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Maya Nella luce accecante di un sole allo zenit le pareti delle case, le strade, i muri, tutto emanava calore; e in quell’aria statica e riarsa tutti gli esseri viventi sembravano essersi nascosti chi sa dove. Ma ogni tanto impercettibili folate di vento portavano rumori lontani, un debole brusio che si sommava all’incandescente vibrazione dell’aria. Avvicinandosi sempre più alla fonte di rumore, impegnando i sensi nello sforzo di percepire una pur minima differenza, dal brusio ancora confuse venivano fuori voci indistinte, grida, poi cori che si inseguivano, si sovrapponevano, si sopraffacevano prima di disperdersi nello spazio illimitato, intorno. Un avvenimento si stava svolgendo in qual luogo, condiviso da una società; un avvenimento che divideva e infiammava gli animi, faceva gioire e panare, scatenava rabbia ed ira. Nella stessa aria riarsa, in un altro posto assolutamente silenzioso, altri avvenimenti, più insoliti, infiammavano altri animi. Il posto era un osservatorio astronomico, situato in cima ad un’arida altura che sembrava aver perso parte della propria vita vegetale ed animale nell’improbabile sforzo di raggiungere il cielo. All’interno della cupola, nell’ombra dei laboratori alcuni scienziati analizzavano febbrilmente i dati provenienti da una remota regione dello spazio. Una stella, una tra le tante di quella tranquilla regione del cielo, nell’esatto momento in cui era finita nel fuoco del telescopio aveva cominciato a cambiare colore; una variazione costante che percorreva tutte le frequenze della luce visibile. Alla luce iniziale se ne era aggiunta presto una seconda che sembrava inseguire le variazioni cromatiche della prima; poi, ancora altre. La meraviglia degli osservatori nel vedere quel piccolo pezzo di arcobaleno fu grande e, come si addice a delle menti avvezze alla ricerca, fu seguita subito dalla curiosità di capire. Un bimbo che vede per la prima volta l’arcobaleno si meraviglia, resta a guardarlo attonito; gioisce dell’insolita visione e subito, chiedendosi che cos’è, la fa propria magari disegnandola, giocando con essa come con una nuova amica. Questo stesso spirito aveva pervaso le menti degli scienziati nell’osservare le luci cangianti di quella stella.Sala delle riunioni dell’osservatorio: intorno al lungo tavolo sono seduti il professor Olof Gaarder, astrofisico e direttore dell’osservatorio, con alcuni dei suoi collaboratori più fidati, e due ospiti: Ramanujan Yesudian, brillante matematico indiano, e Peter Mc. Fulan, funzionario governativo e man in black del Presidente. Gaarder: ”Bene signori, sarete tutti d’accordo nel definire questa situazione a dir poco unica. E’ ormai certo che ci troviamo di fronte ad un segnale inviato volontariamente da qualcuno, o da qualcosa, da una stella lontana da noi due miliardi di anni luce nella galassia di Andromeda. Forse, per la prima volta nella storia dell’umanità, siamo stati contattati da intelligenze extraterrestri. Per ora non sappiamo quali informazioni può contenere il segnale e qual è il codice per accedervi. Possiamo dedurre soltanto che il mittente del messaggio possiede le conoscenze per mandare un segnale usando le onde elettromagnetiche, e quindi il tipo di civiltà in cui vive ha raggiunto per lo meno l’equivalente del nostro sviluppo tecnologico. Da tali premesse ci aspettiamo che il codice usato sia di tipo matematico e, quindi, stiamo cercando di individuare nelle variazioni di frequenza delle sorgenti di luce dei valori che corrispondano a costanti fisiche e matematiche a noi note e che, si suppone, debbano essere note a tutte le civiltà nel nostro livello di sviluppo. In questo lavoro di ricerca verremo affiancati dal professor Yesudian e dagli scienziati del S.E.T.I. che io stesso ho contattato. Un loro ricercatore, il professor Summer, ci raggiungerà tra poco.E’ della massima importanza che di tutto ciò che sta succedendo e verrà scoperto non trapeli niente all’esterno dei nostri laboratori. Il funzionario Mc. Fulan è qui per tenere costantemente informato il Presidente. Lascio a lui la parola. Grazie.” Mc. Fulan indossa un completo blu scuro, camicia bianca, cravatta di un azzurro elettrico, scarpe nere tirate a lucido; appuntato sulla giacca porta un piccolo distintivo governativo: ”Sarò breve. Il Presidente vi chiede di mantenere la massima riservatezza