| La forma perduta (Leo Baum) |
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"LA FORMA PERDUTA" è un'opera teatrale che appare impeccabile e realista in certi punti, quasi elegiaca in altri, delicata nel trattare temi importanti visti ancora da molti, purtroppo, come "scottanti" (l'omosessualità, l'amore deluso, l'amore tradito, la differenza di ceto sociale, ed altro ancora). Tanto per restare nel tema (il primo quadro esordisce proprio con una mostra di pittura), l'opera di Leo Baum spazia da veloci dipinti impressionisti a dialoghi iperrealisti, a situazioni "concettuali" (quadro quattordici) in cui la cultura posseduta dai protagonisti, per un attimo, diventa quasi ostentazione, portando tuttavia ad una amara riflessione ("La sapienza fa di noi [...] per lo meno, degli esseri umani capaci di dare migliori giudizi sulle cose, però, dovremmo chiederci se tutto ciò ci fa veramente vivere meglio degli altri"). Come si conviene ad ogni opera ben congegnata ci sono anche delle "perle" quasi frivole, nate da battibecchi apparentemente triti e ritriti, rituali tra i protagonisti: "Ermanno (ironicamente) Delle passioni di qualunque tipo esse siano, neanche a parlarne. Matilde (sorridendo) Sì… no… vedi, è come se vivessi di stipendio fisso.". Lo "stipendio fisso", come appagamento dei sensi e sentimenti, punto di compromesso tra passione e sicurezza sociale, è un accostamento che si potrebbe definire geniale. Crediamo che LA FORMA PERDUTA dovrebbe essere rappresentata, portata in vita da bravi attori che ne potrebbero valorizzare i messaggi in essa contenuti. Per il momento, cari amici de la torre di Babele, potrete, qualora lo desideriate, leggere l'opera a partire dalle... prossime righe (ci scusiamo per qualche refuso che potrebbe essere sfuggito e che provvederemo a correggere di volta in volta). PRIMO QUADRO (In una tarda mattina di maggio, in un’ampia sala, all’inaugurazione di una mostra collettiva di pittura, organizzata dal Pro Loco di un Comune. Tutt’intorno, alle pareti, quadri. I visitatori affollano la sala. A metà distanza, il Sindaco, l’assessore alla cultura, Matilde Zadra, il fratello di costei, Ermanno, critico d’arte. Si è alla fine del discorso di Matilde). Matilde Che cosa posso aggiungere alle parole del sindaco? Spero che queste opere, che, vi assicuro, sia frutto della passione degli artisti che le hanno dipinte, possano trovare favorevole accoglienza presso il vostro gusto. D’altro lato, non sta a me dire del loro valore. Invece, mi preme mettere in risalto il significato che tale iniziativa pubblica rappresenta, quale occasione data agli artisti di questo paese e di tutti quelli da cui provengono gli espositori, di potersi far conoscere, di usufruire di una notorietà, anche se, spero solo per ora, ristretta alle persone dei loro parenti e amici, e a tutti coloro che, da semplici estranei qui sono spinti solo da un’altrettanto valida passione per la pittura. (Pausa) Al signor Ermanno Zadra che, oltre ad essere mio fratello, tutti conoscete quale critico d’arte e scrittore e che vi ha già illustrato le opere d’ogni artista, chiedo di concludere questa presentazione. (Applausi). Ermanno Ho poco da aggiungere a ciò che il sindaco e l’assessore hanno detto. Mi preme ringraziare la signora Matilde Zadra e darle atto della cura e della sollecitudine da lei impiegate nell’organizzare quest’esposizione d’arte della cui validità, nessuno, ne sono certo, potrà mai dubitare, dato che offre a molte persone, in cuor loro avvilite per la difficoltà di farsi conoscere, di rendere nota la loro arte e le loro opere che di quest’esposizione sono testimoni, concedendo a loro, seppur minima, una speranza di non restare sempre degli illustri sconosciuti. Si sa, lo scrittore che non pubblica… ed io ne so qualcosa… non esiste, così come il pittore che non vende. All’inizio di tutto ciò, c’è l’esigenza primaria dell’artista di conoscere il valore della propria arte. Ottenere un giudizio su di essa, trovare qualcuno del mestiere che possa dircene con cognizione di causa, ebbene vi giuro, è quasi altrettanto difficile che riuscire a vendere, magari il più piccolo dei propri quadri. Sì, certo, l’ammirazione dei parenti… ci vogliono bene e… quindi, non possono che dir bene di noi e ammirarci, così come accade con gli amici, quelli buoni, s’intende (il pubblico sorride). Non c’é dubbio, ogni artista che qui si espone, sappia il fatto suo e ciò è una garanzia per chi volesse acquistare… che altro? (Applausi). Matilde Adesso, per chi ne avesse voglia, ci si può accomodare al buffet nell’altra stanza. (Il pubblico esce lentamente; la stanza si svuota, restano Ermanno e Matilde). Ermanno(con tono ironico) Che solfa… ogni volta… tutta robaccia e non c’è neanche uno in cui possa dirsi dell’esistenza… per lo meno, di un accenno di talento… non sono neanche all’altezza dei pittori della domenica, di buona memoria… Siamo dei bugiardi! Invece di dire di loro che si diano ad altre cose, magari più utili, li riempiamo di lodi e di bugie… siamo degli ipocriti. Matilde Lascia stare, non immalinconirti al tuo solito e non essere disfattista qualcuno c’è e… poi lasciami fare, è il mio lavoro. Sai come ci tengono a queste cose i piccolo-borghesi, invidiosi della grande cultura… Ermanno Già… i piccolo-borghesi hanno altri mezzi e possibilità. Chissà, forse… in fondo… potresti anche aver ragione! Chi è questo qualcuno? Matilde Ah, sì! Nonostante il tuo pessimismo, voglio presentarti un ragazzo in cui credo… anzi, ne sono certa, è presente del talento… forse un raro talento… Ermanno Non esagerare! I rari talenti sono proprio rari, non so se rendo l’idea… Matilde La rendi, la rendi, ma… di questo ti ricrederai, quando lo avrai visto. Ermanno Vediamolo, allora! Chi è questo genio misconosciuto? Matilde (afferra per un braccio il fratello e lo spinge verso la soglia dell’altra stanza, spiandovi dentro) Eccolo! Ermanno Dov’è? Matilde E’ quel giovane laggiù… quel biondino che se ne sta tutto solo in quell’angolo… (fa un cenno al ragazzo fin quando questo la nota e viene verso i due fratelli) Eccolo! Ti presento Ettore Penso! (I due si stringono la mano). (Ad Ettore) Ecco! Questo è mio fratello Ermanno. (Al fratello) Lui è l’autore del quel quadretto… laggiù, in fondo alla sala, nell’angolo vicino alla porta. Ermanno (incuriosito) Quale? (Va verso l’angolo. Matilde fa cenno a Ettore di seguire il fratello). Matilde (uscendo dalla sala) Vado, ho da fare. Vi lascio soli, così… potrete parlare più liberamente e… Ermanno (guarda con attenzione il quadretto) Come mai ha esposto solo questo? Ettore (con fare timido) A dire il vero ho preso il primo che mi è capitato fra le mani… è quello cui sono maggiormente affezionato. Sa, ad altre mostre cui ho partecipato, non è che… abbia avuto tanto successo, anche se… Ermanno (si volge a guardarlo) … anche se? Ettore … anche se avrei potuto esporne degli altri, ma questo é… voglio dire che so quello che faccio e cosa voglio fare con la pittura… Ermanno Mia sorella pensa che lei abbia del talento, e… Ettore Invece lei pensa che non ne abbia, non è così? Ermanno Non precorra le mie intenzioni… i miei giudizi. Sì, mia sorella ha ragione… in lei c’è del talento… diciamo che il suo quadretto è fuori della normale routine pittorica dei dilettanti e le confesso che più che strano é… emozionante. Anzitutto, non è la solita pittura di farfalle, fiori… ballerine in tutù, sa, la pittura delle vedove e delle annoiate donne separate o quella delle ragazze innamorate e sentimentali, ma… d’altronde, non è che io sia un’habitué di questo tipo d’esposizioni… Ettore Parlava del mio talento… Ermanno Non credo che lei abbia tempo per sentire le mie critiche. Possiamo ritrovarci e… Ettore (impaziente) La prego, mi lasci essere franco! Sa… con i tempi che corrono… con la crisi perenne… per uno che come Lei s’interessa a uno come me, ho più tempo che vita, anzi, sono il padrone assoluto del mio tempo… ne posseggo quanto ne voglio e, quindi, ne faccio l’uso che voglio. Allora… il talento… il mio… esiste? Ermanno Beato lei che di tempo ne ha quanto ne vuole. Certo, lei vorrebbe avere meno tempo e, in compenso, più successo. Questo lo capisco… ma, sa, purtroppo ogni cosa, come, d’altronde, ogni uomo ha il suo tempo… che non è mai proprio quello di ogni persona e, quindi, il dissidio è tutto qui, tra il tempo che uno possiede e quello che possiede l’altro… l’avversario, l’amico… Non è d’accordo? (Guarda Ettore che resta in attesa della risposta alla sua domanda). Mi scusi! Alle volte sembra che io sia preso da una particolare tendenza alla dispersione, ma, le giuro, che mi accade ogni volta che provo interesse per qualcosa, o… per qualcuno, e, stavolta… credo proprio di aver esagerato. Allora… perché una sola opera? Ettore Ho esposto solo questo quadro, così… chissà, forse per un atto di scaramanzia al contrario… Ermanno (incuriosito) … per paura che gli altri lo comprassero, o… no? Ettore Non è proprio così. E’ una delle mie prime opere e pensavo che fin quando non l’avessi venduta, non avrei potuto esporre altre mie cose… Ermanno Non le pare d’essere alquanto contraddittorio? Ettore Perché contraddittorio? Ermanno Perché tutti gli artisti, specie quelli alle prime armi, sperano di vendere senza porsi impedimenti di sorta, quale può essere un atto scaramantico… in fondo anche inutile. Non mi dirà che Lei crede a queste cose? Ettore (confuso) Non ci credo, ma… Ermanno (conciliante) Sì, lo so! E’ solo una questione psicologica che, però, La danneggia. Se ne liberi! Ettore Sì, certo! Ermanno (come se si sentisse in colpa) Crede proprio che nessuno Le comprerebbe questo quadretto? Ettore (con più animo) Vede… in fondo, dal quadro non si trae che una superficiale piacevole sensazione dovuta ai colori e questo, forse… è un mio inconscio metro per misurare la capacità… di capire la pittura da parte dell’acquirente, poiché se qualcuno lo acquisterà, vorrà dire che non è un collezionista e sarebbe uno cui non venderei mai nessuna mia opera che avesse un certo valore. Ermanno (alquanto sorpreso) Cosicché… Lei ritiene che questo quadretto non sia… come dire?… perfetto? Ettore Direi che é… imperfetto, cioè, non corrisponderebbe a ciò che avevo in mente quando l’ho dipinto. In questo caso… Ermanno Qual era l’immagine… l’idea che aveva in mente… Voglio dire, che cos’è che intendeva rappresentare, dato che la sua pittura sembra essere ancora legata al figurativo… anche se di una specie… diciamo pure, diversa. Lei, in fondo, non fa che dare ragione a tutti coloro che, rifuggendo… grosso modo… dalla pittura astratta, affermano essere necessario… fare.. un passo indietro e ricominciare da capo… Sa, com’è accaduto con Hindemith, il musicista, che ha reagito alla dodecafonia e si è messo a comporre musica secondo i vecchi canoni, di certo rivisitati in senso moderno e, secondo me, ha fatto opera credibile… ma, quelle persone che, per la comprensione dell’arte moderna in generale e contemporanea in particolare, oltre a rifiutare l’arte astratta in tutta buona fede, poiché credono che l’arte debba rivolgersi a tutti, nessuno escluso e, quindi, ai ricchi come ai poveri, agli ignoranti come ai colti, si pongono il problema della comprensione di quella moderna, proprio a livello popolare, cioè, con una mancanza di possibilità di capirla… di riconoscerne i segni che il dipinto… anzi, di cui l’opera, più o meno astratta… è portatrice. Pur ammesso che questa capacità possa essere posseduta da molte persone, anche se in quantità diversa, tuttavia, altri, che in fondo costituirebbero la maggioranza, non ne possiederebbero neanche un ette. Allora che si dovrebbe fare? Lasciare che l’arte sia di pertinenza delle classi colte e, in tal modo, farne un che di riservato, di aristocratico, o, non sarebbe più giusto, invece, istituire delle scuole di educazione artistica… palestre dove, invece, di esercitare i muscoli, si eserciterebbero le facoltà mentali, quali l’intelligenza, la sensibilità? D’altro verso, tutto questo non potrebbe esser fatto dalle scuole di cui oggi disponiamo? Lei che ne dice? Oh, mi scusi! Sono caduto nella mia maniaca dispersione ancora una volta. La prego, mi dica di Lei. Ettore No, no! La prego non si scusi. Confesso che mi piace ascoltarla. Non crederà che io, poiché dipingo, riesca a parlare d’arte di continuo o, per lo meno, quanto vorrei, con tutti coloro che frequento? Direi che mi accade raramente… ecco… come oggi… con Lei… che è una persona colta. D’altronde, si vede subito, è l’acquirente ideale dei miei quadri… perché so che andrebbero a persone che conoscano il valore di quello che acquistano. Vede… uomini come Lei, resterei ad ascoltarli per ore… Lei, inoltre, non sembra dire scempiaggini o accumulare luoghi comuni… Ermanno (con più energia) I luoghi comuni! Non li disprezzi tanto, potrebbero esserLe utili… specie con coloro per i quali non valga la pena di consumare il fiato… per terminare una conversazione idiota che potrebbe anche averci dato ai nervi. Sa che Cicerone ne parla… nella sua… a quanto pare attribuita a lui… Retorica ad Herennium? Dice quando bisogna usarli, a che punto del discorso oratorio, naturalmente in dipendenza della qualità dell’uditorio e così via. Su, avanti, m’interrompa! Mi dica del quadro. Anzitutto, la figura rappresentata è una persona che conosce? Ettore Sì, certo! E’ il ritratto di una ragazzina… di mia cugina Elisabetta, con cui giocavo quando eravamo bambini. Ermanno Su, continui! Ettore Ecco… avrei voluto riprodurre… come se si fosse trattato di una realtà nascosta, quella non visibile a occhio nudo… tutta la grazia d’Elisabetta… così come la ricordavo… No! Come forse avrei voluto ricordarla. Non si dice, d’altronde, che conosciamo il mondo secondo l’idea… l’immagine che di esso abbiamo? Come vede… non volevo imitare, rappresentare un qualcosa di visibile, cercando di riprodurlo il più perfettamente possibile… Parlo dell’esattezza esteriore e non parlo della certezza interiore della rappresentata, ma della mia personale esattezza interiore, di ciò che i miei occhi hanno riportato al mio cervello. Evito a bella posta di parlare di spirito, saprebbe tanto d’angeli, demoni e spiriti malvagi e benigni e tutte le scemenze che a queste cose sono collegate… e di cosa il mio cervello abbia fatto di quell’immagine. Vede… quando