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La forma perduta (Leo Baum) Stampa E-mail
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La forma perduta (Leo Baum)
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 SECONDO QUADRO

(Qualche giorno dopo. In casa d’Ermanno: nel salotto arredato con un divano, poltrone, sedie, quadri alle pareti, tappeti, cristallerie e tende alle finestre. Sono le cinque del pomeriggio seduto, oltre a lui, in salotto, Gianni, suo amico. Entra Ettore che stringe fra le mani il quadro incartato).

Ermanno (si alza e va verso Ettore, cui tende la mano) Venga, si accomodi! (Ettore gli stringe la mano e gli porge il quadretto) Ah, sì, il suo quadro! (Lo solleva e lo mostra a Gianni, dopo averlo scartato) Bello, vero? Oh, scusatemi… non vi ho presentati. (A Gianni) Ecco, costui è l’autore dell’opera, il signor Ettore Penso. (A Ettore) Lui è il mio caro amico Gianni Maier. (Ettore si avvicina a Gianni che nel frattempo si è alzato. I due si stringono la mano) Ecco, lo mettiamo qui. (Si avvicina alla parete, ne stacca un quadro, che poggia per terra ed al chiodo, restato libero, appende il quadretto d’Ettore) Adesso, non guardiamolo più. Distraiamoci e solo dopo… sarà possibile ammirarlo e scoprirne le qualità o tutto ciò che vi si voglia vedere, perché, in fondo, anche l’interpretazione fa parte dell’opera. Non credete?

Gianni Riuscirei a capirlo meglio… mi riferisco all’interpretazione… se si parlasse di un’opera musicale… non parlo certo di canzonette… di musica leggera, ma di musica sinfonica… classica. E’ l’arte che preferisco.

Ermanno (ad Ettore) Vede… lui è un musicista, ma non l’ammetterà mai! Quando glielo dico, dopo averlo sentito al piano, risponde che io di musica non ho mai capito niente. Invece di limitarsi a occuparsi d’organizzazione musicale, le assicuro che potrebbe suonare da concertista… ma non l’ha mai voluto fare, ma adesso è, purtroppo per lui, troppo tardi. Non suona solo il piano, ma ha anche studiato il flauto traverso e l’organo. Affermo che lui suona tutti questi strumenti in modo eccellente, da vero artista, ma… io… per lui, non capisco niente di musica. Prima ancora ero stato preso dalla passione per il clarinetto… conosce la musica a perfezione e potrebbe anche comporre, ma… lui… niente. Sembra che ogni tanto sia preso da… da una specie di paralisi mentale e resta molto tempo senza toccare un tasto di pianoforte… neanche a pagarlo a peso d’oro.

Gianni (interrompe, sorridendo, con un gesto Ermanno) Basta, adesso, parlare di me… anche perché mi hai fatto a pezzi. (A Ettore) Mi creda, in questi giorni, da quando l’ha conosciuta, non fa altro che parlarmi di lei: “Ettore di qua… Ettore di là… vedessi che quadro… come l’idea si sia incarnata… me ne sono innamorato appena l’ho visto e ho voluto comprarlo subito, prima che un altro me lo avesse portato via… e… poi, il pittore, vedessi che ragazzo simpatico… un po’ timido e… e… così sincero… non ancora guastato dalle adulazioni del mercato, dai farabutti che gli ronzeranno intorno, non appena avrà avuto un po’ di successo… è così simpatico… e, soprattutto, così giovane…”

Ettore (rosso in viso per l’eccitazione che le parole di Gianni gli procurano) Non saprei cosa dire… tenuto conto che non mi conoscete e che ciò che adesso vi sembra bene… potrebbe domani rivelarsi come vizioso… Credo che non convenga mai a nessuno comprare a scatola chiusa. Non si dice così?

Ermanno (a Ettore) Ha ragione… Lei è ospite in casa mia ed io non me ne preoccupo. Anzitutto, cosa posso offrirLe… da bere? Lui è come gli Inglesi, prende sempre uno sherry. Non so se il suo sia un vezzo né come faccia a berlo… è un liquore così dolciastro, che dopo il primo sorso se ne ha già abbastanza… Ciò non significa che i suoi gusti… gli altri… quelli artistici, siano sul sentimentale, sul dolciastro, perché mentirei, conoscendo quale critico severo egli sia.