perché ritiene che la notizia di un contatto con forme di intelligenza aliena possa scatenare fenomeni di panico nella popolazione e conseguenti situazioni di ingovernabilità. La perdita di certezze, di punti di riferimento, conseguente a cambiamenti troppo rapidi può essere molto pericolosa.Il Presidente ve lo ordina! E’ in gioco la sicurezza del nostro paese. Il generale Gullin sta per arrivare e assumerà il comando dell’operazione. Se ci sarà un contatto dovremo essere i primi. E i soli! Avremo da giocarci un ruolo importante....” Mc. Fulan viene interrotto dall’ingresso un po’ rumoroso del professor David Summer che, non vedente, urta violentemente contro la porta di ingesso della sala riunioni, spalancandola di colpo: ”Chiedo scusa per il mio ingresso, ma non vedevo letteralmente l’ora di unirmi a voi.” E rimanendo fermo sulla soglia della porta fa un ampio sorriso, scoprendo dei denti bianchissimi che contrastano con il nero dei suoi occhiali e richiamano il bianco del bastone con cui si aiuta. E’ vestito con una camicia Hawaiana, un pantalone color panna, calza dei sandali e porta a tracolla un’ampia sacca di tela.Per un attimo i presenti, sorpresi, lo guardano senza agire; poi Gaarder rompe il silenzio: ”Ben arrivato professor Summer, la stavamo aspettando. Siamo felici che lei sia dei nostri.” Yesudian gli corre incontro, lo abbraccia e lo accompagna a sedere.Mc. Fulan impassibile, aspetta che tutti si siano scambiati un breve saluto e che siano seduti, riprende a parlare: ”....Il Presidente si aspetta da voi il massimo impegno. Stiamo scrivendo la storia! Buon lavoro.” Nell’ampia sala, allestita per l’occasione, decine di computer analizzano i dati captati dal telescopio; gli scienziati lavorano alacremente in un’atmosfera resa elettrica dalla novità.Gaarder controlla costantemente il lavoro dei propri assistenti, e quando nella sala entre il generale Gullin, preceduto dalle sue guardie, lo accompagna alle varie postazioni di lavoro, e presentandogli gli scienziati, gli illustra le attività in corso. Gullin annuisce un pò distrattamente e prima di andare via, rivolgendosi al direttore, conclude: ”Vi è stato affidato un compito della massima importanza per la nazione! Non ci deludete e sarete adeguatamente ricompensati.” Yesudian e Summer, un po’ in disparte, chiacchierano cordialmente tra loro; il primo osserva le registrazioni del fenomeno, le descrive al secondo, e si limitano a scambiarsi qualche commento divertito. Il comportamento dei due è visto con un misto di rimprovero e di sospetto dal rigido Mc. Fulan. Yesudian si rivolge all’amico: ”Il fenomeno ha un comportamento ciclico: inizia con una sola fonte di luce che varia in frequenza, partendo dalla frequenza minima dello spettro visibile; poi, raggiunta una determinata frequenza diventa costante e compare una seconda fonte di luce che sembra ripetere il comportamento della prima; poi una terza, e così via fino a una settima; infine, di colpo, si interrompono tutte simultaneamente. Poi, dopo un breve periodo di silenzio, ricomincia tutto daccapo.” Summer: ”Hai detto che la frequenza varia. Riesci ad individuare una legge che descriva la variazione? Per cortesia, trasforma le frequenze elettromagnetiche in frequenze sonore così che io possa ascoltarle. Sai, durante le lunghe ore passate vicino ai computer del S.E.T.I. ho sviluppato un certo senso, oserei dire estetico, per i rumori dell’universo. La mia lunga notte è costantemente popolata di fruscii, fischi modulati, ticchettii.” E ridendo: ”Sono diventati la voce del mio grande sogno: la ricerca di intelligenze extraterrestri; Serce for Extra Terrestrial Intelligence, come appunto dice il nome del progetto di cui faccio parte.” Yesudian elabora la trasformazione da segnale elettromagnetico a sonoro. Il risultato è un suono in crescendo, che rapidamente diventa più acuto.Summer ascolta attentamente, una, due, varie volte lo stesso segnale. L’inserirsi del secondo, del terzo, degli altri; l’improvviso silenzio. Summer:”Le variazioni dei suoni sono uguali, ma partono sfalsate e ognuna termina con una frequenza diversa. Che cosa le lega?" Yesudian: ”Propongo di seguire un approccio semplificato al problema: ascoltiamo una sola variazione per individuarne la legge; poi cercheremo di capire che cosa le lega.” Summer: ”Ottima idea! Ascoltiamo.” Un’unica variazione viene sentita più volte: ”La