sono preso dalla passione… la limpidezza formale, linguistica, alle volte, persino sintattica e grammaticale, viene meno e finisco di solito per non essere chiaro, così che ingenero negli altri il dubbio di non sapere ciò che dico. Sa, alle volte, non è facile estrapolare da se stessi un qualche pensiero… isolarlo e mostrarlo quasi come se si trattasse di una preda cacciata. Ebbene, era questo che volevo dire… proprio, s’incollasse sulla tela… non l’esattezza delle forme corporee… sì, quelle sarebbero venute da sole, perché la mano è ben esercitata… ma… ma… Ermanno Come a dire che Lei voleva rappresentare un sogno? Ettore Non un sogno… forse, una realtà che nel ricordo è diventata sogno, situazione ideale… in questo senso… Ermanno Capisco! (Si pone davanti al ritratto e lo guarda intensamente) Ha ragione! E’ proprio come dice Lei. Allora perché dice che questo quadro non corrisponde a ciò che aveva in mente? A me… sembra… accade spesso, che chi compia l’opera non riesca a vederci tutto quello che ci vedono o ci scoprono gli altri… come se tutto ciò fosse solo un risultato marginale, qualcosa che ha aderito all’idea maggiore quasi per caso. Invece, credo che quello che io ci vedo sia proprio ciò che lei non poteva sapere, pur essendoselo proposto e crede che… Guardi… è come se lei, adesso, in questo preciso istante, per mezzo delle mie parole, prendesse coscienza di una caratteristica caratteriale, di un suo problema… di una nevrosi e in tal modo riuscisse, finalmente, ad averla chiara, davanti ai suoi occhi, visibile in ogni particolare. Sì, ne sono certo! E’ così! Ettore Non so che dire… Ermanno … allora non dica niente. Ettore La prego, mi permetta di offrirLe qualcosa… un aperitivo… fuori da qui… magari in un bar qui vicino… Sa, sono contento di averla conosciuta. Ermanno Un’altra volta. (Estrae dalla tasca un portafogli e da questo un biglietto da visita che porge ad Ettore che, sorpreso, lo prende e lo legge). Ecco, prenda! L’aspetto a casa mia con il quadro per le cinque del pomeriggio… quando vuole. Discuteremo di… pittura e resterà a cena o a pranzo da me… s’intende se non avrà nient’altro da fare… se il suo tempo non sarà occupato.(Stringe la mano di Ettore ed esce). SECONDO QUADRO (Qualche giorno dopo. In casa d’Ermanno: nel salotto arredato con un divano, poltrone, sedie, quadri alle pareti, tappeti, cristallerie e tende alle finestre. Sono le cinque del pomeriggio seduto, oltre a lui, in salotto, Gianni, suo amico. Entra Ettore che stringe fra le mani il quadro incartato). Ermanno (si alza e va verso Ettore, cui tende la mano) Venga, si accomodi! (Ettore gli stringe la mano e gli porge il quadretto) Ah, sì, il suo quadro! (Lo solleva e lo mostra a Gianni, dopo averlo scartato) Bello, vero? Oh, scusatemi… non vi ho presentati. (A Gianni) Ecco, costui è l’autore dell’opera, il signor Ettore Penso. (A Ettore) Lui è il mio caro amico Gianni Maier. (Ettore si avvicina a Gianni che nel frattempo si è alzato. I due si stringono la mano) Ecco, lo mettiamo qui. (Si avvicina alla parete, ne stacca un quadro, che poggia per terra ed al chiodo, restato libero, appende il quadretto d’Ettore) Adesso, non guardiamolo più. Distraiamoci e solo dopo… sarà possibile ammirarlo e scoprirne le qualità o tutto ciò che vi si voglia vedere, perché, in fondo, anche l’interpretazione fa parte dell’opera. Non credete? Gianni Riuscirei a capirlo meglio… mi riferisco all’interpretazione… se si parlasse di un’opera musicale… non parlo certo di canzonette… di musica leggera, ma di musica sinfonica… classica. E’ l’arte che preferisco. Ermanno (ad Ettore) Vede… lui è un musicista, ma non l’ammetterà mai! Quando glielo dico, dopo averlo sentito al piano, risponde che io di musica non ho mai capito niente. Invece di limitarsi a occuparsi d’organizzazione musicale, le assicuro che potrebbe suonare da concertista… ma non l’ha mai voluto fare, ma adesso è, purtroppo per lui, troppo tardi. Non suona solo il piano, ma ha anche studiato il flauto traverso e l’organo. Affermo che lui suona tutti questi strumenti in modo eccellente, da vero artista, ma… io… per lui, non capisco niente di musica. Prima ancora ero stato preso dalla passione per il clarinetto… conosce la musica a perfezione e potrebbe anche comporre, ma… lui… niente. Sembra che ogni tanto sia preso da… da una specie di paralisi mentale e resta molto tempo senza toccare un tasto di pianoforte… neanche a pagarlo a peso d’oro. Gianni (interrompe, sorridendo, con un gesto Ermanno) Basta, adesso, parlare di me… anche perché mi hai fatto a pezzi. (A Ettore) Mi creda, in questi giorni, da quando l’ha conosciuta, non fa altro che parlarmi di lei: “Ettore di qua… Ettore di là… vedessi che quadro… come l’idea si sia incarnata… me ne sono innamorato appena l’ho visto e ho voluto comprarlo subito, prima che un altro me lo avesse portato via… e… poi, il pittore, vedessi che ragazzo simpatico… un po’ timido e… e… così sincero… non ancora guastato dalle adulazioni del mercato, dai farabutti che gli ronzeranno intorno, non appena avrà avuto un po’ di successo… è così simpatico… e, soprattutto, così giovane…” Ettore (rosso in viso per l’eccitazione che le parole di Gianni gli procurano) Non saprei cosa dire… tenuto conto che non mi conoscete e che ciò che adesso vi sembra bene… potrebbe domani rivelarsi come vizioso… Credo che non convenga mai a nessuno comprare a scatola chiusa. Non si dice così? Ermanno (a Ettore) Ha ragione… Lei è ospite in casa mia ed io non me ne preoccupo. Anzitutto, cosa posso offrirLe… da bere? Lui è come gli Inglesi, prende sempre uno sherry. Non so se il suo sia un vezzo né come faccia a berlo… è un liquore così dolciastro, che dopo il primo sorso se ne ha già abbastanza… Ciò non significa che i suoi gusti… gli altri… quelli artistici, siano sul sentimentale, sul dolciastro, perché mentirei, conoscendo quale critico severo egli sia. Ettore Non credo che ci sia niente di male a bere uno sherry. Ognuno ha i suoi gusti, e… Gianni Crede che sia da poco che glielo ripeto? Poi… in fatto di bevande le preferenze direi che siano… naturali secondo quello che il corpo richiede, anche se spesso, a quelle richieste, non prestiamo orecchio… perché non solo sono richieste alimentari, ma anche di altro tipo… come, per esempio, quando si è stanchi e si dovrebbe riposare, invece di continuare a lavorare. Ermanno Interessante… il corpo che ha delle richieste cui nessuno bada, neanche la persona che quel corpo vive. Gianni Bene! (Rivolto poi ad Ermanno) Non volevi che vedessi il quadro e che gli dessi un giusto valore? (A Ettore) In queste cose lui è di una pignoleria sconcertante… ha sempre timore di non pagare il giusto prezzo o, al contrario, di pagare eccessivamente qualcosa che valga di meno. (A Ermanno) Mentre parlavamo, ho esaminato… il quadretto e devo darti ragione… Se è un’opera prima, confesso che sono meravigliato di trovarvi già una certa maturità… maturità pittorica, s’intende… veramente fuori del comune. Se l’idea era di portare… di ricreare il ricordo di una persona cara, quelle sfumature non solo dell’incarnato, ma anche della decorazione… in fondo, si tratta di un paesaggio, forse, quello della memoria… intorno all’immagine, non fanno che rendere chiara quell’idea del tempo trascorso e della naturale corrosione… non corrosione, ma dell’affievolimento dell’immagine delle cose… delle quali la mente finisce per trattenere solo l’ombra. (Sorridendo e con tono ironicamente aulico) Insomma, le sfumature di colore non sono sbiadite per poca carica, ma per la levità cui la mano è stata guidata dal sentimento del pittore… né più né meno del modo di toccare i tasti del pianoforte, per ottenere una maggiore o minore espressività. Ermanno Tutto ciò mi è già noto. Allora… il valore? Gianni Tenuto conto che è un’opera piccola, credi che duecentomila lire, siano un prezzo giusto? Poi fai tu! (Dà un’occhiata al suo orologio da polso) Comunque… si è fatto tardi… devo andare. Ermanno (nel tendergli la mano) Quand’è che ti farai vedere? Spero non dopo un paio di mesi, come l’ultima volta. Gianni (stringe la mano d’Ermanno, poi si avvicina a stringere quella d’Ettore che è scattato in piedi) Stia attento… lui è generoso con le sue scoperte… ma, alle volte, il suo interesse potrebbe sembrare eccessivo e, quindi, non essere preso nel giusto senso e, allora, potrebbe riuscire… antipatico. Quindi, scusi, lui lo fa a fin di bene. La saluto e… complimenti per la sua arte, che, spero, anzi ne sono sicuro, col tempo maturerà. (Esce) Ermanno (prende dal bar una bottiglia di brandy e dopo averne versato in due bicchieri, ne porge uno a Ettore che ne beve un sorso, poggiando poi il bicchiere sul tavolo) Adesso posso offrirLe finalmente da bere… così, tanto per complimentarmi con Lei… con la sua arte, come ha detto Gianni. Ettore Grazie! Ermanno Le pago il quadro, il doppio della valutazione di Gianni. Va bene? Ettore Non voglio che lei lo paghi più di quello che vale… anche se sarei tentato di accettarlo, il doppio… Sa… i soldi non bastano mai… Ermanno(si avvicina alla scrivania, trae dal cassetto il libretto degli assegni, ne compila uno e lo porge a Ettore) Ecco… lo prenda. Ettore (prende l’assegno e lo legge) Ma… Ermanno (insistendo) Su, su… lo prenda… ne approfitti. Ettore (sorridendo contento) Va bene… come vuole. Ermanno Adesso, su, venga di là, a cena. TERZO QUADRO (Nella cucina della casa d’Ettore. E’ mattina. Ettore finisce di fare colazione. La sorella Elide siede allo stesso tavolo, mentre la loro madre si muove fra la il tavolo ed i fornelli, alle loro spalle). Madre(ad Ettore) A che ora sei rientrato ieri sera? Ettore Non lo so! Credo a mezzanotte. (Poi, con tono ironico, ma non cattivo) Cos’é… preoccupazione materna che i pulcini non siano tutti casa alla stessa ora? Madre Anche se fosse, che ci sarebbe di strano? In fondo, sono sempre tua madre e… Elide(alla madre) Ti prego, adesso non cominciamo con la solita lagna! (Bonariamente ironica) Lo sappiamo che sei nostra madre ed anche se non l’avessimo saputo, ormai sono tanti anni che ce lo ripeti, che, a meno d’essere sordi, siamo stati costretti a capirlo. (Con tono più serio, ma comprensivo) Convinciti, ormai ognuno di noi ha la sua vita e, quindi, ha le sue cose da fare, i suoi… Ettore Se la smetteste tutte e due, ho qualcosa da dirvi.(Le due donne lo guardano curiose, ma Ettore indugia). Madre Allora? Elide Di che si tratta? Ettore Ieri, all’esposizione, ho conosciuto uno che forse… forse mi farà fare strada… nella pittura. Madre (con tono deluso) Ah! Ettore E’ tutto quello che sai dire? (Guarda Elide, come a chiederle soccorso contro l’indifferenza della madre) Elide Ma sì, mamma! Credo che sia un’ottima cosa, ammesso che sia vero. Capisci benissimo quanto oggi sia difficile sfondare in qualunque arte uno operi. Se poi trova qualcuno che… (verso Ettore) E’ uno dell’ambiente? Insomma, è uno che può o che promette senza poi mantenere? Ettore Credo proprio che sia uno che non solo è dell’ambiente, ma che può mantenere ciò che promette. Non è uno sfaccendato qualsiasi, o un millantatore che ronzi intorno alle sale d’esposizione. Vedessi in che casa abita! Si vede che è uno pieno di soldi e, poi, da come parla, capisci subito che è una persona colta… e… anche simpatica… (Estrae il portafogli, prende l’assegno d’Ermanno che sventola in alto) Ecco, quattrocentomila lire! Lui ha comprato un mio quadro. Madre Arrivano a puntino, giusto i soldi per pagare le bollette di questo mese. (Ettore le porge l’assegno che lei prende e infila, dopo avergli dato un’occhiata, nella tasca del grembiule). Elide Quale quadro ha comprato? Ettore Quello che stimavo meno e che conteneva, a sentir lui, aspetti della mia pittura che io mai mi ero sognato di vedervi. Madre Che significa? Elide Che il quadro gli è piaciuto, mamma! Allora, qual è quello che ha comprato questo… Mecenate? Ettore Il ritratto di Elisabetta. Madre Quando glielo hai fatto il ritratto all’Elisabetta? Non ho mai visto che posasse… Elide Anche perché è morta, mamma! Sono curiosa anch’io… come hai fatto per ritrarla… da una fotografia? Ettore (come se non avesse sentito le due donne e con tono sorpreso scopre in sé cose mai pensate prima) Già! Non mi sono reso conto… ha proprio ragione lui… Ho fatto un lavoraccio per dipingere quel ritratto, perché, se non lo sapete, non ho dipinto Elisabetta adulta, ma la ragazzina di ieri, quando aveva dodici anni… Elide Come hai fatto… a memoria? Ettore Con la memoria, sì… e con una fotografia dell’epoca. (Con tono più intimo, poiché confessa qualcosa a se stesso, ne prende coscienza). Ecco… forse, l’aver usato la fotografia, mi ha fatto stimare meno il quadro… Insomma, avevo sempre creduto di averne eseguito una mera copia, dato che non avrei più potuto dipingerla dal vivo. Sì, è proprio così! Madre (slacciandosi il grembiule ed estraendone l’assegno) Ve bene, ragazzi. Devo andare in ufficio. Rimettete in ordine, prima di uscire, mi raccomando.