Ettore Non credo che ci sia niente di male a bere uno sherry. Ognuno ha i suoi gusti, e…

Gianni Crede che sia da poco che glielo ripeto? Poi… in fatto di bevande le preferenze direi che siano… naturali secondo quello che il corpo richiede, anche se spesso, a quelle richieste, non prestiamo orecchio… perché non solo sono richieste alimentari, ma anche di altro tipo… come, per esempio, quando si è stanchi e si dovrebbe riposare, invece di continuare a lavorare.

Ermanno Interessante… il corpo che ha delle richieste cui nessuno bada, neanche la persona che quel corpo vive.

Gianni Bene! (Rivolto poi ad Ermanno) Non volevi che vedessi il quadro e che gli dessi un giusto valore? (A Ettore) In queste cose lui è di una pignoleria sconcertante… ha sempre timore di non pagare il giusto prezzo o, al contrario, di pagare eccessivamente qualcosa che valga di meno. (A Ermanno) Mentre parlavamo, ho esaminato… il quadretto e devo darti ragione… Se è un’opera prima, confesso che sono meravigliato di trovarvi già una certa maturità… maturità pittorica, s’intende… veramente fuori del comune. Se l’idea era di portare… di ricreare il ricordo di una persona cara, quelle sfumature non solo dell’incarnato, ma anche della decorazione… in fondo, si tratta di un paesaggio, forse, quello della memoria… intorno all’immagine, non fanno che rendere chiara quell’idea del tempo trascorso e della naturale corrosione… non corrosione, ma dell’affievolimento dell’immagine delle cose… delle quali la mente finisce per trattenere solo l’ombra. (Sorridendo e con tono ironicamente aulico) Insomma, le sfumature di colore non sono sbiadite per poca carica, ma per la levità cui la mano è stata guidata dal sentimento del pittore… né più né meno del modo di toccare i tasti del pianoforte, per ottenere una maggiore o minore espressività.

Ermanno Tutto ciò mi è già noto. Allora… il valore?

Gianni Tenuto conto che è un’opera piccola, credi che duecentomila lire, siano un prezzo giusto? Poi fai tu! (Dà un’occhiata al suo orologio da polso) Comunque… si è fatto tardi… devo andare.

Ermanno (nel tendergli la mano) Quand’è che ti farai vedere? Spero non dopo un paio di mesi, come l’ultima volta.

Gianni (stringe la mano d’Ermanno, poi si avvicina a stringere quella d’Ettore che è scattato in piedi) Stia attento… lui è generoso con le sue scoperte… ma, alle volte, il suo interesse potrebbe sembrare eccessivo e, quindi, non essere preso nel giusto senso e, allora, potrebbe riuscire… antipatico. Quindi, scusi, lui lo fa a fin di bene. La saluto e… complimenti per la sua arte, che, spero, anzi ne sono sicuro, col tempo maturerà. (Esce)

Ermanno (prende dal bar una bottiglia di brandy e dopo averne versato in due bicchieri, ne porge uno a Ettore che ne beve un sorso, poggiando poi il bicchiere sul tavolo) Adesso posso offrirLe finalmente da bere… così, tanto per complimentarmi con Lei… con la sua arte, come ha detto Gianni.

Ettore Grazie!

Ermanno Le pago il quadro, il doppio della valutazione di Gianni. Va bene?

Ettore Non voglio che lei lo paghi più di quello che vale… anche se sarei tentato di accettarlo, il doppio… Sa… i soldi non bastano mai…

Ermanno(si avvicina alla scrivania, trae dal cassetto il libretto degli assegni, ne compila uno e lo porge a Ettore) Ecco… lo prenda.

Ettore (prende l’assegno e lo legge) Ma…

Ermanno (insistendo) Su, su… lo prenda… ne approfitti.

Ettore (sorridendo contento) Va bene… come vuole.

Ermanno Adesso, su, venga di là, a cena.


 
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