sensazione è sempre quella di una frequenza che varia con costanza.” Yesudian:”La variazione è senza dubbio costante. Ciò potrebbe indicare che è solo un modo per farsi individuare, e quindi il valore di cui tener conto, quello che contiene un’informazione, è il valore della massima frequenza raggiunta.” Summer:”Bene, forse il nostro amico lì fuori vuole inviarci grossi numeri. Grossi, per esempio, come le distanze astrali.” Dopo una pausa di riflessione è Ramanuyan che esterna una sua intuizione: ”Dici bene: grossi numeri. Ogni fonte di luce esprime un valore distinto dagli altri, e che coincide con la frequenza con cui si interrome. L’unica cosa che le lega è l’ordine in cui entrano in scena.” Summer esclama entusiasta:”Esatto!” Tutti gli sguardi dei presenti sono puntati sui due. Mc. Fulan immediatamente si avvicina a Summer e gli chiede:”C’è qualcosa che dovrei sapere?” Summer, sorridendo:”Forse. Ci dia il tempo di verificare alcune cose.” Poi rivolgendosi a Yesudian:”Misuriamo le frequenze finali e verifichiamo se c’è qualche corrispondenza con valori a noi noti come distanze astrali, periodi di rivoluzione, masse stellari o altro.” Le frequenze finali, dopo accurate misurazioni, risultano essere uguali a 4,3 Ghz la prima, corrispondente al colore rosso; 7,5 Ghz la seconda, corrispondente al colore violetto, e così di seguito per tutti e sette i colori dell’iride in una sequenza apparentemente casuale: 4,3..7,5..5,9..5,3..6,9..4,8..6,4. Tutti gli scienziati si mettono al lavoro per individuare un significato da dare a quei numeri. Molto presto però viene abbandonata l’idea che ognuno di essi significhi qualcosa singolarmente e si tenta di raggrupparli. Dopo giorni di estenuante ed infruttuoso lavoro nei laboratori comincia a circolare una certa sfiducia. All’osservatorio, intanto, è tornato il generale Gullin per fare il punto della situazione.Qualcuno arriva ad ipotizzare che il messaggio è impossibile da decifrare per gli scienziati umani perché troppo complicato, e che forse è stato inviato a qualcun’altro, e solo per caso è stato intercettato dalla terra. Mc. Fulan, sempre più spesso, guarda interdetto il viso di Gaarder, aspettandosi da lui una soluzione per uscire da quella situazione di stallo; poi, ringalluzzito dalla visita del generale :“Il Presidente si aspetta che gli comunichiamo qualche cosa di nuovo!” Nella sala nessuno osa parlare, e segue un interminabile momento di imbarazzo. Gullin visib ilmente irritato, sbotta: ”Al diavolo! Quelle maledette luci non significano un bel niente! Stiamo perdendo solo tempo!”. E rivolgendosi agli scienziati:”Vi dò un altro giorno di tempo per scoprire qualcosa! Un solo giorno!” E così dicendo esce dal laboratorio come un toro infuriato.Nessuno fiata. Solamente David Summer borbotta: ”La pazienza non è certo il suo forte.” Yesudian dando una pacca sulla spalla dell’amico commenta:”Un uomo di carattere ha un brutto carattere! Rimettiamoci al lavoro.” Le ore passano, ma l’unico risultato è un lungo numero senza nessun significato apparente: 43755953694864. Tutti lo guardano e riguardano nella speranza di trovare una nuova pista da seguire, ma niente.Yesudian:”Abbiamo un messaggio che sembra comunicarci un solo grande numero, quarantatremilasettecentocinquantacinquemilamiliardi, che a noi non fa venire niente in mente. Forse si riferisce a qualcosa che il genere umano ancora non conosce? Oppure, abbiamo trascurato qualche particolare del messaggio? O, ancora, il messaggio è incompleto?” Summer: ”Escluderei questa ultima ipotesi, considerando che il messaggio viene inviato ciclicammente, sempre uguale. Quindi non ci resta che osservare meglio!” Gaarder che fino ad allora si è limitato ad ascoltare commenta sfiduciato:”Ma il messaggio è stato analizzato decine di volte, ed è talmente chiaro che non c’è altro da cercare. E’ un segnale semplicissimo. Non c’è più nulla da vedere! Nulla da osservare!” Summer sorridendo: ”Caro dottor Gaarder, io sono abituato a non vedere nulla, e le assicuro che spesso nel nulla si possono trovare molte cose.” Yesudian balza in piedi ed euforico esclama:”Giusto! E’ nel nulla che dobbiamo cercare la parte mancante del messaggio.” Tutti lo guardano increduli, e Summer: ”Certo, amico mio, è nell’intervallo fra un invio e l’altro, nell’apparente assenza di segnale, che dobbiamo andare a vedere.” Il lavoro riprende frenetico, e questa