(Esce). Elide (si alza e raccolte le stoviglie dal tavolo, le deposita nel lavandino). Allora, il tipo è davvero quello che dici? Si occuperà sul serio di te? Te l’ha promesso? Ettore Non mi è sembrato un pagliaccio. Poi… mi sembrava così sinceramente entusiasta… del quadro di Elisabetta, che mi sembra difficile immaginare che fingesse. A che pro, poi? Insomma, dovrebbe essere un attore nato per potermi far credere una cosa per un’altra. Elide Perché, poi, sei rientrato così tardi? Ettore Perché mi ha invitato a cena… abbiamo parlato sempre di me, lui ha voluto che gli dicessi della mia famiglia, della mia pittura… lui faceva le domande ed io rispondevo e così le ore sono passate. Vedessi che casa! Elide Bella? Ettore (con tono entusiasta) E’ la casa che vorrei possedere, una volta che fossi riuscito a sfondare in qualche modo. Vedessi… è un’antica villa, non di quelle grandi… dei nobili veneziani settecenteschi. La costruzione è più recente. Lui mi ha detto che risale alla fine dell’ottocento. L’arredamento poi… quello è tutto ciò che si vorrebbe per la propria casa… mobili, suppellettili, porcellane, vetri e quadri e tappeti e lampadari di Murano, preziosissimi… sono certo che tu resteresti a bocca aperta. Simili spettacoli li abbiamo visti solo al cinema. Elide (ironicamente) Non ti ho mai visto così… così entusiasta. Il tipo… deve essere un uomo eccezionale, per farti andare così fuori di te stesso, come se fossi un invasato. Tu non ti vedi… ma sei uno spettacolo. Ettore (con tono più discreto) Smettila di prendermi in giro! Insomma… per tutto l’anno si ha a che fare con persone idiote, con le quali non riesci a scambiare una frase che abbia anche un minimo senso. Poi, all’improvviso, incontri uno, ci parli e, come un miracolo, immediatamente capisci che quello che dici, non solo suscita l’interesse dell’altro, ma anche che costui sembra sapere di te più cose di quanto tu possa immaginare pur non conoscendoti, tanto sembra indovinare i tuoi pensieri, i tuoi desideri. E’ una strana sensazione… davvero strana. Per capirla, bisognerebbe viverla e poi vedresti se non saresti entusiasta. Chi non lo sarebbe al posto mio? Forse neanche tu, che ti mostri tanto scettica. Elide Non mi sembra di aver detto niente che… o d’aver espresso dello scetticismo su quanto tu ci hai detto. Sono contenta per te, ma… la mamma non lo sarà altrettanto. Sai come lei ci tenga a che tu ti laurei, anche se d’esami è un bel po’ che non ne dai… ma… comunque… sai, la speranza che un giorno… mantiene in vita quel suo proposito. Devi capirla! Ettore Certo che la capisco! L’università! Me n’ero completamente dimenticato. Figurati che neanche a lui ne ho parlato. Elide (ironica) Forse perché non te l’ha chiesto. Ettore Non credo che, in fondo, il saperlo avesse potuto interessarlo più di tanto. Quello che gli importava in quel momento era il mio quadro, oltre ad essere preso dall’entusiasmo per aver scoperto in me un nuovo pittore. Elide (sempre ironica) Insomma, puoi ben dire che è stato un giorno fortunato. Che cosa farai adesso? Ettore Più che mai mi darò alla pittura. Dipingerò quadri a non finire. Sento che l’ispirazione non mi manca e ho mille idee che mi si affollano nella mente. Tu non immagini quanto io possa essere… eccitato… e… Elide (con tono più serio) Te lo chiedo di nuovo. L’università? Che farai? Sai la mamma quanto ci tiene che tu la frequenti e ti laurei. Ettore (con tono svagato) L’università? Che vuoi che sia… in confronto al successo che avrei se… Ermanno… Elide Si chiama Ermanno? Ettore (leggermente spazientito) Ma sì… si chiama Ermanno… Elide Com’è fisicamente? E’ un bell’uomo. È vecchio… quanti anni ha? Ettore Che cosa… chi? Ermanno? Non è vecchio… almeno non lui… penso che avrà trentacinque anni… più o meno e poi veste molto bene… elegantemente. E’ uno di quegli uomini che, addosso, non avrà mai niente fuori posto. QUARTO QUADRO (E’ trascorso poco meno di un mese. In giardino: un tavolino, delle poltrone in vimini; sul tavolino una caraffa di limonata e dei bicchieri. Si è in giugno. Ettore è divenuto un abituale frequentatore della villa d’Ermanno. Gianni, amico intimo d’Ermanno, compare in quel pomeriggio estivo nel giardino della villa, dove Ermanno siede da solo a leggere). Ermanno (sorpreso e contento di vedere Gianni) Ciao, emigrante! Ti pensavo, proprio in questo momento… con ciò non vorrei averti evocato e strappato a ciò che facevi … o alla compagnia delle persone che erano con te… Sai, proprio come accade nei cartoni animati… la maga… come si chiama?… strappa, anzi, evoca il suo schiavetto lontano, facendolo comparire improvvisamente davanti a lei e strappandolo alla fatina buona che voleva salvarlo. Scherzo! Come stai e, soprattutto, dove sei stato e cos’hai fatto dall’ultima volta? Gianni (siede su una poltrona di vimini e si serve della limonata) Sono appena tornato ieri da Parigi. Ermanno (sorpreso) A Parigi? Perché, cosa ci facevi? Gianni Ci sono andato per conto del Music Reporter per intervistare Julian Foster Menonville… il pianista, e dopo aver mandato, tramite fax, il servizio, sono restato a Parigi e mi sono goduto la città. Ermanno Parigi! Ci sono stato dieci anni fa… con te. Te ne ricordi? Allora eravamo… Gianni Ti prego, lascia stare cosa eravamo in quegli anni. Ormai sono trascorsi e ciò che è stato, è stato… e… poi, rivangare non vale mai la pena. Te lo assicuro! C’è gente che, emigrata all’estero, per decine d’anni si ammazza di lavoro, con la segreta speranza che un giorno o l’altro, quando avrà messo da parte abbastanza denaro per una casetta, di tornarsene al paesello natio. Quando, finalmente, il sogno si avvera, dà un addio al paese che in quei dieci anni l’ha ospitato e parte per il paesello, credendo di riprendere le cose, se non di ritrovarle, così come le aveva lasciate. Passata la prima gioia del ritorno, si accorge lentamente che ciò che vede non è ciò che aveva sognato e, infine, capisce che quel ritorno non è stato che l’arrivo in un posto che è altrettanto straniero come lo era stato quello che l’aveva ospitato e che gli aveva dato da lavorare. Sai? Di solito non si ha quasi mai una seconda chance nella vita. Ermanno Va bene! Ho capito l’antifona. In fondo, non era di questo che volevo parlarti, ma solo ricordarti della predica che mi facesti allora a Parigi, a proposito del modo di visitare e conoscere una città. Gianni Non ricordo. Ermanno Avrei voluto visitare tutti quei posti, quei palazzi dov’erano accaduti dei fatti straordinari, degli episodi della storia di Francia e di cui avevo letto nei libri di storia e nei romanzi di Balzac, di Zola e di tanti altri. Gianni Sì, adesso mi ricordo… ti dicevo che se veramente si fosse voluta conoscere una città, era nei sobborghi di essa che si sarebbe dovuto andare e lì vedere con i propri occhi le cose così come sono nella realtà, unico modo per cogliere l’immagine più autentica del suo modo di vivere, della gente che vi abita. Ermanno Questo nostro modo di vedere le cose, è quello che ci ha sempre distinto e che, ti sfido a negarlo, in fondo, ci tiene uniti. Forse uno ha bisogno dell’altro, poiché solo così riesce ad avere un’idea più esatta delle cose… è come se io ne vedessi una faccia e tu quell’opposta… insieme diano un senso più completo alle cose… come a dire che siamo complementari, ma non uguali. Ci, vi, di, come volevasi dimostrare. Ad ogni modo… quel viaggio a Parigi… Gianni Te l’ho già chiesto: niente riesumazioni. Non hanno senso. Ermanno Va bene! Non ne parlerò. Allora, parliamo d’altro. E’ piaciuta al tuo capo l’intervista col pianista? Gianni Suppongo di sì. Ancora non ho parlato con lui. Lui pretenderebbe che sfornassi un servizio dietro l’altro, come se fossi un distributore di gettoni. Non riesce a capire che non sono un elencatore di domande già preparate da presentare all’intervistando e delle risposte stereotipate che costui mi dà, né, che so, un elencatore di notizie, come, in fondo, è ogni giornalista, e che colui che devo intervistare è un pianista di classe, un genio dell’interpretazione, un filologo dei pezzi che suona e non uno strimpellatore rock, le domande che devo fargli devono nascere non solo da una mia necessità di riempire le pagine con cose più o meno curiose, magari scadendo di gusto con lo scendere in particolari intimi che niente hanno a che fare con l’arte professata, ma esse devono sgorgare dal pianista stesso, insomma… che emanino… da lui, devono correre a me… non so se sono stato chiaro… Ogni brano che suona, il modo con cui lo fa, lo stile de da tutto ciò scaturisce e con cui l’esprime e l’interpreta, sono tutte accidentalità… nel senso di cose che accadono… che fanno sorgere in me domande, voglia di chiarificazione e di spiegazione, per capire, per saperne di più su di lui, il pianista, sulle opere che suona. So che bisogna procedere con le domande come se si trattasse di un interrogatorio penale. Un pianista celebre è sempre un innovatore, come lo è ogni compositore che meriti tal nome. Quindi, se domande devo rivolgergli, è solo per capire quanto grande sia la sua innovazione e quanto diversa la sua arte interpretativa. Poi… me ne ricordo ancora… lo dicesti tu stesso che, in pittura, un’opera ha anche a che fare con l’interpretazione di coloro che la guardano… Me lo dicesti… qualche mese fa, quando comprasti il quadro di quel ragazzo… come si chiamava? Ermanno Ettore! Gianni Sì, certo… scusami, non lo ricordavo più. Questo, forse vuol dire che… Ermanno Vuol proprio dire ciò che stai pensando. Lui frequenta questa casa a ogni ora, mi sottopone le sue idee, i suoi quadri, i suoi disegni, mi chiede consigli su ogni cosa. Insomma, parla continuamente con me. Vuol sapere tutto della pittura e di me e lui mi dice tutto di sé, della sua famiglia, del padre morto quando aveva sei anni, di sua madre, impiegata al Comune, della sorella ventitreenne che lavora presso lo studio di un avvocato, di lui che è iscritto a legge perché é il sogno di sua madre che si laurei e che intraprenda una libera professione, di modo che non dipenda più da nessuno, e, soprattutto, che riesca a guadagnare tanto da non avere più preoccupazioni economiche di sorta. E’ eccitato e mi eccita. Mi ha fatto promettere che parlerò con l’Evagora, non appena sarà tornata in città, purché lui, nel frattempo, dipingesse a più non posso, sotto la mia guida e supervisione, in modo da potergli fare organizzare, fra qualche anno, una mostra personale più importante di quella del Pro Loco… però, quando, per poterlo seguire meglio, gli ho proposto di venirsene da me, gli avrei offerto le stanze dell’ala sud, quelle più luminose… lui non ne ha voluto sapere… sai, per via della madre… almeno per adesso… Gianni Eh!… dimmi, con quali parole ha rifiutato la tua offerta? Voglio le precise parole. Su coraggio! Ermanno (insospettito) Perché, a cosa ti serve conoscere le precise parole? Vediamo… gli avevo detto… anzi, gli avevo chiesto perché non venisse a stare da me; in villa c’erano due stanze libere e sarebbero state l’ideale per un pittore. Lui mi ha guardato con sorpresa. Ha balbettato, evidentemente da imbarazzato e poi mi ha risposto, due punti, aprire virgolette: “La ringrazio, ma sa dottore…! Mi chiama ancora dottore, malgrado lo abbia pregato di darmi del tu, come faccio con lui, ma… lui… si vede che non si sente ancora sicuro. Poi ha detto che mi ringraziava, che non avrebbe voluto pesare su di me, in fondo, per me lui era solo una persona estranea e per quanto avessi potuto essere gentile, non potevo e non avrebbe voluto pretendere più di quello che… già… gli davo con i consigli, con il fare acquistare i suoi quadri dai miei amici e dai miei parenti. Mi ringraziava e sperava che il suo rifiuto non mi avesse mal disposto verso di lui, non c’è nient’altro. Carino, vero? Soprattutto pieno di premure. Gianni Sembra un ragazzo ben educato e discreto. A proposito, quanti anni ha questo genio? Ermanno Diciannove. Gianni (con un tono ora serio ora ironico) Ne avrà anche diciannove, ma da come ne parli, ne dimostra quindici. Sembra che l’insolenza di quest’apparente età, ti affascini. Non puoi negarlo! Tornando… a bomba… credo che le sue parole… quelle che ha usato per rifiutare il tuo cortese invito… siano parole furbette. Ermanno (sorpreso) Furbette? Che vuoi dire? Gianni Che sono parole che non dicono quello che sembrano voler dire. Ecco, se non stupido… un addormentato, deve aver capito che tu sei la sua vera carta vincente e… quindi… quella sua risposta non può che essere furba. Verrebbe da te di corsa, scapperebbe perfino nudo da casa sua, tanto sarebbe sicuro che tu subito lo ricopriresti. E’, però, un ragazzo prudente e sa, forse per istinto, che la cosa, il venire a vivere con te, dovrebbe venire da sé, con naturalezza e, quindi… Ermanno Scusa, tutto ciò, invece, non deporrebbe a suo favore? Gianni No, se fanno parte di un suo piano. Ermanno Se di un piano trattasi, ebbene, non credo che sia capace di forgiarne uno così raffinato. Si vedrà alla lunga. Ad ogni modo, sono sicuro che un suo rifiuto discenda… sai quanto i giovani siano insofferenti e, di conseguenza, ha creduto di capire che la mia proposta lo avrebbe fatto sentire… avrebbe di fatto limitato la sua libertà. Gianni Se ci rifletti bene, vedrai che il suo non è per niente un rifiuto. Infatti, non ti ha detto chiaro e tondo: “Caro dottore, io, da lei, a vivere, non ci verrò mai. Se lo metta bene in testa.” Invece, credo che abbia voluto prendere tempo, senza, contemporaneamente, perdere, per lo meno, la speranza che tu rappresenti per lui… la speranza con tutti i vantaggi che le sono collegati, cioè, tutto ciò che tu puoi dargli, ivi comprese tutte le porte che puoi aprirgli, le occasioni che puoi creargli… Ermanno Dio mio, sembra il ritratto di un ricattatore o, per lo meno, di un rapinatore… di uno che abusi della fiducia dell’altro… dei suoi sentimenti… Gianni Non parlare di sentimenti! Potrebbe sembrare che tu sia invischiato in un… non so come definirla… un’avventura? Sì, proprio… in un’avventura, che più che tale non può essere… questa storia… molto più profondamente di quanto non sappia del tuo atteggiamento. Ermanno So a cosa alludi, ma… ti sbagli! Credimi! Mai m’ingolferei in una situazione che potrebbe essere senza uscita. In me stesso non vedo i prodromi, né i segnali o le caratteristiche di una qualcosa che crescendo potrebbe portarmi chissà dove. E, poi, credi che non sia capace di dominare un tale stato di cose… ammesso che si avverasse? Gianni Ti prego, non fraintendermi. Noi ci conosciamo da alcuni anni e credo, anzi, sono certo, che nessuno di noi possa dire di avere segreti per l’altro. Che, forse, non è vero? Ermanno Che cosa vuoi dire? Gianni Voglio dire che tu devi interrogare te stesso, per sapere se tutto ciò che fai per lui, non abbia un’origine diversa dal neutrale interesse intellettuale che tu affetti di provare. Dio mio, come sono ampolloso! Insomma, domandati se, per caso, questa tua neutralità non sia, invece, una tua ambiziosa mira nascosta, che tu non abbia perso la testa per questo coso… Porca miseria, non ricordo mai come si chiama… Ermanno (con tono risentito) Ettore! Si chiama Ettore! Gianni Sì, Ettore! Credo che tu abbia capito ciò che intendevo dirti. Ermanno Stai tranquillo. Ho capito. Dovrei essere un bel testone per cascarci di nuovo. Non ti pare? QUINTO QUADRO (Ancora nel giardino d’Ermanno. Detto, Gianni ed Evagora, loro amica. Entra Ettore) Ermanno (a Ettore) Vieni! Come ti avevo promesso, ti presento la nostra amica Evagora Philippides. Forse potresti aver sentito… parlare di lei. Sai, è lei la scrittrice che ha rifiutato uno dei più importanti premi letterari di questo