesse potuto offendermi, ma… forse, avevi intuito qualcosa in me, che non avresti voluto accettare, e sei fuggito precipitosamente, accampando la scusa che io, quel giorno, chissà di quale angoscia soffrivo! Vedi, se non agiamo a carte scoperte, è inutile stare qui a guardarci in attesa che accada qualcosa… senza che noi si faccia niente… Non avrebbe scopo!

Ettore A cosa ti riferisci?

Ermanno Vedi…

Ettore Scusami! Ho capito! Sì, l’ho capito… quel giorno!

Ermanno Perddio! Cos’è che avevi capito? Dillo una volta per sempre, di modo che diventi finalmente una cosa reale.

Ettore Che tu… m’amavi… che…

Ermanno Vedi? Adesso il tuo ritorno comincia ad avere un significato. Saprai quale, non è vero? Dimmelo!

Ettore Insomma! Se sono tornato, è chiaro che vuol solo dire che…. ricambio i tuoi sentimenti verso di me.

Ermanno Dimmi a quale tuo processo mentale debba addebitare il tuo ritorno?

Ettore Quale processo mentale?

Ermanno Avrai riflettuto prima di deciderti.

Ettore Sai, quando sono andato via, ero così arrabbiato da non capire quello che facevo. Prima avevo giurato a me stesso che mai più sarei tornato da te. In un primo tempo sarei voluto tornarmene a casa mia. Poi, però, al pensiero di vedere il viso trionfate di mia madre ho desistito…

Ermanno Dove sei andato?

Ettore Alla stazione ferroviaria. Quella è il rifugio per chi scappa da casa. Ho vagato fra i portici, i sottopassaggi, di là dei binari. Qualcuno mi ha adocchiato e mi è venuto dietro… tanto che credevo fosse un poliziotto vestito da borghese. Allora sono uscito dalla stazione e sono andato a rifugiarmi dietro un cespuglio dei giardini pubblici. Li, ero già al mio secondo giorno, ho cominciato a pensare a quanto ero stato stupido. In fondo, cos’è che avevi fatto? Avevo solo cercato di dirmi che mi amavi. Lentamente ho cominciato a riesaminare il mio comportamento verso di te, da quando ci siamo conosciuti. In tutto quel tempo non avevo fatto altro che starmene sulla difensiva, come se tu avessi voluto farmi del male. Così, ho rivisto i miei dubbi, le mie incertezze, le mie paure, ho capito che mi mancavi terribilmente… mi mancava la tua voce, sempre così calma, la tua gentilezza, le tue premure e i consigli che mi davi con cautela, sempre serbando il rispetto per le mie idee, finché ho capito che ero scappato da te per paura, paura di confessare a me stesso il mio amore per te. Sarebbe bastato che avessi accettato la cosa e tutto sarebbe andato a posto. Ti amo e sono certo che è ciò che vuoi sentirmi dire.

Ermanno Mi ami?

Ettore Te l’ho appena detto!

Ermanno Dici che mi ami, ma… non mostri alcun segno esteriore che possa convincermi delle tue parole. Senza quei segni il tuo è solo un amore a parole.

Ettore Lo so che non sarà facile recuperare la tua stima. Il tuo amore l’ho già e tu hai anche il mio.. non credere che sia solo a parole… Manda via tutti e andiamo in camera tua.

Ermanno Non ce n’é bisogno. Ce ne andremo insalutato ospite. (Escono)


 
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