volta l’oggetto dell’attenzione è il silenzio, la mancanza di segnale, il nulla. Varie ore dopo Gaarder fa il punto della situazione:”Bene, abbiamo analizzato attentamente il fenomeno nell’intervallo di tempo fra un segnale e l’altro. Dovrei dire, più correttamente, che abbiamo analizzato l’assenza di fenomeno. Quando non c’è emissione, le uniche cosa che ci vengono da quel pezzo di cieli sono la luce delle stelle che lo popolano e, volendo andare per il sottile, la radiazione cosmica di fondo. Abbiamo precisamente tre virgola quattordici secondi di assenza di segnale!” Nessuno commenta questo risultato che sulle prime sembra un pò deludente.Ma ad un matematico del calibro di Ramanujan Yesudian non può sfuggire un particolare della massima importanza: ”Tre virgola quattordici secondi? Tanto dura l’intervallo fra due segnali? Ma tre e quattordici, il famoso pi greco, non è un numero come gli altri. Non può essere un caso che abbiamo a che fare con esso. Sicuramente vorrà dire qualcosa.” Summer:”O.K., ora il dottor Yesudian ci farà una lezione sulle strane proprietà del pi greco.” Yesudian accetta ben volentieri l’invito rivoltogli dall’amico: ”Il pi greco è, come voi tutti ben sapete, un numero irrazionale, cioè ha una espansione delle cifre decimali nella quale non sembra esserci alcuno schema; più semplicemente, presenta una successione infinita di cifre decimali all’apparenza casuale. Infatti, le cifre del pi greco non sono casuali nel senso di una generazione casuale, ma nel senso che non hanno al loro interno sequenze ordinate. I matematici hanno studiato per secoli la sequenza del pi nella speranza di individuare un ordine nelle cifre, ma nessuno ha mai avuto successo.” Summer:”Per quello che ne sappia anche in questo momento ci sono centinaia di computers in tutto il mondo che calcolano incessantemente i decimali di pi greco. E questo perchè numeri così hanno una grande importanza in crittografia. Quanti miliardi di decimali conosciamo oggi?” Yesudian, senza riflettere più di tanto, risponde prontamente: ”Siamo arrivati a calcolare più di quarantatremila miliardi di cifre decimali.” Tutti trasaliscono, Gaarder grida ai tecnici: ”Voglio sapere esattamente il numero di cifre decimali note fino ad oggi!” La ricerca è immediata e frenetica. La risposta che compare sui monitor è stupefacente: qurantatremilasettecentocinquatacinquemiliardinovecentocinquantatremila seicentonovantaquattromilaottocentosessantaquattro cifre. Yesudian:”Buon Dio! Non può essere un caso che il numero trovato da noi mettendo in fila i valori delle frequenze del messaggio corisponda esattamente al numero di cifre decimali del pi greco note all’umanità in questo momento.” Summer:”Forse i nostri amici lì su vogliono che noi andiamo a vedere cosa succede alla serie di pi da quella cifra in poi. E’ la cosa più logica da fare. Aspettiamo che i computer di tutto il mondo sfornino altre cifre; e poi...” Viene interrotto bruscamente da Mc. Fulan che rivolgendosi a Gaarder chiede: ”Che cosa dobbiamo riferire al presidente?” Summer riprende la parola: ”...e poi, cari colleghi, interpretando in qualche modo quelle cifre avremo il messaggio.” La complessa rete planetaria di elaboratori viene immadiatamente attivata. L’attesa è densa di aspettative, e la forzata pausa all’interno dell’osservatorio viene vissuta in maniera diversa dagli scienziati: Gaarder riprende a svolgere i compiti di astrofisico; Mc. Fulan non fa nulla per nascondere la propria impazienza e osserva ogni minimo movimento all’interno della sala; Yesudian, con lo sguardo fisso nel vuoto, sembra essersi completamente estraniato dall’ambiente; Summer ascolta i rumori ed i silenzi. L’atmosfera di pacata attesa viene rotta dall’arrivo del generale Gullin che, irrompendo nella sala, esordisce con una domanda: ”Qualcuno di voi cervelloni sa spiegarmi come fanno questi maledetti alieni a sapere l’ultima cifra esatta del pi a noi nota?” Segue una pausa densa di attesa:”Forse ci spiano?” Tutti sono sorpresi e restano ammutoliti. Summer è il primo a parlare: ”Escluderei l’ipotersi che ci spiino per la semplice ragione che il messaggio, che abbiamo ricevuto ora, in realtà è partito due miliardi di anni fa. Il mistero di questa concordanza, che non sembra essere una coincidenza, resta, e nessuno di noi è in grado di fornire una spiegazione che non rischi di sembrare fantascientifica.” Yesudian, uscendo dal suo apparente estraniamento, esordisce dicendo: ”Il misurabile è irreale, il non misurabile è reale. Il tempo è una illusione della nostra mente.” Summer, ridendo: ”Anche lo spazio! Vi assicuro che lo spazio della mia mente è diverso dal vostro.” Gullin, sul punto di esplodere, agitando minacciosamente un dito in direzione dell’attonito Gaarder, esclama rabbioso: ”Voglio fatti! Solo fatti! Non so che farmene di strane teorie filosofiche.” Si gire sui tacchi ed esce dalla sala sbattendo la porta.Summer, prendendo in prestito la frase di Yesudian, commenta: ”Un uomo di carattere ha un brutto carattere!”