secolo, l’Iris d’oro… la cui premiazione avviene ad Arona, sul lago Maggiore. (A Evagora) Ti presento un ragazzo di belle speranze pittoriche, non certo letterarie, Ettore Penso… Adesso voi due fatevi compagnia per alcuni minuti… il tempo di consegnare a Gianni degli articoli… (A Gianni) Su, vieni! (Agli altri) Torniamo subito. (Esce con Gianni). Evagora (siede, dopo aver stretto la mano di Ettore; siede anche lui) Finalmente un giovane… a rendere più splendente questo bel giorno estivo. Mi dica… ehm! Come ha detto che si chiama? Ettore Ettore, signora! Evagora E’ bello il giardino in questa stagione, quando tutto è in fiore. Ermanno è un uomo di gusto. Non trova? Ettore Senza dubbio. Chi, d’altronde, non avrebbe gusto al suo posto? Evagora (prorompendo in una risata) Non dire cattiverie, ragazzo. Poi, non chiamarmi signora, mi fa sentire più vecchia di quanto non sia. Chiamami anche tu, come fanno tutti gli altri, Evagora. Che scuole hai frequentato? Ettore Il liceo classico, signora… Evagora. Evagora Allora saprai chi era Evagora, non è così? Ettore (preso alla sprovvista) Evagora? Se ricordo bene… doveva essere una delle Nereidi, non è così? Evagora Sì, giusto! Parliamo d’altro… anche tu, ne sono certa, vorrai perseguire la tua gloria, vorrai crearti una fama e… soldi. Non è così? Sai, queste due cose, per gli antichi Greci e Romani erano le uniche per cui valesse la pena di combattere, brigare e impegnare la propria vita. Lo sapevi? Ettore Non so! Sì… so che gli scrittori che ho studiato ne parlavano, ma… Evagora (ironicamente) Nessuno te l’ha fatto notare, non è vero? (Fa una pausa durante la quale sorseggia dell’aranciata) Dimmi, allora, tu, dalla vita, cosa vuoi? Ammettendo, poi, che tu lo sappia, come e cosa faresti per ottenerlo? Ettore Domanda da cento miliardi! Evagora Potrai non aver un quadro sufficientemente esatto di ciò che credi di potere fare nella vita, ma naturalmente un’idea, per quanto fumosa o incerta possa essere, dovresti averla. Non ti sembra? (Con tono ironico) Allora, ce l’hai qualche proposito, un destino cui ti senti romanticamente votato? Insomma, ti senti un Chopin o un semplice operaio metallurgico in lotta contro i padroni? Ettore (dubbioso, come se si chiedesse a cosa serva quell’indagine d’Evagora) Non so… sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza, ma fino ad oggi ho dato pochissimi esami, forse perché sono distratto dalla pittura… forse perché, non avendo nient’altro per la testa… un’idea, un destino, cui avrei dovuto sentirmi votato, mi sono rifugiato in quella facoltà quasi senza pensarci… forse non ho molto coraggio e lascio che siano gli altri a decidere per me… Evagora Non ti sei iscritto a giurisprudenza di tua volontà, non è vero? Ettore L’ho fatto su insistenza di mia madre, un po’ perché è una sua aspirazione avere un figlio laureato e un po’ perché non avevo idea a quale facoltà dovessi iscrivermi. Evagora E’ pericoloso quello che dici, ragazzo! Ettore Che cosa è pericoloso? Evagora Non lasciare mai che siano gli altri a decidere per te! Un simile atteggiamento ha fatto sì che milioni di persone morissero senza che nessuno avesse osato opporsi. Frasi come la tua, sono quelle che permettono i totalitarismi, le dittature militari… non si vogliono avere fastidi e fidando poco in se stessi si lascia che i pochi intraprendenti possano distruggere i molti acquiescenti, trattandoli come gregge pavido. Ettore Non saprei cosa dirle. Forse la verità è che di me non so assolutamente cosa fare. Chissà, certamente sarò un vigliacco e questo, forse, perché mi è mancata una mano, una guida… quella di un uomo. Evagora Sciocchezze! Poi, questa storia della necessaria presenza maschile nell’educazione di un bambino, è solo un mito, qualcosa che esiste, solo se è la madre ad aver bisogno di un uomo. Non hai avuto un padre? Ettore E’ morto quando avevo sei anni. Evagora Credi che tua madre non abbia supplito bene alla sua assenza? Ettore Non so! Avrei dovuto avercelo un padre… Evagora (mutando discorso) Sai che Ermanno ha molta stima di te? L’ho visto poca volta così entusiasta di una persona, come lo è di te. Mi ha chiesto di parlare con l’architetto Forin per una tua mostra. Ho visto il tuo quadretto… il primo che lui ha comprato da te e devo dire che il suo giudizio è esatto come un’equazione matematica. Non c’è niente di più e niente di meno di ciò che lui vi ha trovato. Come vedi, un destino, un’idea… qualcuno ha saputo scovarlo in te. Solo che devi darti da fare, altrimenti… Anche il talento va coltivato. Averne, significa solo che si dispone di un buon terreno, ma il risultato dipende da ciò che di esso riesci a fare. E’ tutto chiaro? Ettore E’ tutto molto chiaro. Non si preoccupi. La pittura è l’unica cosa che m’interessi… la pittura e… sfondare, diventare famoso… il resto… (Ermanno rientra con Gianni). Ermanno Eccoci di ritorno. Avete sentito la nostra mancanza? Evagora Avevi forse detto che andavi in Alaska? Non credo… Gianni A proposito d’Alaska, dove andate in vacanza quest’anno? Evagora Ho ricevuto un invito ad andare, alla fine del mese, in Grecia, ad Atene, spesata di tutto, per presentare la traduzione del mio ultimo romanzo. Sono, però, indecisa… in questo periodo mi sento stanca e andare fin laggiù con il caldo che vi farà, deve essere una sfacchinata enorme… non sono più giovane (verso Ettore) come te. A proposito, quanti anni hai detto di avere? Ettore Non l’ho detto, ma ne ho appena compiuti diciannove. Evagora (ridendo apertamente) Allora… sono stanca perché non sono più giovane come lui. Gianni Potresti andarci in aereo e in pochissime ore ci saresti e il viaggio sarebbe affatto disagevole. Arriveresti fresca e riposata, te l’assicuro… Evagora Già… devo pensarci… non so! Ermanno Perché non ci andiamo tutti… in Grecia, ad Atene? (Tutti si guardano in viso). Gianni Sarebbe un’idea… per di più mi solleverebbe da un fastidio… anzi… sarebbe un alibi perfetto… Ermanno (scherzosamente) Alibi? Chi devi assassinare? Gianni Chi è la sola persona che potrebbe far sorgere tali idee in mente, se non il mio capo? Evagora Se l’uomo è quello che dici che sia, potrebbe approfittare anche di un tuo viaggio in Grecia. Purtroppo, esistono persone che non si lasciano sfuggire nessuna occasione, per quanto insignificante possa essere. Ettore (a Gianni) Scusa… ma se il tuo capo ti mandasse in Grecia per un servizio, non dovrebbe pagarti? Almeno la trasferta… o una qualche spesa, che so… Gianni Hai ragione. Vedrò, ma questo significa che si va tutti ad Atene? SESTO QUADRO (Ora di pranzo nella cucina della casa d’Ettore. Detto con madre e sorella Elide. Tutti siedono attorno al tavolo. Hanno finito di mangiare). Madre(alzandosi da tavola) Su Elide, sparecchia e metti i piatti nel lavandino. Li laveremo dopo aver fatto il caffè. (A Ettore) Cosa sono quelle tele bianche ammucchiate in garage? Soldi non te ne ho dati… te le hanno regalate? Con quello che costano, ci crederei poco. Elide (con tono canzonatorio) Servono per dipingere quadri… quando farà la sua nuova mostra. Madre (sorpresa) E’ vero? Di quale mostra parla tua sorella? Elide Quella che il suo amico… quello che gli ha comprato il quadretto di Elisabetta ed anche quelle tele; gli ha promesso che gli farà allestire, anzi, gliela farà organizzare da un amico di una donna, un’amica del suo amico… Madre Che dici? Amico dell’amica… cosa c’è sotto? Ettore (irritato dalle parole della sorella) Tu parli sempre a sproposito! Sta zitta, stupida! Madre (spazientita) Non offendere tua sorella! Insomma… cos’è che mi nascondete? Elide Quel suo amico… quell’Ermanno Vattelapesca… che ha conosciuto qualche tempo fa alla mostra in Comune, gli ha promesso che quando avrà dipinto degli altri quadri, sotto la sua guida e supervisione, gli organizzerà una mostra, una di quelle vere cui partecipano persone importanti, di quella che un quadro lo acquistano, specie se è di un principiante di talento. Ecco, è tutto qui! Madre L’amica… chi è? Cosa c’entra con tutta questa storia della mostra? Ettore E’ una vecchia amica di… Ermanno… si chiama Evagora ed è una scrittrice. Lei è amica dell’architetto Forin che, fra l’altro, è proprietario di una grande galleria d’arte in cui sarebbe organizzata la mia mostra. Ecco, adesso conosci questo grande segreto. Madre (irritata e contrariata) Lo sai come la penso… a riguardo del tuo dipingere, finché resta un hobby… ma, se essa ti distrae dallo studio, che dovresti sentire come tuo dovere avanti ad ogni altra cosa, allora non ci siamo. Sai benissimo quanti sacrifici abbiamo fatto tua sorella ed io, perché tu possa frequentare l’università e laurearti. Ho visto il tuo libretto universitario, non è che ultimamente tu abbia dato esami… Ettore In Ermanno ho un amico che s’interessa di me e di ciò che faccio. Se lui dice che ho talento, io gli credo. Non è uno sprovveduto o uno che si dia arie di conoscitore d’arte, come certi giornalisti che scrivono stupidaggini. E’ un uomo coltissimo che sa il fatto suo e poi … è una persona splendida… sempre gentilissimo e generoso… Un uomo d’altri tempi, dove mai la trovi una persona di tal fatta? Lui sembra fare eccezione, tanto gli altri appaiono, al suo confronto, piatti e insignificanti. Lo vuoi sapere? Mi ha chiesto, sempre se avessi voluto… tanto per non essere costretto a dipingere in garage, di andare a vivere nella sua villa… mi darebbe due stanze dell’ala sud, quelle più luminose, purché mi dedichi solo alla pittura… lui penserebbe a tutto. Elide Pensa, mamma… uno che paga tutto quello che vuoi, purché tu faccia quello che ti piace! Questa sì che è fortuna! Madre (a Elide) Non farti suggestionare! (A Ettore) Ti sei mai chiesto perché quest’uomo, così colto, così perfetto, sia così generoso? Ebbene? Perché debba fare ciò che tu dici, per una persona che fino a ieri non sapeva che esistesse? Per quale scopo lo farebbe? Che cosa vuole veramente da te? Ricordatelo, nessuno dà niente per niente! Ettore (irritato dalle parole della madre) Che cosa potrebbe volere da me? Non sono ricco, non conosco persone influenti, che… anzi… semmai, è vero il contrario, lui sembra conoscere tutti… tutti quelli che valgono! Se solo tu gli parlassi, anche per un attimo, capiresti subito che non è uomo da pretendere riconoscenza, o… Madre Questo non lo so! Qualcosa che vorrà, qualunque essa sia, ci sarà e… I signori… loro usano fare così. In un primo tempo appaiono splendidi, disinteressati e poi, alla fine… quando sarà arrivato il momento opportuno, ti presentano il conto. Oh, sì che te lo presenterà ed esigerà che tu glielo paghi, caro il mio pittore perditempo! Ettore (sempre più irritato) Non sono un pittore perditempo, e, poi, cosa ne capisci tu di pittura? Non ti ho mai visto sfogliare un libro, e… Madre (con tono duro) Allora, mettiamola così. Se non riprendi a studiare come facevi un tempo, fino a qualche mese fa, o ti trovi un lavoro o esci da questa casa. Non voglio e non posso mantenere un fannullone… perché mio caro, se tu non lo sai… e questo me l’hanno detto molti, la vita degli artisti è disordinata, senza requie e il loro futuro così incerto da sembrare non esistere per niente. Ricordati, patti chiari, amicizia lunga! Entro pochi giorni voglio vederti riaprire i tuoi libri e che, soprattutto quel coso… quel tuo Ermanno, sia sparito dalla tua vita. Ettore (con impeto) Ah, sì! Ormai sono maggiorenne e faccio quello che voglio! Madre (anche lei impetuosa) Non con i miei soldi! Te lo ripeto… non vuoi studiare? Allora dovrai cercarti un lavoro, se vuoi restare in questa casa… oppure te ne vai. Sono io a essere dalla parte della ragione e, inoltre, nessuno oserebbe darmi torto. Elide (dapprima con tono conciliante che va sempre più eccitandosi). La mamma ha ragione… in fondo, anche se lavoro anch’io, non si scialacqua in questa casa e… tutto per causa tua… perché tu devi studiare, devi andare all’università. In lei la fissazione di vederti laureato… sembra infinita. Nel menage familiare, prima si mettono da parte i soldi per l’università, poi quelli dell’affitto, poi quelli delle bollette… acqua, luce e gas… di mangiare e infine, se resta qualcosa, ci si può permettere un gelato in estate e qualche dolcetto in inverno. Che cosa credi che non vorrei trovare un ragazzo che m’amasse… che mi sposasse e che mi desse uno, due figli, una casa mia? Invece, questa sarà la vita di noi donne di questa famiglia, finché tu non ti sarai laureato. Ha ragione lei, o finisci questa maledetta università o ti trovi un lavoro e se proprio non vuoi fare né un né l’altro, allora sarà bene che tu te ne vada… che esca da questa casa! Non hai detto d’essere maggiorenne e che puoi fare ciò che vuoi? Allora… aria! Sai come staremo meglio noi due? Ettore Non capite… non volete capire! Quella che mi porge Ermanno, è l’unica occasione perché io riesca ad avere successo… solo con la mia creatività… la mia fantasia… la mia arte, per mezzo del talento che, ed Ermanno me l’ha assicurato e… non solo lui, possiedo in abbondanza. Perddio! Non me lo lascerò sfuggire. D’università non ne vorrò mai più sentir parlare… né per questo andrò a lavorare. C’è chi sarebbe felicissimo di accogliermi in casa sua e di pensare seriamente al mio avvenire, dandomi, senza recriminazioni, tutto ciò di cui avrei bisogno. Volete che me ne vada, che esca da questa casa? Eccovi servite… Sì… sono maggiorenne e so quello che faccio… Tanto per cominciare una nuova vita… me ne vado in Grecia con lui, senza che abbia bisogno di pagare nulla. Vi saluto… a non più rivederci. (Esce, sbattendo la porta; le donne restano impietrite). SETTIMO QUADRO (Qualche mese dopo, al ritorno da Atene. Una mattina, di buon’ora; agli inizi di settembre. Ermanno è nella sala da pranzo, siede al tavolo, su cui sono sparsi tazze, bricchi di latte e caffè, panini e brioches, a far colazione. Entrano Evagora e Gianni). Evagora (sospirando) E’ arrivato il momento di separarsi, mio caro Ermanno. Domani mattina ce ne andremo. Ermanno Sarà banale, ma gli addii sono le cose che più odio. Non ricordo d’essere mai stato alla stazione a salutare chi partiva. Le separazioni sono la nota dolente della mia vita. Gianni (con tono comprensivo) Non esagerare! Fra qualche giorno, sbrigate le nostre cose, saremo di nuovo qui. Ermanno (con tono più vivace) Su, sedete! Fate colazione! (Tutti