| Poesie (Marina Pratici) |
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Proponiamo tre poesie tratte dalla raccolta "In trina di parole...e bisbigli di rose" di Marina Pratici ( Pilgrim Edizioni)
“Cammino alle tue spalle
SEI
Sei nella ruga ritorta che segna confine nel mio sguardo, nel mio labbro imbronciato che si rappacifica e distende lento. Nella mia ansia di mangiare la vita a mestolate, nel mio sbattere di porta su verità ammorbata, ideale imbrattato, valore profanato. Nella mia mano dall’unghia mandorlata, ferrea e temibile nell’atto decisivo, di velluto guantata nella carezza serale su lanuginosi sonni bambini. Nella mia destrezza a ammainar la vela nel fiutar bufera in familiari oceani, nel mio spegnermi in mattini assolati e nel mio rinascere in pomeriggi impolverati.
Sono, padre mio, somiglianza riflettente di te in giorni cangianti sfogliati sulla soglia di reincontro senza fine.
Alle mie nipoti, e a quella bambina…
E FORSE ALLORA
……e forse allora mi ringrazierai per i troppi baci che non ti ho mai dato, per l’amore sotterraneo, sulle labbra negato, con il quale ti ho innaffiata, per le poche bambole e i tanti libri che ti ho comprato, per i capelli che non ti ho legato, perché ti ho pensata libera, respiro di vento, allodola che non si spaura, capace di anticipare il ritmo del tempo, di inventare ogni istante il tuo momento, di staccarti da me, dalle mie vesti d’ombra, dai miei pensieri chiaroscuri, dal mio pesante sacco di antiche paure, di sentirti, figlia occhi di mandorla odore di confetto, solo tua.
Guida tu il tuo calesse e, se potrai, anche l’aereo, il treno, il razzo. Bussa, se dovrai, a mille porte ma non indietreggiare da certezze edificate su teste di Olympe rotolate. Disegna scafi senza timor di onde, giardini di aspidistra, ciondoli di lapislazzuli e di coralli, palazzi al sapor di casolare, mobili di ciliegio e di palissandro e partorisci, puoi farlo, mondi vergini per universi bambini. Traccia sentieri di arcobaleno su strade di fango e di polvere asfaltate, metti da sola la bandiera sulla vetta e sfila tu la spada dalla roccia. Abbatti barriere di ripetute fortificazioni, riscrivi chansons de geste al femminile , salta, gambe di lince balzo di gazzella, vola, ali di aquila palpito di rondine, su altre metà del cielo. Colora di lilla, rosa, di fior di nespolo e albicocco la brina del mattino, fodera di organza, taffettà, di riccioli di tulle e merletto, la culla di pietra della sera, e porta, se vorrai, impronta nuova nel canneto innevato. E quando sarà divelto il mio portone, figlia mani di granaio fronte di frutteto, cercami nelle nuvole, ciuffi di zucchero filato galoppo di briganti, e nelle favole diverse che ti ho insegnato, di piccole volpi in cerca di essenziale, di amazzoni su unicorni alati, di galatee senza pigmalioni, e di fate che, deposte le ali, oggi come te camminano…
A mia madre, lei sa perché…
AMO DI TE
Amo di te, le mani mai stanche con disegni di sabbia fissati dal tempo. La borsa pesante di spiccioli, Santi, di foto sbiadite di eterne bambine. Il trucco un po’ antico, di mare e corallo. L’abbraccio che sfalda i miei giorni di bruma. L’eco di fiabe incantate, arcobaleni inseguiti, lucciole vaghe, agrumati Natali. Ferma, ora, il tuo e il mio momento e cullami ancora, madre mia, scarlatta in incendiar di giorno, argentea in vagabondar di stella. Sospesa su sentieri d’infinito…
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