. In poche ore di lavoro in parallelo nei laboratori dell’intero pianete vengono calcolati milioni di nuove cifre di pi. Il lavoro per comprenderne il significato può cominciare. Gaarder: ”Bene, adesso tocca a noi! Possiamo supporre di trovarci di fronte a un linguaggio che usa numeri invece che lettere; anche i nostri computer usano un linguaggio numerico di soli zero e uno, basato sul sistema binario. Dobbiamo trasformare la serie di pi, partendo dalla cifra indicata dal messaggio, in un linguaggio a noi comprensibile; ammesso che ce ne sia uno e che contenga informazioni che gli umani possano capire.” Summer: ”La nostra speranza è che le cose che non conosciamo ci vengano spiegate da loro! L’umanità potrebbe compiere un balzo in avanti senza precedenti. Migliaia di anni di scoperte gia fatte da loro forniteci su un piatto d’argento. Pensate a quante scoperte ha fatto l’umanità in poche migliaia di anni, ed a quello che sarebbe successo se ad uomini come Euclide, o Pitagore, fosse stata data la possibilità di sbirciare in una nostra enciclopedia.” Yesudian: ”In effetti per codificare un’intera enciclopedia basterebbe assegnare ad ogni simbolo contenuto in essa un numero. Se teniamo conto che i simboli utilizzati sono meno di un migliaio, si potranno usare numeri di tre cifre, associando, per esempio, alla lettere a il numero 001, alla b il numero 002, e così di seguto fino al numero 999.” Gaarder, raggiante: ”Allora, se la successione decimale di pi non ha alcuno schema ed è infinita, vuol dire che qualunque successione di cifre finite compare in qualche punto dell’espansione, e quindi, anche quella che codifica un’enciclopedia.” Summer: ”Tutto questo mi ricorda un racconto di Jorge Luis Borges dal titolo La Biblioteca di Babele. Una biblioteca infinita che raccoglie tutti i possibili libri di quattrocentodieci pagine in cui si susseguono tutte le possibili sequenze di caratteri. Ogni tanto gli uomini riescono a trovarvi delle sequenze che formano delle frasi di senso compiuto, e allora, spronati da tali scoperte, si affannano a cercare il libro che contiene la Verità in un numero infinito di libri. Ma c’è una ulteriore difficoltà. Poichè nella biblioteca ci sono tutti i possibili libri, c’è il libro della verità, ma ci sono tutte le sue possibili varianti e anche il suo opposto, e gli uomini non hanno la possibilità di distinguerli. Il fatto confortante è che il punto di inizio dell'encilopedia non lo dobbiamo cercare noi perchè ce lo hanno cortesemente indicato i nostri amici galattici, e non credo che abbiano voluto prenderci in giro mandandoci una enciclopedia che dice bugie.” Yesudian: ”Esatto, caro amico. Non ci resta che andare a sbirciare!” L’ipotesi dei due scienziati si rivela subito esatta, ed il risultato della decodifica delle prime cifre è una frase: ”In principio era il nulla! Nacque la vibrazione che creò lo spazio vuoto pervadendolo di energia.” Queste parole, pronunciate dalla voce ferma e solenne di Gaarder, rimbombano nel grande laboratorio, immerso in un silenzio pieno di attesa, e nelle menti degli scienziati frastornate da mille pensieri. Il primo a parlare è Summer: ”Per essere un’enciclopedia, partendo con la descrizione della nascita dell’universo, non si può certo dire che non abbia delle pretese.” Gaarder: ”Se è come sembra, già solo l’inizio potrebbe contenere delle informazioni di enorme importanza per la scienza. Nonostante tutti gli sforzi, ancora non conosciano nulla dei primi istanti di vita dell’universo. Certo, ci siamo spinti a qualche miliardesimo di secondo dall’inizio, ma, dell’istante zero....” Yesudian, che nel mentre non ha smesso di decrittare il messaggio, senza staccare gli occhi dalla lunga sequenza di numeri, lo interrompe: ”Penso che cio