siedono intorno al tavolo e, tranne Ermanno, consumano la loro colazione). Però, potevate restare ancora qualche giorno. D’altronde… non credo che nessuno di voi due abbia qualcosa d’urgente da fare. Mi sbaglio? Evagora Lo so che tu non ci lasceresti mai andar via. Anche se niente d’urgente ci aspetta, qualcuno potrebbe chiedersi, dove si sia finiti. Lui (con un gesto indica Gianni) ha il suo giornale e io l’editore… bisogna che ci si faccia vedere… non dico ogni giorno… ma non certo una volta ogni due mesi. Gianni Contentati! Per più di un mese, siamo stati insieme a Atene, ma adesso bisogna tornare alla normalità e poi tu… hai bisogno di star solo… con lui, in questo caso parlare non è mai troppo. Come vedi… Evagora Malgrado la mia iniziale stanchezza, sono stati dei giorni meravigliosi… fantastici, anche se mi sono stancata non poco… non sono più una ragazzina con i miei quasi cinquant’anni. Ermanno Cinquanta o venti, che importa? Siamo stati benissimo e di certo tu non sgambettavi meno di noi. Per me è stato un viaggio da sogno… Gianni (bonariamente ironico) Se non ce lo dicessi, non lo sapremmo mai. Bastava guardarvi, voi due, te e il tuo Ettore… Ermanno (sorridendo) Non sarai per caso invidioso? Gianni Credo proprio di no! Ermanno Sapete? Non è facile dopo un mese e mezzo di… libertà, di sole, di mare azzurro, d’isole lontane in cui ti pare di sentire ancora le antiche voci greche… dicevo, non è facile rituffarsi nella vita d’ogni giorno. Tu, Evagora, sei stata una guida fantastica e mai come in quest’occasione ho potuto apprezzare la tua cultura, che non è una robetta superficiale. Tu ami ciò che sai e questo è il miglior modo per renderlo agli altri. Evagora (con un velo di malinconia) Mio caro, i sogni… sono belli, perché, quando si avverano, sono perfetti, perché in essi tutto è nel modo in cui volevamo che fosse e, quindi di essi non possiamo lamentarci. I sogni non realizzati, però, finiscono per possederci, fanno di noi ciò che vogliono e non ci darebbero requie, se non si riuscisse a padroneggiarli. Già, anche la speranza di felicità va tenuta a freno, che, per altro verso, non trasbordi nell’abituale, nel solito, nella routine d’ogni giorno. Potrebbe essere un’operazione pericolosa, poiché la realtà potrebbe distruggerli e, allora, di cosa vivremmo? Ermanno Forse… i sogni, per essere realizzabili, dovrebbero, come d’altronde ogni esperienza, nascere dai nostri sensi e non dalle cose che, senza di questa, non esisterebbero. Evagora Che vuoi dire? Ermanno Tutti sappiamo, perché, prima o dopo, ne facciamo esperienza, che nella nostra vita non esiste niente di eterno o che duri, per lo meno, quanto i nostri desideri vorrebbero. Anche la felicità che consegue alla realizzazione dei sogni, ha un suo tempo, un suo limite massimo, oltre il quale si ritorna alla normalità della vita, alla routine. D’altronde, ciò che terremmo a freno sarebbe solo la speranza della felicità. Allora, tenerla a freno, non servirebbe a niente, perché si limiterebbe a qualcosa che non esiste. Gianni Potrebbe anche essere vero ciò che dici, però, quel tenere a freno la speranza, far sì che non trasbordi, può evitarti un difficile modo di vivere, tra dubbi tormentosi, incertezze, ripensamenti, con conseguenti dolori, tristezze e persino voglia di suicidio. Si potrebbe finire per vivere nella situazione di colui che si è posto tra la realtà in cui vive, ma che disprezza e il sogno cui lui tende, senza che per ciò riesca a scegliere di vivere in uno degli estremi, perché, nella prima situazione vivrebbe alla giornata, senza programmi o visione del futuro più o meno probabile, nell’altra situazione, quando i sogni ci prendono totalmente, si finisce per diventare pazzi, e… Evagora … alla lunga, chissà che non sia meglio vivere da pazzi ma presi dai propri sogni. Una cosa è certa in questo caso, che tu non hai coscienza di te stesso e della vita che conduci e chissà che non sia questa la vera felicità.(Entra Ettore in pigiama e vestaglia. Dopo aver preso dal buffet una tazza, siede per fare colazione, vi versa latte e caffè, infine vi aggiunge dello zucchero, rimescolando il tutto) . Ettore (sorridendo) Buongiorno a tutti! (Si alza, bacia Ermanno sulla guancia e poi risiede). Gianni Buongiorno! Evagora (alzandosi da tavola) Buongiorno, Ettore! Ettore Finalmente, dopo tutte le schifezze che abbiamo mangiato e bevuto in Grecia, una sana colazione all’italiana! Evagora (scrollando le spalle alla frase d’Ettore) Dobbiamo andare. Faremo un salto in città. Devo prendere delle cose da portare a Milano. Ci vediamo a pranzo. Ermanno (con tono di rimprovero) Ettore! Ettore (sorbendo il suo caffellatte) Sì, che c’è? Ermanno Possibile che tu non ti accorga della gaffe che hai commesso? Evagora (toccando ilo braccio d’Ermanno) Lascia, non importa e poi… non sarebbe la prima volta… chi sa che non abbia ragione! Ettore (all’improvviso sembra capire la gaffe commessa, si rivolge subito ad Evagora) Scusami, Evagora! Sono uno stupido… ignorante… non abituato a star fra la gente per bene. Non l’ho fatto apposta! Evagora (dando un buffetto sulla guancia d’Ettore e sorridendogli) Su, non prendertela! In fondo, ognuno ha i suoi gusti e se la cucina greca non ti piace, non è giusto che tu non possa dirlo, solo perché io sono greca. (Agli altri). Vi prego, non parliamone più. Va bene? (Poi a Gianni). Andiamo? Gianni (uscendo con Evagora) Arrivederci! Evagora A fra poco! (Escono) Ermanno (con tono deciso) Allora, cosa fai? Poiché ci tieni tanto, oggi stesso vai a prendere le tue cose a casa tua e occupi le due stanze dell’ala sud. Mio Dio, mi chiedo come tu riesca a far qualcosa in quel garage, con la poca luce che di certo, pioverà da una finestrella in alto. E’ un mistero! Invece avresti bisogno di stare sempre all’aria aperta, alla viva luce del giorno, in modo che… la tua bellezza possa essere vista e ammirata. Non credi? Ettore Non sprecare il fiato. Saprai già che, prima di partire per la Grecia, avessi litigato con mia madre e avessi deciso di non tornare più a casa mia… quindi accetto la tua ospitalità… resto da te. Ermanno Ne sono felice! Quindi, non hai più paura che io possa limitare la tua libertà, che ti dica cosa tu debba fare o non fare o che possa importi cosa debba e non debba dipingere o che pretenda da te un certo numero di quadri l’anno? Non abbiamo steso nessun contratto, quando ti ho accettato nella cerchia dei miei amici intimi… né lo stenderemo adesso. In tutto questo tempo, però, hai mai avuto notizie di casa tua? Ettore Non è il caso di parlarne! Non mi hanno gridato che se non avessi fatto ciò che volevano, sarei dovuto andarmene… ed io, adesso, le ho accontentate tutte e due, madre e sorella… Me ne sono andato. Ti giuro, non sono mai stato così bene in vita mia quanto in questi giorni… con te. Sono certo che qui, a casa tua, potrò dipingere quanto mi pare e parlare di cose che mi appassionano, come faccio con te. Non potrei volere altro. Poi… non credo che ci sia altro che io possa fare per loro. Ermanno Non dire sciocchezze! Tua madre è sempre tua madre… Sì, lo so! E’ una frase fatta… ma certe cose non hanno bisogno, per essere dette, di parole auliche o di vocaboli inusitati. Si dicono così… semplicemente come si abituati a fare. Anche se sai benissimo che per me potresti anche farne a meno, adesso quando andrai a prendere le tue cose, cerca d’essere gentile, cerca di convincerle… insomma, fa che questo tuo distacco non sia una fuga, ma solo… come dire?… solo una tua giusta decisione, anche se presa in una contrastante diversità d’opinioni. Ettore Ne abbiamo parlato durante il nostro viaggio in Grecia. Lo sai che per mia madre l’università è la sua fissazione. Non servirebbe parlarle. Mi direbbe le stesse frasi ed io di queste sono stufo. Sai, quando cambierebbe? Solo se avessi veramente successo, ma non quello da pochi soldi… allora… sarebbe lei a correre da me. Ermanno Non metterla mai in questo modo! Negli affetti non esistono rapporti gerarchici… Ti assicuro che non servirebbero a niente… solo a tenervi separati. Ettore Per il modo in cui stanno le cose… non mi sento di far niente. Non andrò in nessun posto. Ci penserò dopo, quando avrò tempo e voglia, allora andrò a casa a prendere le mie cose, per adesso… Ad ogni modo per venirmene in Grecia, sono dovuto andarmene… Ermanno Più di questo non posso dirti. Non conosco la tua famiglia di cui non mi parli mai, tanto che, alle volte, specie quando entri in questa stanza, ho l’impressione che tu, proprio in quel momento, sia appena arrivato da chissà quale lontanissimo paese esotico. Ettore E’ solo una tua impressione. Dietro la mia poca loquacità sulla mia famiglia, non c’è alcun piano diabolico né una segreta congiura, affinché tu sappia il meno che si possa. Ho anche la mia vita che, da quando sono qui con te, è mutata. Il resto non importa e anche se dovesse, te l’ho già detto… lo affronterei a tempo debito. Ermanno (con freddo tono ironico) E’ davvero mutata la tua vita? Ettore (sorpreso dalla domanda) Non buttarla in vacca! Dico sul serio! Ermanno Anch’io dico sul serio! In che cosa, la tua vita, da quando mi hai conosciuto, è cambiata? Dimmelo! Ettore Certo che la mia vita è mutata, tant’è vero che ho abbandonato l’università… con grande dispiacere di mia madre. Ermanno Non certo per causa mia. Ricordi qualche parola che ti convincesse a farlo? Anche per questo avrei voluto sapere cosa ne pensasse tua madre… del fatto che tu eri sempre qui da me… sono certo che tu non le avrai mai parlato di me… voglio dire non superficialmente. Non è così? Credi che lei, in ogni caso, non possa essersi accorta del tuo entusiasmo, del tuo eccitamento, quando uscivi da casa tua per venire da me? Ettore Come fai a dire che ero eccitato al pensiero di venire da te? Tu non eri né presente a casa mia quando stavo per uscire né dentro di me per poterlo sapere con certezza, ammesso che io sia stato davvero eccitato. Ermanno Non bisogna essere Einstein per capirlo! Se io frequento giorno e notte una persona, di certo non sarà perché mi è antipatica e, quindi, è logicissimo che, al solo pensiero di vederla, mi senta eccitato. E’ nella naturalità delle cose, vuoi negarlo? Ettore (con tono più rilassato) Non voglio negare niente. Sarà sicuramente come tu dici. Certo che mia madre se ne sarà accorta. Non è mica che… e, poi, è sempre mia madre… voglio dire, come tutte le donne, è guidata in massima parte dal suo istinto. Sì, certo, mi ha chiesto di te, voleva sapere chi eri, che lavoro facevi, se eri ricco e perché, com’era la tua villa, com’è arredata, com’erano i tuoi mobili e che cosa mangiavo quando, nei primi giorni, ero tuo ospite… insomma, mi faceva tutte quelle domande che fanno abitualmente le donne, quando sono curiose. Una volta mi ha anche detto che il fatto che tu fossi così gentile e che ti preoccupavi tanto per me… le appariva per lo meno strano, poiché, per lei, era impossibile che uno avesse potuto essere così generoso da non pretendere niente in cambio, e… che, quindi, tu, da me, qualcosa dovevi volere. Ermanno Tua madre sarà una donna semplice, ma non credo che sia stupida e se davvero è guidata dal suo istinto di donna, allora… Ettore Allora? Ermanno Allora… non credo che la conclusione di questa frase debba essere poi tanto difficile. A tua madre sembrava strano che… Continua! Ettore Ah, capisco! Se la legge del niente per niente esistesse, come dice mia madre, allora anche tu vi saresti soggetto e non faresti niente per niente… ed io dovrei ricambiare, in modo che quel niente diventi qualcosa. Come potrei farlo? Se c’è un modo… Cos’è che posso fare per te? Ermanno (con gesto stanco) Lascia stare, ti prego! Parliamo di cose senza senso. Ettore Sei stato tu a iniziare. Qualcosa ti preoccupa? Ermanno Che cosa dovrebbe preoccuparmi? Ettore Non ne ho la minima idea. Ad ogni modo, oggi sei tu a essere strano e fai anche discorsi strani. E’ meglio troncare. Vado a lavarmi. (Esce). OTTAVO QUADRO (Sotto il pergolato di glicine di un ristorante. Ermanno e Gianni, da soli, sono seduti a un tavolo ed hanno appena finito di mangiare. E’ una limpida e calda giornata di settembre, qualche tempo dopo il ritorno dalla Grecia). Gianni (accende una sigaretta, poi porge il pacchetto a Ermanno che lo rifiuta con un cenno) Settembre è sempre bello, qui, sui colli! Ermanno (con fare distratto) Sì, certo! Gianni Non mi sembri tanto allegro. E’ un bel po’ di giorni che ti vedo accigliato, come se l’avessi con qualcuno. Sbaglio? Ermanno Perché le relazioni umane non debbano procedere con la stessa limpidezza, la stessa discrezione che vige nei nostri rapporti… quelli fra te e me? Insomma, perché tutto non deve accadere come nella nostra amicizia? Gianni Scommetto che di questa tua depressione ha colpa un certo Ettore. Che ne dici? Ermanno Se negassi, servirebbe a qualcosa? Gianni A niente. D’altronde, potrei dirti che sei il classico struzzo che nasconde la testa nella sabbia. E’ una metafora tanto vecchia da esser diventata banale, ma rende sempre bene l’idea, come tutte le cose provate e riprovate, come il classico vecchio paio di scarpe sempre comode. Non credo che tu mentiresti mai. Non sarebbe da te, non nel tuo stile. Se una cosa in te ho sempre ammirato, è la linearità del tuo modo di pensare ed agire, scevri da ammennicoli che potrebbero confonderli, renderli opachi. Come tutte le persone oneste, sei incapace di pensar male di chicchessia, pur non essendo così ingenuo, fuori di testa, da non scartare affatto l’ipotesi dell’esistenza del male. E’ che tu, negli altri, presupponi sempre una buona fede che nessuno possa farti del male, così, quando te lo fanno, approfittando di te… della tua gentilezza, della tua continua disponibilità a soccorrere chi stia male. Forse, abitualmente i tuoi occhi guardano troppo in alto per posarsi sul terreno su cui tutti, buoni o cattivi, ma più spesso i secondi, navigano, presi solo dai propri interessi, spinti dall’egoismo, cosicché quando tu li incontri, non sai riconoscerli e… ti fregano, anche perché usano travestirsi, mostrarsi altro da quello che sono. Il tuo Ettore? Sì, è bello! Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi e noi tutti, compresa Evagora, quando ci tuffavamo nei mari greci, quando anche lui si mostrava nudo, eravamo tanto suggestionati da pensare che se, comunque, un’immagine ideale di un Apollo avessimo dovuto ricreare nella nostra mente, questa non avrebbe potuto che essere rappresentata da quel corpo nudo che si tuffava con un arco perfetto nell’azzurra trasparenza di quel mare antico. Quello spettacolo ci faceva star male, ci faceva sentire depressi, forse per la pochezza del nostro aspetto fisico o, più ancora, per la considerazione di quanto tutto, nonostante la nostra ammirazione fosse, come non mai in quella speciale occasione, deperibile. E’ così che Evagora lo descrive, trovandolo magnifico e come dice lei, il fatto di averlo portato con noi in Grecia, ha reso il viaggio esaltante come non mai, perché: (declamando) “La bellezza efebica del ragazzo ha ricreato in modo più veritiero l’atmosfera di un mondo in cui la bellezza era considerata una qualità che faceva essere prossimi agli dei, un mondo che noi tutti, ormai, non possiamo che avvertire nostalgicamente come definitivamente perduto.” Altro che Atlantide, aggiungo io! Tu stesso hai potuto vedere come gli sguardi, pieni d’ammirazione, di meraviglia per la sua bellezza, di tutti, uomini e donne, vecchi o giovani che fossero si fissassero su di lui, come se avessero voluto divorarlo, quando, poi, emergendo dalla nuotata con il corpo luccicante alla luce accecante del sole, se ne restava, forse meno inconsapevolmente di quanto osassi io stesso immaginare, sulla spiaggia immobile come una statua, a lasciarsi ammirare. Ermanno Una visione, la tua, formidabilmente edonistica, e quanto a Evagora… lei è sempre lei e nessun’altra saprebbe esprimere cose per noi indicibili. Credi che di lui… di Ettore… io sia… Gianni Innamorato? È evidente a tutti, tranne che a te. Lui ti si è presentato… Sì, lo so, è stato un caso. Quel giorno, a quella collettiva, dovevi solo fare un breve discorsetto. Dati i rapporti fra te e l’assessore, tua sorella, non avresti potuto rifiutare quell’invito. Sei entrato in quella sala e lui era li, pronto perché tu te lo prendessi sulle spalle e pensassi a lui più che se fosse stato un figlio. E’ encomiabile, ma, senza dubbio, non è moralmente… economico. Pensaci! Ermanno Credevo che nessuno se ne fosse accorto e invece lo sapevate tutti… immagino i commenti, e… Gianni Se qualcuno ce n’è stato ed era inevitabile, è corso solo fra Evagora e me, come a dire che la cosa è restata in famiglia, ma non è questo il punto. Tu ed io abbiamo passato i trent’anni, Evagora ne ha qualcuno in più, ma la differenza che c’era ieri fra un trentenne e un ventenne era molto più marcata di quella che c’è oggi fra te e lui. Non esagero se affermo che fra voi due ci sia una voragine… Ermanno Sì, questo lo capisco. Se n’é parlato fra noi in altre occasioni. Credi, forse, che, quando mi sono accorto che ormai non avevo più vie di scampo… che mi ero innamorato… non li abbia fatti tutti questi ragionamenti? Lo sai che proprio quello sulla differenza d’età è stato il primo tentativo per convincermi che sarebbe stato un pessimo affare, se avessi voluto aspettarmi, d’essere ricambiato… che lui mi confessasse di essere innamorato di me? Lo so, è preso dalla voglia smodata d’aver successo… subito e bene, l’unica preoccupazione che lui ha per il suo avvenire. Non sarebbe, allora, stato giusto che io, che mi ripetevo in modo ossessivo d’amarlo… come se tutto ciò avesse potuto darmi una maggiore possibilità di sentimento più vicino di quanto non fosse, quando mi chiedeva le cose di cui aveva bisogno… ebbene, che fossi stato io a dovere avere giudizio per lui che, essendo un ragazzo con molto talento, aveva bisogno che qualcuno se ne preoccupasse, che lo giudicasse, anche se discretamente, affinché potesse avere quella fortuna cui ad ogni modo avrebbe avuto diritto e di cui altrimenti, se fosse restato misero e solo, non avrebbe goduto? Gianni Tu non sei Mecenate che per accontentare Augusto a rendere la storia di Roma degna del prestigio acquistato dall’impero romano, chiamava Virgilio affinché componesse un poema che a quell’impero fornisse natali pari, se non maggiori, alla dignità della storia greca. Non hai nessuna di queste esigenze e, quindi, nei suoi confronti non puoi, all’improvviso, sentirti preso da un dovere impellente di consumare la tua vita per lui. Non sai neanche fino a che punto ne potrebbe essere degno. Ermanno Lo so che hai ragione da vendere, ma… Gianni … contro l’amore niente si può, con quel che segue! Ermanno Arrenditi! Fin quando sarò convinto che per me la sua vicinanza sia un dono degli dei, un privilegio, non potrò mai osare alcunché contro di lui. Questo, lo capisci? Gianni Avrei dovuto capirlo. A proposito, come mai oggi non l’ho visto a casa tua? Ermanno Qualche giorno fa, durante una strana discussione, ho tentato di fargli capire quello che provavo per lui, ma non c’è stato niente da fare… anzi, a un certo punto ha detto che ero strano e se n’è andato, aggiungendo che sarebbe tornato quando mi fosse passata, o, qualcosa di simile. Gianni Spererei per il tuo bene che perda la strada e che non sia più capace di tornare. Se ti senti tentato di dirgli, questa volta apertamente, che l’ami, distraiti, fai qualcos’altro. Non siamo alla presenza di un comune amore, diciamolo chiaro, di un amore eterosessuale, il cui fine lecito è solo il matrimonio, e anche se molti convivono, tuttavia nelle menti dei più l’idea del matrimonio, specie nelle donne, resta comunque un’immagine desiderabile anche se ormai da qualche tempo sbiadita, una specie di vecchia impronta, ormai non più portatrice di significati. Ora io non so per quale sorte avversa, cattive abitudini mentali, paure, note o incognite che siano, nevrosi, schizofrenie di varia sorte, un’unione omosessuale, se non sempre, almeno spesso, sia un terno al lotto. Forse la causa risiede nella labilità mentale dell’omosessuale stesso, dovuta alla paura di essere scoperto, che altri vengano a sapere di quella che verrebbe da questi chiamata un’unione innaturale, anche se non lo è affatto, o nella considerazione che, forse, a causa dell’inesistenza di leggi, di usi e costumi riconosciuti, di norme che reggano, per ordinarlo anche questo rapporto, troppa libertà di caccia spinga a correre come forsennati qua e là per poi trovarsi, alla fine della stagione degli amori, spompati e, soprattutto, soli come cani. Potrei consigliarti, tenuto conto di come sei fatto, della tua chiarità mentale e, prima di tutto ciò, della tua lealtà, di andarci a letto. Portatelo in viaggio sul lago di Ginevra o dovunque tu voglia, rivestilo da capo a piedi, fallo divertire e facci l’amore fino a sentirtene disgustato. Dopo, lascia che vada dove vuole, anche se ciò dovesse costarti del denaro, cosa di cui, sono sicuro, non t’importerebbe. Pensare di vivere con lui in eterno, potrebbe andarne di mezzo la tua sanità mentale, non solo, ma anche tutta l‘intera concezione della vita. In caso diverso, se proprio non riesci a togliertelo dalla testa, ti toccherà attendere che sia lui a decidersi di dichiararsi… perché omosessuale lo è, stanne certo, i ragazzi li guarda anche lui e questo l’hai notato anche tu… non stai circuendo un innocente ragazzino… è uno sveglio e furbo e sa quello che vuole…. Può darsi che la povertà aguzzi l’ingegno… e… dicevo… di decidersi a dichiararsi oppure ad andarsene, quando sarà stufo… ammesso che una simile eventualità possa sussistere. Ricordati Ginevra! E’ l’unico modo per capire se i tuoi sentimenti siano ricambiati. Chiaro? Ermanno Lo so che parli per esperienza diretta! Ricordo ancora, come ti aveva ridotto una relazione infausta. Poi, però, sei stato capace di mettere un freno alla stessa disperazione e da allora ti sei chiuso in una ferrea imperturbabilità quasi ascetica. Io non ne sarei capace. Gianni Chissà! Forse, con il mio aiuto ci potresti riuscire. Dovresti, però, volerlo almeno un po’. Ermanno Sei un buon amico… lo sei sempre stato e so, in tutta coscienza, che lo faresti. Entrambi sappiamo che quando si tratta di sentimenti è come se si scivolasse su un piano inclinato, lungo il quale non si ha possibilità alcuna di far niente per fermarsi o per mutare direzione. Gianni E’ sorprendente come uno come te, che si è sempre dichiarato ateo, quando si tratti di sentimenti, all’improvviso, sembra cadere nel pozzo dell’imprevedibilità tipica del concetto di destino, o comunque tu voglia chiamarlo, tyché o moira. Senza dubbio, quello che ti accade è sì causato da cose che sono al di fuori di te e della cui esistenza non hai colpa, ma per uno che di razionalità potrebbe dar lezioni, il rinunciarci così repentinamente e, perché no?, anche misteriosamente, riesce inspiegabile. Ermanno Può darsi! In fondo, lo hai detto tu stesso l’altro giorno: “L’amore vince ogni cosa, poiché è una forza inarrestabile cui non ci si può opporre!” Se non le parole esatte, almeno il concetto è quello. Come vedi… Gianni A patto che dopo uno sappia riprendersi. Mi dispiace vederti vittima… preda di un ragazzino idiota e furbo allo stesso tempo. Purtroppo, non vedo niente che si possa fare per te. NONO QUADRO (Il giorno dopo. Nel salotto di Ermanno: un piccolo ricevimento per festeggiare la vincita di un premio letterario. Il tavolo è ingombro di bottiglie di spumante, bicchieri e di vassoi di pasticcini. Sono presenti: Evagora, un suo amico, il dottor Osvaldo Legnani, medico, uomo sui cinquant’anni; Gianni; Matilde, sorella di Ermanno, di trentotto anni. Ermanno, all’aprirsi della scena, sosta dietro i vetri della finestra con un bicchiere in mano e guarda tristemente il giardino umido e gocciolante). Matilde (sorseggiando dal bicchiere, a Evagora) E’ il terzo premio che vinci, vero? Evagora Il quarto! Gianni Le vendite come vanno? Evagora Devo confessarti che mi aspettavo di più. Non so da cosa dipenda. Forse il libro era più… difficoltoso a leggere ed anche più lungo. Matilde Si sa che col passar del tempo l’arte di una scrittrice diventa più raffinata… Evagora Sempre che l’ispirazione la sorregga. Molti scrittori si sono inariditi subito dopo il primo libro. Matilde Da cosa dipende? Dovrebbe essere vero il contrario. Evagora Vedete, quando si comincia a scrivere… dico scrivere sul serio, quando si ha alle spalle uno stile, una chiarezza di vedute, una maturità del proprio lessico, del proprio modo di esprimersi, insomma, quando ne possiede tutta la capacità… voglio dire che quando s’inizia a scrivere il primo libro, ci si comporta come colui che ha il compito di scavare una grande buca e che per primo comincia a ripulire tutt’intorno dalle varie cose che glielo impedirebbero… che coprono giusto il punto dove deve scavare. Ora, chi scrive e pubblica il suo primo libro, non ha fatto altro che liberare il terreno della sua mente, la sua memoria, dalle cose che seppure interessanti, tuttavia non sono precisamente quelle che vuole, perché può accadere che egli non inizi mai a scavare e si limiti a restarsene sempre ai margini della buca e questo può durare per tutti il corso della vita. Ciò può dipendere dalla sua limitatezza culturale, dalla sua poca inventiva, dai pochi interessi sociali o politici, dalla scarsa fantasia o da quella caduca del desiderio di cui anche gli scrittori soffrono, cioè dalla mancanza di voglia di scrivere che può prendere all’improvviso e rendere uno scrittore muto. Naturalmente questa è solo una metafora più che un dato reale, perché ognuno ha il suo metodo, ma… come dicevo prima, se manca l’ispirazione, qualunque ne sia la causa, tutto va a farsi bellamente fottere, scrittura, stile, buche da scavare o terra da racimolare a ricordo della patria… .Matilde Scusa se t’interrompo (Indicando Ermanno che resta sempre davanti alla finestra) Cos’ha? L’altro ieri è venuto da me ed era nelle stesse condizioni, ma non ho tratto un ragno dal buco… Tu ne sai qualcosa? Evagora Conosci tuo fratello e sai com’è fatto. Ricordi quel ragazzo che gli hai presentato alla collettiva organizzata dal Pro Loco? Matilde Chi? Ettore? Evagora Proprio quello! Ebbene, lui se n’è innamorato. Il guaio è che l’altro, il ragazzo, credo che non voglia saperne. Matilde Non sarà omosessuale come Ermanno. Evagora Sono certa, invece, che lo sia. Forse… vuole vendere la propria merce a caro prezzo. A tutta prima, a vederlo ti dà l’impressione del ragazzo indifeso… ma è un rapace che nasconde gli artigli… Matilde Secondo me… non ha l’aria di un omosessuale… Evagora Perché, che aria hanno… che aria ha tuo fratello? Matilde Scusa, ho detto una scemenza… Evagora Sei sicura d’aver accettato l’omosessualità di tuo fratello? Matilde E’ da una vita che lo sappiamo, e… ma, dimmi… di Ettore… del loro rapporto. Evagora Gianni dice che Ettore sfrutta tuo fratello e che quando sarà certo di non poterlo più fare, lo abbandonerà. Matilde Conosco mio fratello. Qualunque sia la cosa o la persona che lo prende, è sempre convinto che lui, per parte sua, debba dare tutto… ha sempre detto che per lui è una questione d’onestà. Il che mi è sempre parso ossessivo. Evagora Credo che sia più una questione di lealtà che d’onestà, come lui la chiama. Ad ogni modo, hai ragione, è eccessivo. Credo che, in fondo, a me sembri essere preso da una certa smania di distruzione… come se si sentisse in colpa per chisacché. La mia è solo un’intuizione, e, in fin dei conti, potrebbe rivelarsi una falsa idea. (Entra Ettore, lo sguardo un po’ schivo e si dirige, senza salutare nessuno, subito verso Ermanno che non si è mosso dalla finestra e che, a vederlo si sorprende). Ettore Ciao! Ermanno Ciao! Non avevi giurato a te stesso che non saresti più venuto? Ettore Qualunque cosa abbia detto… l’altro giorno… non poteva avere più senso di quanto possa averne oggi, se per caso… un caso disgraziato… dovessi ridirtela. Ermanno Lascia stare! Dimmi, sei in vena di pentimenti o… di ripensamenti? Ettore Non so proprio in che vena debba essere. Il fatto che sia qui non è sufficiente? Ermanno Sufficiente, dici? A che cosa? Ettore Non capisco! Che cosa vuol dire? Ermanno Perché dovrebbe bastare che tu sia qui? Ettore Voglio solo dire che se ci sono stati dei malintesi fra noi... se quel giorno… quel maledetto giorno… mi sono espresso male… ho detto delle cazzate… Il fatto che sia tornato, non ti sembra che sia un venire a Canossa, un riconoscere la mia colpa e, quindi, un chiederti scusa o, se preferisci, un chiederti perdono? Ermanno Sei così furbo da ammettere