che contiene questo messaggio possa essere di enorme importanza, non solo per la scienza ma, per la visione della realtà da parte dell’intera umanità.” E leggendo la continuazione del messaggio: ”Un vuoto in cui istantaneamente si susseguono l’esserci e il non esserci, in attesa della perturbazione creatrice, madre dell’energia confinata in granuli di materia, dello spazio quadridimensionale e della vita che possa leggere tutto ciò.” Le righe di testo, ormai decrittate in automatico, si susseguono rapidamente sui monitor dei compuer inondando di informazioni gli scienziati che, ancora non completamente consci della mole di notizie di cui sono venuti in possesso, cercano di acquisire voracemente ogni dato. Come un uomo che, rimasto a digiuno per troppo tempo, si butta su una tavola finemente imbandita di ogni buon cibo, colto da un desiderio irrefrenabile non ha il tempo per assaporare la squisitezza delle pietanze, così la fame di sapere a volte non dà il tempo di riflettere sulle nuove conoscenze. E solo ad uomini speciali, capaci di vedere la realtà da attenti osservatori, mantenendo un certo distacco dagli eventi contingenti, è dato di scoprire le verità più nascoste. Summer e Yesudian, un pò in disparte, meditano in silenzio sulle prime parole del messaggio. E’ ancora Summer che per primo si rivolge all’amico: ”Questa prima descrizione della nascita dell’universo conferma a pieno le nostre teorie, che vedono all’inizio di tutto un vuoto che però è pieno di energia. E conferma pure l’ipotesi che per creare la materia è intervenuta una anomalia nella vibrazione, che fino a quel punto doveva per forza di cose essere omogenea, una danza equilibrata fra nascita e annichilimento. Un’anomalia capace di rendere concreto un universo fino ad allora in potenza. Ma poi c’è quache cosa di più: il messaggio fa subito riferimento alla presenza di esseri viventi in un universo quadridimensionale, e...” dopo un attimo di riflessione: ”...senza i quali, tutto la creazione non avrebbe avuto spettatori.” Yesudian: ”C’è un racconto del reverendo Edwin Abbott, in cui viene descritto un’immaginario mondo piatto bidimensionale, Flatlandia, in cui gli esseri viventi che lo abitano non percepiscono la terza dimensione. Gli abitanti di questo mondo sono delle figure geometriche che si muovono su un piano che per loro è l’universo. Il protagonista è un quadrato che, a un certo punto della storia, racconta il suo incontro con una sfera proveniente da Spacelandia che gli rivela l’esistenza della terza dimensione. La sfera si fa vedere passando attraverso il mondo a due dimensioni: si posa sul piano e si forma un unico punto, poi passa dentro e si forma un cerchio, la sezione della sfera, che prima si allarga e poi si restringe fino a diventare di nuovo un punto. Allora gli esseri bidimensionali intuiscono la terza dimensione mettendo insieme sezioni di questo mondo. Purtroppo per loro, però, gli abitanti di Flatlandia non potrebbero esistere perchè la geometria bidimensionale non permette la formazione di strutture, come per esempio l’apparato digerente, senza dividere inesorabilmente in due il corpo dell’abiatante. Ed ecco che le dimensioni minime di uno spazio adatto ad accogliere degli organismi funzionanti è 3.” Summer:” Infatti noi siamo esseri tridimensionali. Ma il nostro universo è a quattro dimensioni, come facciamo a vederlo?” Yesudian: ”Facciamo sezioni di questo mondo e poi le mettiamo insieme. Metterle insieme è quello che si chiama tempo, la quarta dimensione. Come diceva Einstein, il tempo non è altro che il trucco inventato dagli esseri a tre dimensioni per percepire un mondo che ne ha quattro.” Summer, ridendo: ”Quindi le cose non accadono!” Mc. Fulan, che non visto si è avvicinato ai due scienziati ed ha ascoltato la discussione, esclama: ”Allora, se non c’è distinzione fra passato e futuro, potremmo nel passato prevedere il futuro?” Yesudian, prontamente: ”Non ha senso; per Einstein non esisteva nè il passato nè il futuro.” Summer: ”L’unico degno di esistere è il presente!” Yesudian: ”E pensare che la maggior parte degli umani non è in grado di vivere il presente. Presi a rimurginare sul passato ed a progettare il proprio futuro.” Mc. Fulan, infastidito da riflessioni che, dal suo punto di vista, non hanno risvolti pratici, volta le spalle ai due e si rivolge a Gaarder: ”Come procede la decrittazione? Ci sono novità da comunicare la Presidente?” Il testo del messaggio scorre leggibile sui monitor e, vista la mole di dati già scaricata nelle memorie dei computer, qualcuno incomincia a chiedersi quanto sarà lungo il messaggio e quanta memoria sarà necessaria per conservarlo. Se l’Enciclopedia galattica, come qualcono la chiama scherzosamente, ha la pretesa di descrivere l’intera evoluzione dell’universo, allora non basterà tutta la memoria di tutti gli elaboratori del mondo per contenerla. Gaarder, conscio del problema, chiede un parere al matematico del gruppo: ”Dottor Yesudian, si potrebbe sviluppare un algoritmo sufficientemente potente per comprimere i dati del messaggio in modo da renderli memorizzabili in un calcolatore planetario?” Yesudian risponde prontamente al quesito, dando a tutti l’impressione di averli preceduti nel valutare quell’ipotesi: ”Purtroppo, dottor Gaarder, devo darle brutte notizie; l’idea di stipare l’intera descrizione dell’universo, e quindi della realtà, nella memoria di un computer non è realizzabile in alcun modo, e non solo per un fatto tecnico di costruire una memoria abbastanza capiente, ma perché l’universo, e quindi la realtà, non è e non sarà mai completamente conoscibile nella sua completezza. Un principio ed un teorema ci impongono un limite invalicabile: il principio di indeterminazione di Heisenberg ci dice che non è possibile conoscere contemporaneamente e con precisione la posizione e la velocità di una particella subatomica, e quindi, in parole povere, di descriverla completamente. Poi, il teorema di incompletezza di Godel, che è stato formulato nel mondo della logica matematica, criptico per la maggior parte dei non addetti ai lavori, afferma che per un sistema formale di regole ed assiomi è possibile arrivare a proposizioni indecidibili, usando gli assiomi dello stesso sistema formale. E questo, nell’umano sforzo di conoscere la realtà, si traduce ancora una volta nell’impossibilità di descrivere tutte le cose completamente e, cosa veramente singolare, nell’impossibilità di decidere ciò che è vero e ciò che è falso: il pazzo è l’unico a poter affermare di non essere pazzo senza paura di dire il falso.” Dopo una simile risposta nessuno ha voglia di commentare e, tanto meno, nessuno si sente di replicare. L’evidenza scientifica ha generato un senso di smarrimento negli scienziati. Per la conoscenza donataci con l’Enciclopedia galattica, quindi, non c’è speranza di essere assoluta! Tutto questo cambia anche il modo di immaginarsi i mittenti del messaggio: esseri con conoscenze e poteri illimitati prima, creature limitate, anche loro assoggettate alle inesorabili leggi universali, poi; quasi umani. Il generale Gullin irrompe nella sala: ”Voglio essere aggiornato immediatamente sui progressi fatti nell’analisi dei dati! Il tempo stringe e le altre nazioni potrebbero impossessarsi prima di noi di conoscenze utili per minacciare la nostra sicurezza! Per cominciare, l’aver messo al corrente del messaggio anche gli altri, come mi aspettavo, si sta rivelando un errore. E per finire, sarete soddisfatti nel sapere che la notizia è stata sbandierata ai quattro venti e, come prevedevo, si stanno verificando gravi disordini in tutti i paesi. La mancanza di riferimenti certi è madre dei peggiori mali!” Summer bisbigliando nell’orecchio di Yesudian: ”Questa storia dei riferimenti certi mi fa tornare in mente che la teoria della relatività di Einstein dovette superare non poche resistenze prima di essere accettata. Tutto ciò perchè rovesciava due capisaldi della scienza ottocentesca: la quiete assoluta, rappresentata dall’etere, e il tempo assoluto o universale, che si pensava tutti gli orologi misurassero. Forse tutto era relativo e non c’erano più parametri morali assoluti?” Gullin incalzante: ”E’ di qualche ora fa la notizia che ci sono gruppi di fanatici che, vestiti con tuniche segnate col simbolo del pi greco, compiono atti di teppismo seminando il terrore in ogni posto dove arrivano. In nome di una presunta conoscenza dei segreti del pi greco alcune sette predicano l’odio raziale e farneticano sull’esistenza di segni contenuti in testi sacri. C’è chi, inevitabilmente, annuncia l’imminente fine del mondo. E c’è pure chi dà la colpa di tutto ciò agli scienziati, arroganti ed impiccioni....” Segue una pausa densa di tensione; il ronzio dei computer è l’unico rumore percepibile nella