colpe che non hai e che adesso t’inventi perché io ti riaccetti. Tu, quel giorno, non avevi detto assolutamente niente che avesse potuto offendermi, ma… forse, avevi intuito qualcosa in me, che non avresti voluto accettare, e sei fuggito precipitosamente, accampando la scusa che io, quel giorno, chissà di quale angoscia soffrivo! Vedi, se non agiamo a carte scoperte, è inutile stare qui a guardarci in attesa che accada qualcosa… senza che noi si faccia niente… Non avrebbe scopo! Ettore A cosa ti riferisci? Ermanno Vedi… Ettore Scusami! Ho capito! Sì, l’ho capito… quel giorno! Ermanno Perddio! Cos’è che avevi capito? Dillo una volta per sempre, di modo che diventi finalmente una cosa reale. Ettore Che tu… m’amavi… che… Ermanno Vedi? Adesso il tuo ritorno comincia ad avere un significato. Saprai quale, non è vero? Dimmelo! Ettore Insomma! Se sono tornato, è chiaro che vuol solo dire che…. ricambio i tuoi sentimenti verso di me. Ermanno Dimmi a quale tuo processo mentale debba addebitare il tuo ritorno? Ettore Quale processo mentale? Ermanno Avrai riflettuto prima di deciderti. Ettore Sai, quando sono andato via, ero così arrabbiato da non capire quello che facevo. Prima avevo giurato a me stesso che mai più sarei tornato da te. In un primo tempo sarei voluto tornarmene a casa mia. Poi, però, al pensiero di vedere il viso trionfate di mia madre ho desistito… Ermanno Dove sei andato? Ettore Alla stazione ferroviaria. Quella è il rifugio per chi scappa da casa. Ho vagato fra i portici, i sottopassaggi, di là dei binari. Qualcuno mi ha adocchiato e mi è venuto dietro… tanto che credevo fosse un poliziotto vestito da borghese. Allora sono uscito dalla stazione e sono andato a rifugiarmi dietro un cespuglio dei giardini pubblici. Li, ero già al mio secondo giorno, ho cominciato a pensare a quanto ero stato stupido. In fondo, cos’è che avevi fatto? Avevo solo cercato di dirmi che mi amavi. Lentamente ho cominciato a riesaminare il mio comportamento verso di te, da quando ci siamo conosciuti. In tutto quel tempo non avevo fatto altro che starmene sulla difensiva, come se tu avessi voluto farmi del male. Così, ho rivisto i miei dubbi, le mie incertezze, le mie paure, ho capito che mi mancavi terribilmente… mi mancava la tua voce, sempre così calma, la tua gentilezza, le tue premure e i consigli che mi davi con cautela, sempre serbando il rispetto per le mie idee, finché ho capito che ero scappato da te per paura, paura di confessare a me stesso il mio amore per te. Sarebbe bastato che avessi accettato la cosa e tutto sarebbe andato a posto. Ti amo e sono certo che è ciò che vuoi sentirmi dire. Ermanno Mi ami? Ettore Te l’ho appena detto! Ermanno Dici che mi ami, ma… non mostri alcun segno esteriore che possa convincermi delle tue parole. Senza quei segni il tuo è solo un amore a parole. Ettore Lo so che non sarà facile recuperare la tua stima. Il tuo amore l’ho già e tu hai anche il mio.. non credere che sia solo a parole… Manda via tutti e andiamo in camera tua. Ermanno Non ce n’é bisogno. Ce ne andremo insalutato ospite. (Escono) DECIMO QUADRO (Qualche mese dopo. Primi giorni di gennaio. Ermanno ed Ettore sono appena arrivati a Cortina per alcuni giorni di ferie. Sono le cinque del pomeriggio ed Ermanno, in maglione sportivo, solo nella stanza d’albergo, passeggia nervosamente su e giù, guardando ogni tanto fuori dalla finestra o siede sul letto per poi ricominciare a passeggiare. Ha pranzato da solo ed è preoccupato che possa essere accaduto qualche incidente a Ettore. Sta per prendere la giacca per uscire, quando la porta della stanza si apre e appare Ettore). Ettore (con tono indifferente) Ciao! Ermanno (con tono duro) Sono le cinque… spero che avrai una spiegazione per questo tua ritardo. Che cosa è accaduto? Dove sei stato? Ho pranzato da solo come un cane e con la certezza che ti fosse accaduto un qualche incidente. Ettore (irritato) Sono sano e salvo e non mi è successo niente, come puoi vedere con i tuoi stessi occhi. Ermanno Non riesci proprio a capire che ero preoccupato? Bisogna proprio spiegartelo? Ettore Perché? In fondo non è successo niente. Ermanno Come credi che abbia passato le ore fino al tuo arrivo? Non sapevo niente di te, né dov’eri andato a finire né che cosa poteva esserti accaduto. Sai benissimo come la fantasia in questi casi galoppi, cosicché non riuscivo a togliermi dalla mente l’idea che, da un momento all’altro, la reception avrebbe potuto chiamarmi e riferirmi che eri vittima di un incidente e che potevi anche esser morto! Ettore Non ti sembra di essere esagerato? Ermanno Insomma! Tu parti con me, vieni con me in quest’albergo, dove siamo alloggiati da alcuni giorni, ti aspetto a pranzo e non ti vedo e tu dici che sono esagerato? Ettore (con tono suadente e conciliante) Esagerato… forse no! Alquanto apprensivo… direi proprio di sì. In fondo, che cosa è successo? Ho saltato un pranzo. Non sono né morto né mi sono ferito. Sono qui, sano e vegeto, davanti a te e adesso dovresti essere più tranquillo. Non ti pare? E poi… non hai trovato il mio biglietto? Ermanno (con indifferenza) Di quale biglietto parli? Ettore Ma sì! Te l’avevo lasciato sul letto. Ermanno Non c’era niente sul letto. Mi prendi in giro… non hai lasciato nessun biglietto. Non è così? Ad ogni modo, cosa ci sarebbe stato scritto? Ettore Ti ricordi? Ieri sera mi avevi detto che oggi non saremmo potuti uscire, perché aspettavi una telefonata di Gianni o della Evagora. Tu stesso mi hai detto che, per una volta tanto, per non annoiarmi sarei potuto andarmene a sciare da solo. Questo te lo ricordi? Ermanno Certo che me lo ricordo! Non intendevo però dirti che saresti potuto assentarti per l’intero giorno. Era naturalmente sottinteso che avresti fatto le tue discese e poi ci saremmo visti a pranzo. Non ti pare? Ettore Sì! Forse hai ragione tu. Ermanno (con tono querulo) Insomma… dove sei stato? Ettore Non ho fatto niente di misterioso. E’ accaduta una cosa molto semplice... sciando ho fatto amicizia con un gruppo di ragazzi milanesi della mia età e, fra una cosa e l’altra, siamo andati…. Anzi, mi hanno portato con la loro macchina a mangiare in una trattoria fuori Cortina… sai, in uno di quei locali tipici di montagna. Ermanno (con un tono più remissivo) Avresti potuto telefonare! Così, tanto per non lasciarmi in pensiero. Non ti pare che sarebbe stato un gesto carino? Ettore (con tono ironico) Certo! Sarebbe stato proprio un gesto carino! Pensa… i ragazzi mi chiedono: “Vieni a pranzo con noi? Sai, andiamo al passo Cimabanche, in una vecchia trattoria di montagna… a mangiare trippa alla montanara… così, si sta un po’ insieme!” Allora rispondo: “Aspettate solo un attimo, devo telefonare al mio amante, per far sì che non resti in pensiero, non vedendomi a pranzo!” Te la immagini la scena? Ermanno Credi che… i tuoi nuovi amici… giacché ti avevano conosciuto da qualche minuto, il fatto di non vederti telefonare a nessuno, per dire che a pranzo non saresti stato presente… non li abbia per lo meno meravigliati? Ettore (un po’ dubbioso) Penso proprio di no, anzi… Ermanno … anzi… cosa? Ettore (con tono più sicuro) Avranno creduto che ero un tipo indipendente, che non aveva bisogno di avvisare nessuno. Ermanno Magari, che tu vivevi di una tua rendita personale che la tua ricca madre defunta ti aveva lasciato affinché tu potessi divertirti come ti pareva, senza dover rendere conto a nessuno. Vero? (Ettore tace, si denuda, ammucchiando la tenuta da sci e la biancheria sul letto e va in doccia. Ermanno mette tutto in ordine, poi siede sul letto. Subito dopo squilla il telefono. Ermanno prende la cornetta e ascolta. Ettore riappare ancora nudo, mentre strofina con un asciugamano i capelli umidi). Ermanno Va bene, vi aspetto. Ettore Chi era? Ermanno Gianni. Ettore Cos’ha detto? Ermanno Hai dimenticato che doveva telefonarmi per dirmi quando sarebbe arrivato? Ettore Ah, già! Allora? Ermanno Allora, niente. Domani mattina saranno qui. Ettore Saranno? Perché, in quanti vengono? Ermanno Solo loro due, Gianni ed Evagora. Chi altri, se no? Ettore (con ironia) Sarai contento, vero? Ermanno Certo! Sono dei buoni amici, anzi, degli amici eccezionali… tu ne hai mai avuti… d’amici? Ettore (con accento indifferente) Sono tuoi amici e siete così legati che alle volte penso… quando tu sei con loro, di non aver niente a che fare, non solo con loro, ma anche con te. Ermanno (meravigliato) Perché non me l’avevi mai detto? Ettore Perché tu dica loro che si facciano veder meno spesso e far sì che ti dicano apertamente cosa pensino di me nascostamente? Ermanno Nessuno dei miei amici ha mai detto niente su di te. Saresti, per caso, geloso di loro? Per me sarebbe una scoperta inaspettata. Ettore Dovresti per forza essere geloso per assicurarti che ti amo? Ermanno Certo che no! Avere a che fare con un amante geloso significherebbe non vivere. Ti spierebbe in ogni minuto della giornata, ti farebbe mille domande, le cui risposte per lui sarebbero sempre delle menzogne. Sarebbe un inferno, credimi! Ettore Non sono geloso di te, lo ammetto. Lo sono dei tuoi amici. Il fatto che non parlino di me, è indice della loro riprovazione nei miei confronti, che loro non attribuiscono al nostro tipo di relazione… una relazione fra omosessuali, ma al fatto che sia io a essere il tuo partner. Ermanno Se i miei amici non esternano con me ciò che pensano di te, questo non ha nessun’importanza, perché sanno che un amore è un amore e mi rispettano… perché fra noi c’è dell’affetto non scevro dal rispetto e dalla stima reciproca… perché sanno che mai permetterei loro di interferire nei miei sentimenti. Ciò potrebbe accadere solo nel caso in cui l’incanto si fosse rotto, poiché solo in quel momento le parole potrebbero far breccia dentro di me. Finché io ti amo, puoi stare tranquillo. Tutto, in fondo, dipende da te. Ettore Che cosa vuoi dire? Ermanno Non hai detto che mi ami? Tutto dipende da te significa solo che il giorno in cui tu non mi amassi più ed io me ne accorgessi, tutto sarebbe finito tra noi. Niente di più semplice. Ettore (con tono conciliante e persuasivo, si avvicina a Ermanno) Su, frizionami le spalle, è tanto che non lo fai. (Lancia l’asciugamano, con cui si frizionava i capelli sul letto e abbraccia Ermanno) Alle volte sei insopportabile. In fin dei conti, sono solo mancato ad un pranzo. Non credo che faccia poi molta differenza. (Ermanno cerca di resistere alle lusinghe di Ettore. Poi i due cadono abbracciati sul letto). UNDICESIMO QUADRO (Sul tardi del mattino dopo. Nella hall dell’albergo. Ermanno siede da solo nell’angolo di un divano. Alla sua sinistra entrano Gianni ed Evagora. Ognuno posa la sua valigetta per terra, non appena si accorgono di Ermanno) Evagora (abbracciando Ermanno che è andato incontro ai due) Eccoci qui! Gianni Come stai? Con lui… come va? Ermanno (sorridendo e scrollando le spalle, quasi con rassegnazione) Va! Evagora (con tono comprensivo) Sei depresso, mi dispiace! Gianni (prende la sua valigia e quella d’Evagora e si allontana) Vado alla reception per le nostre stanze, Evagora. Non bevete senza di me. Torno subito giù, così l’aperitivo lo prendiamo insieme. Evagora Sediamoci e raccontami tutto. Ermanno C’è poco da dire. Evagora Lui, dov’è? Ermanno Ha detto di aver ricevuto un invito, cui non poteva né voleva rinunciare, e alle sei di stamane se n’è andato. Evagora Ha lasciato te da solo. Sai, in viaggio si è parlato della tua situazione. Gianni è molto dispiaciuto per te, più d’una volta ha detto che era un peccato che tu ti fossi ingolfato… a dire il vero, la parola giusta è stata… infognato… insomma!, che tu ti fossi messo con un tipo come il tuo … Ettore. Ermanno Non dimenticare che, in fondo, sono stato io a volerlo… quest’amore. Evagora Sì, ma questo non significa che tu debba sopportare dalla persona che ami… mancanza di rispetto, scortesie, sgarbi, villanie varie. E’ inutile girarci intorno. Lui non fa che sfruttarti… ti usa. Posso farti una domanda… più… intima? Ermanno Non preoccuparti! Tu e Gianni siete gli amici più cari che un uomo possa avere, per cui potete chiedermi quello che volete. Evagora Tu dici a te stesso: ”Io l’amo e, quindi, devo concedergli tutto.” L’amore non è un dovere. Qualche altro direbbe che è solo un piacere. Invece, io dico che deve essere prima di un’unione sessuale, un mantenimento dei patti stretti che vanno rispettati, finché insieme non si sia deciso che sia meglio separarsi. Certo, nessuno va a vivere con un altro solo per far sesso. Voglio dire nessuno che, a ogni modo, non sia spinto da un sentimento, da una voglia di stare insieme. Le relazioni solo sessuali non costringono alla convivenza, ma solo a incontri sessuali. Ognuno, in quel caso, il letto per dormire lo possederebbe a casa sua. Ermanno Dovrebbe esser quello… l’amore! In verità è per ognuno solo un confuso diverso credere dell’esistenza di un qualcosa, quando, invece, la realtà è ben diversa. Evagora Una specie di malinteso. Bravo! Dovresti dirlo anche a te stesso. Scusa… posso fartela questa domanda? (Ermanno fa cenno di sì con il capo) Spesso il letto è l’unico termometro dell’andamento di una relazione, ebbene, come va? So che gli inizi sono sempre eccellenti e meravigliosi. Con l’andare del tempo, l’eccitazione è diminuita o è sempre la stessa? Lui, non solo moralmente, ma anche fisicamente, è sempre disponibile a farlo… l’amore? Prende spesso l’iniziativa o si rifiuta accampando mille scuse, o dice (ironicamente) di soffrire di mal di testa, come dicono le donne, quando non ne hanno voglia? Ermanno Sarei tentato di dire che da qualche tempo inizia a essere svogliato. Tu sai quando mi ripugni in queste cose elemosinare, tant’è vero che da qualche giorno… sì, dalla sera dopo il nostro arrivo in albergo… andiamo a letto solo per dormire. Alle volte, di sera, me ne resto a letto a leggere finché non mi prende il sonno o finché, cosa che accade sempre più spesso, non perdo interesse alla lettura. Evagora Dovresti lasciarlo! Non è assolutamente il ragazzo che possa fare per te. Ascoltami, non ti ama, però, e adesso posso dirtelo: ho sempre avuto dei dubbi. Oh, dio, non si tratta di un qualcosa di ben definito, nel senso che è più un‘intuizione confusa che una certezza matematica. E’ una specie di tarlo, che per lungo tempo resta inattivo, per poi comparire all’improvviso