sala, nessuno osa neanche respirare. Gullin riprende la frase interrotta: ”....e alcuni di loro hanno già assaltato osservatori e centri di ricerca....” Altra pausa: ”Ma voi potete stare tranquilli; ci siamo noi a difendervi. Intorno all’osservatorio abbiamo dispiegato ingenti forze in assetto di guerra pronte a respingere ogni attacco. Le informazioni a cui potremo accedere sono di fondamentale importanza. Voglio che vi concentriate sul vostro lavoro. E solo su quello.” Yesudian a bassa voce, rivolgendosi a Summer: ”Migliaia di anno fa la setta dei pitagorici credeva che l’essenza dell’universo fosse costituita di numeri, in base al motto di Pitagora “tutto è numero”. Io, invece, come pure Einstein, penso che si possa essere religiosi matematicamente solo nel senso di Spinoza: ”Dio, cioè natura”. E la penso così anche se la natura sfugge alla nostra comprensione e Dio sembra giocare a dadi.” Tutti vengono distolti dal proprio compito e dalle proprie riflessioni dall’esclamazione di un ricercatore: ”C’è qualcosa di nuovo nel messaggio! In alcune sue parti sembra rinviare a, oserei dire, capitoli successivi. Forse degli approfondimenti di argomenti già esposti. Per esempio, c’è un richiamo alla singolarità spazio-temporale all’origine dell’universo.” Summer: ”Ragazzi, ho l’impressione che fino ad ora non abbiamo ricevuto che il prologo alla descrizione dell’universo. Questo, forse, è il primo volume dell’Enciclopedia universale, e per ogni argomento in esso contenuto ci rimanda a chi sa quanti altri volumi.” Yesudian: ”Infiniti volumi!” Gaarder si affretta a descrivere lo stato dell’arte sulla conoscenza delle singolarità spazio-temporali al generale Gullin: ”Prima della rapidissima espansione successiva al big bang, tutto l’universo ere confinato in un punto dalla densità enorme, detto punto di singolarità . In queste condizioni, che sono le stesse che si trovano all’interno dei buchi neri, le leggi della fisica classica non sono più applicabili e, in particolare, il tempo sembra fermarsi. E non c’è modo di sapere che fine fanno tutte le cose che vi cadono e quali leggi sono valide dentro alla singolarità. Quindi, analogamente, non si può sapere quali leggi valevano prima del big bang e, per l’esattezza, non si può parlare neanche di un prima della nascita dell’universo. Gli unici strumenti a nostra disposizione per cercare di sbirciare all’interno di esse ci sono forniti dalla fisica dei quanti: infatti, sulla superficie dei buchi neri, il così detto orizzonte degli eventi, si verificano scambi quantistici con lo spazio circostante, e la speranza è che da questi scambi si possa arrivare ad avere informazioni sulle leggi che valgono al loro interno.” Il volume contenente la descrizione della singolarità viene individuato, trascritto e letto. Yesudian, ad alta voce, ne commenta il contenuto: ”La singolarità è descritta come un punto di densità infinita; e questo è un fatto che noi già conoscevamo. La singolarità ha una superficie di confine, che è l’orizzonte degli eventi, attraversata da scambi quantici; e questo ci era noto.” Fa una breve pausa: ”Che questi scambi potessero essere informazioni provenienti dall’interno lo avevamo intuito; ma c’è una novità: su quella superficie, quindi in uno spazio bidimensionale, sono contenute codificate le informazioni per uno spazio quadridimensionale, all’interno della singolarità. Tutto quello che è all’interno, materia, energia, leggi fisiche, esseri intelligenti, non è altro che un ologramma il cui codice è scritto sulla superficie. La novità è che l’universo, il nostro universo, è ancora contenuto all’interno della singolarità, non ne è mai uscito; e non è altro che un gigantesco ologramma a quattro dimensioni, tre spaziali ed una temporale, il cui codice è scritto sulla superficie del suo confine.” Summer: ”Allora esiste un progetto dell’universo? Che senso ha tutto ciò?” Yesudian: ”La realtà è illusione. Maya, l’illusione, nasconde la realtà e la separa in due opposti: bello e brutto, buono e cattivo, piacevole e spiacevole, conscio e inconscio, l’io e l’altro. La Realtà si evolve in una molteplicità di cose ed esseri viventi. Queste condizioni limitano l’individuo e abbassano la sua percezione a quella di un animale. La realtà è Maya, illusione....284736586946372819204938345.............. Giuseppe Fortini
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