senza che tu sappia come eliminarlo. Ermanno Di che si tratta? Evagora Sei sicuro che anche lui sia omosessuale? Ermanno Credi che un eterosessuale si metta con uno come… me, si trattasse pure di ricavarne del denaro o, ad ogni modo, dei vantaggi? Evagora Come fai a dirlo? Una cosa è certa, che è un ragazzo… testardo… un tipo che pur di raggiungere lo scopo, perché no?, credo che, ammesso che sia un eterosessuale, verrebbe a letto con te. Sai, spesso, al buio o nella penombra delle stanze da letto, non ci si può adeguatamente guardare in faccia. L’unico modo per scoprirlo è vedere se, quando si è naturalmente presi dalla foga dell’amore, lui all’improvviso s’irrigidisca, perché, magari, abbia remore a compiere certi gesti o a ricambiarne certi altri, o se quei rifiuti non apparirebbero, per lo meno, strani in un omosessuale… anche se credo, che l’amore omosessuale o eterosessuale non sia poi, tanto diverso uno dall’altro. Ermanno Dovrei rifletterci. A prima vista, direi che, a letto, faccia tutto ciò che un amante fa insieme al compagno o alla compagna. Non ci sono atti che non compie o che si sia mai rifiutato di fare. So che alcune puttane, per esempio, non bacino sulla bocca, come se con tale rifiuto si sentissero ancora sui bastioni da cui difenderebbero la loro libertà fisica. Il problema non è la disponibilità fisica, ma questa è il segno di qualcos’altro. Come ti ho detto, qualcosa è cambiato in lui e non perché ieri quando avevo voglia di fare l’amore, lui non ne ha voluto sapere… perché doveva andarsene con della gente che aveva conosciuto sui campi di sci… Evagora Pensaci! Ha mai fatto l’amore con te come tu immaginavi che con lui avrebbe dovuto e potuto essere? Non è questione di fantasticare astrattamente sull’amore con il proprio partner, ma di vedere attuate tutte le speranze riposte in lui… ciò che con lui immaginavamo sarebbe dovuto necessariamente accadere, le cose che avremmo voluto provare, il piacere che della reciproca conoscenza si sarebbe dovuto trarre. C’è o c’è mai stato tutto ciò… fra te e lui? Ermanno Sono così confuso che non riesco a discernere se un certo comportamento, in un certo giorno poteva significare una sua non volontà a fare qualcosa, un rifiuto, o… dimmi, pensi… che lui con me finga, che, ammesso che sia eterosessuale, faccia l’amore con me, magari chiudendo gli occhi? Che umiliazione sarebbe! Evagora Non so cosa dirti. Potrebbe anche essere così. Potrebbe darsi che lui con te non faccia che una lunga e costosa, per te, marchetta. Per un altro verso, non vorrei, con le mie domande, averti suggerito, ex novo, un mondo d’accuse contro di lui che forse non hanno ragione di essere. (Rientra Gianni). Gianni Tutto fatto. Allora, che si fa? Evagora Si beve un aperitivo e poi si va a cena. Che altro? DODICESIMO QUADRO (A tarda sera, in un angolo di una sala d’albergo. A un tavolo, Evagora, Gianni ed Ermanno che giocano a carte. Ogni tanto, a turno, ognuno beve dal proprio bicchiere un sorso di brandy e poi continua a guardare le sue carte. Discosti da loro, gli ospiti dell’albergo vanno e vengono. Lontano, proveniente da una sala adiacente, si ode della musica da ballo). Evagora (ad Ermanno, con tono ironico) Senti… questo motivetto? E’ la canzone “Unforgettable”, che una volta era cantata da Nat King Cole ed era la nostra canzone… Gianni Tua e di… Osvaldo? Evagora (sempre con tono ironico) Già! Vedete? Comunque sia, ve lo comunico ufficialmente: mio marito, dopo aver riempito due valige dei suoi straccetti, si è allontanato da casa, dopo avermi detto che il suo avvocato mi telefonerà per la separazione… anzi, le parole esatte sono state… per le modalità della separazione e del successivo divorzio. Ermanno Lo avevi sempre detto che fra te e lui era ormai finita da un pezzo… che ero sicura che lui avesse un’altra… anche se non avevi mai voluto indagare, quindi, io al posto tuo non mi meraviglierei. Evagora Hai ragione! Anche se l’unica cosa che non sapevo era il giorno in cui se ne sarebbe andato tuttavia non è che io ci goda. Ermanno Nessuno dice che tu debba goderci, ma poiché la cosa non ti giunge inaspettata, crediamo che tu possa sopportarla e, soprattutto, superarla meglio di un altro che il tradimento non lo sospettava. Gianni Ho il vago sospetto che in affari di cuore nessuno arrivi a essere abbandonato senza che un tarlo, una voce, persino un pettegolezzo, una battuta infelice dell’amico o dell’amica, riescano a metterlo sull’avviso e a instillargli in mente un sospetto. Evagora Non ci si può far male, se non ci si accorge del pericolo cui si va incontro. Il dubbio del tradimento, invece dovrebbe sorgere immediatamente, non appena si è compiuta un’età in cui l’’avvenenza di una donna se ne sia andata o quando di essa resti, qua e là, sul suo corpo, solo una qualche traccia. Forse, non è neanche colpa degli anni che passano, ma della durata del sentimento d’amore che non è mai eterno. “Ti amo e resteremo per sempre insieme,” dice l’uomo alla donna. Ed è costui, il maschio, che ti si pone davanti agli occhi come un monumento, mostrandoti con aperto e malcelato senso di orgoglio, sicumera e sfacciataggine, fermezza e sicurezza, una specie di manifesto elettorale cui le donne abboccano nella loro eterna illusione che solo un uomo potrà completarle. Che fregatura, amici miei! Quel manifesto è la più grande delle menzogne che il maschio osi propalare di sé, consapevole che la donna, non solo non lo capirà mai, ma dirà a se stessa, illudendosi così nel modo più atroce, che lei ha veramente bisogno di un tal uomo, l’unico che le possa dare sicurezza e certezza. Un’illusione di cui lei, anche se oggi la donna si è resa indipendente, spesso non ha coscienza, ed anche quando l’avesse, non ne terrebbe mai conto, per un mucchio di ragioni che le sono note e ignote, o secondo il modo in cui le siano in parte chiare, quali, l’incapacità di pensare che la sua vita non possa dipendere da quella di un uomo, com’è accaduto per secoli, che se l’idea di vita in comune sia di creare una famiglia tipo sangiuseppe, la madonna, il bue e l’asinello, allora bisogna prepararsi a una serie di delusioni tanto cocenti, quanto grandi fossero state le illusioni. Gianni Credo proprio che per certi uomini, specie per quelli che credono consistere la mascolinità, o meglio, la virilità, nel mostrarsi duri e spregevoli, il fatto che la propria moglie sia indipendente moralmente ed economicamente, crei in loro un trauma, in quanto la voglia di possesso o di dominio, ricollegabili a quelle sue virtù, non trovi più ragione di esplicarsi e quindi si sentono delusi. Ermanno Credo che all’origine dei vostri ragionamenti ci siano solo i bisogni, cioè, quelle esigenze fisiche che si devono in ogni modo e comunque soddisfare se non si vuole star male e vivere peggio. Gianni (ad Ermanno) Tu, un sospetto sul tuo Ettore, ce l’hai. Il problema è primo, come viverlo e, secondo, come provarlo. Solo quando ne sarai sicuro, sapresti non solo che lui si accompagna a te solo per i suoi interessi materiali e contemporaneamente sapresti anche cosa fare. Ermanno Fino allora continueresti a dirti, tanto per nascondere a te stesso l’esistenza di un problema con lui, quasi una consolazione anticipata, che l’unico scopo dell’unione di due esseri umani, in fondo, non possa che essere il puro piacere, un mezzo che l’evoluzione ha prodotto per far sì che ogni maschio irretito dagli odori della donna, la penetri, affinché lei restando incinta, possa perpetuare la specie… che, poi, non creda a questo fine di perpetuazione, è un altro problema… si tratterebbe di immettere nella vicenda un senso morale e noi sappiamo che la natura… la physis, come dicevano i Greci… non è né buona né cattiva, ma è quella che é. La morale, in definitiva, non è un proibire agli altri di fare qualcosa che noi vorremmo essere liberi di fare. Oltre a questo bisogno, ce ne sono tanti altri e tutti esigono di essere soddisfatti. Evagora Per cui… nel caso d’Ettore… Gianni … quali sarebbero questi bisogni? Ermanno Uno solo: il successo nella vita. Se lui ha creduto di coglierlo per mezzo mio, per questo sa quello che fa, poiché non è uno stupido cui puoi raccontare ciò che vuoi, tanto, berrebbe tutto. Lui sa perfettamente ciò che può pretendere da me, quali siano i mezzi che posso usare e le persone alle quali posso parlare, raccomandandolo, favorevolmente di lui. Non solo sa quello che vuole, ma sa anche come volerlo. La sicurezza, la fiducia nei miei mezzi e nelle mie conoscenze, alla lunga, potrebbe non essere tale. Lui potrebbe cadere in contraddizione, avere delle dèfaillance, dei cedimenti improvvisi nell’esecuzione della sua strategia. Se così non accadesse, vorrebbe dire, e la cosa sarebbe persino degna di rispetto, essere così padrone di se stesso da non derogare mai, neanche per un minuto, alla propria ostinazione a perseguire il proprio fine con quei mezzi che si sono scelti. A simili comportamenti si arriva solo con una tradizione familiare o con una piena coscienza di ciò che si è, quindi, con una severissima autoeducazione al metodo. Ettore non possiede né l’una né l’altra cosa e prima o dopo cederà e allora comincerò ad accorgermi delle crepe che si apriranno nel bell’edificio che lui dice sentire per me… sempre ammesso che sia vero quello che sospetto. Evagora In caso contrario, una vita per farti perdonare non basterebbe. Ermanno Già! TREDICESIMO QUADRO (Dopo qualche tempo dal ritorno da Cortina. In un tardo pomeriggio di febbraio, seduti in salotto, Ermanno e Gianni). Ermanno Quando vai a Milano? Gianni Perché vuole saperlo? Verresti con me? Ermanno Non ne avrei voglia… e poi, farei da terzo incomodo, quando saresti dal tuo editore, quindi… Gianni Un tempo, un simile invito ti avrebbe fatto esplodere dall’entusiasmo. Ermanno Un tempo? Già! Non solo sarei esploso, ma sarei restato digiuno finché non fossimo partiti… Gianni Non ho mai capito questa tua… anoressia occasionale. Era proprio vero che ti si chiudeva lo stomaco? Ermanno Avresti dovuto chiederlo a mia madre che n’era al corrente… a quei tempi era ancora viva. Gianni Quei tempi, perddio! Ermanno Che hai? Sei in vena di reminiscenze? Gianni (con tono più sostenuto) Anche se fosse, avresti qualcosa in contrario? Ermanno (guardando Gianni con attenzione) Perché te la prendi? Gianni (con tono più calmo) Scusami! Non volevo! Sai… poiché non ho ancora perso la memoria… spero che accada il più tardi possibile… è inevitabile che, alle volte, cose che credi di aver dimenticato, all’improvviso facciano capolino, come una donna curiosa dalla finestra e allora… Ermanno Ed allora? Gianni Allora, niente! Mi era venuto in mente quel nostro primo giorno a… quanti anni avevamo? Ermanno (con fare dubbioso) A cosa ti riferisci? Gianni Te ne sei dimenticato? Ermanno Non posso dirti di aver dimenticato se non capisco di cosa dovrei ricordarmi. Allora? Parla più chiaramente. Gianni La nostra prima volta, te ne ricordi? Ermanno (per qualche attimo tace, come se stesse cercando di pescare nella sua memoria quell’evento) Tu avevi diciotto anni ed io diciassette ed eravamo al mare… a… Gianni … a Grado, nella villa di… Ermanno … di tuo nonno. Gianni No! Era quella di mio zio Giuliano… Quella, per me, fu l’estate più bella della mia vita… Potevo dire di essere innamorato di te fin dall’infanzia e quando l’avevo capito, ho passato mesi d’inferno perché non sapevo se tu avessi potuto ricambiarmi. Poi andammo al mare. A Grado, e per mia… anzi, per nostra fortuna, mio zio e la famiglia, quel giorno, erano a Udine e sarebbero tornati solo il giorno dopo. Ermanno Una volta che la… cuoca… come si chiamava! Ah, la Emma… dopo cena, ebbe finito di rigovernare, restammo soli. Io ebbi l’idea di chiudere porte e finestre della villetta e di andarcene a dormire sulla spiaggetta. Gianni Scovammo le coperte in un armadio e corremmo alla spiaggia, le stendemmo sulla sabbia e sedemmo. Non sai come tremassi dall’eccitazione e pregassi Iddio che si compisse il miracolo, che riuscissi finalmente a capire da un tuo segnale inequivocabile che ci stavi… Ermanno (sorridendo) … certo che ci stavo. Anch’io ti sbavavo dietro… già da qualche anno. Solo che eravamo pieni di paure… Poi cominciasti a spogliarti… non indossavi molta roba. Ti sfilasti la maglietta, restando a petto nudo, poi, rimettendoti in piedi, lasciasti scivolare i pantaloni che si ammucchiarono ai tuoi piedi. Io t’imitai. Il silenzio era… pieno, totale… o, forse, ero io che non sentivo più niente… tranne il cuore che batteva all’impazzata. Ci inginocchiammo, poi tu allungasti una mano verso di me… io la presi e la strinsi… cademmo riversi sulla coperta e tu mi fosti addosso… Gianni (come se si svegliasse) Ora… invece… sei imbragato in una relazione con un tipo il cui comportamento verso di te non voglio definire. Se fossimo restati insieme… Ermanno Fosti tu a rompere e non ho mai capito perché tu l’abbia fatto. Gianni Per gelosia. Ermanno Per gelosia si fa altro da quello che decidesti di fare tu. Il geloso non cederebbe a nessuno l’amante. Gianni Non ho mai capito. Neanche oggi che di tempo ne è passato, tu… Ermanno Forse lo intuii, ma non… Gianni Pensavo che se ti avessi lasciato, avrei potuto dire a me stesso che tu non mi appartenevi, che saresti potuto andartene con chiunque ed io non avrei potuto dirti niente, perché non avrei più avuto diritti su te. Questo lo capisci? Ermanno Che stupido! Con Enrico… Fu a causa di lui che volesti troncare. Vero? Non avevo nessuna relazione, te l’avevo detto solo per gioco… La prima difficoltà apparente, e tu… mi mollasti… ma ci pensi? Mettermi con uno come Enrico? Un frequentatore di palestre…. Non che ciò sia peccato… ma era un fissato oltre modo per la ginnastica, ma dalla testa vuota, con cui non potevi parlare di niente se non di attrezzi ginnastici, creme anabolizzanti e cui piacevano gli uomini che lui chiamava virili, cioè altri come lui e così via… e, poi, sai come a quei tempi mi piacesse fare il matto. Ero contento che ci amassimo ed ero felice. Eppure, non ci crederai, ma, per un po’ di tempo, sperai, dopo che te ne fosti andato, che tu ci ripensassi e che tornassimo insieme. Poi gli anni passarono, le cose cambiarono e anche noi cambiammo e quando ci rivedemmo nessuno dei due osò parlare all’altro di ciò che era stato, chissà, forse perché tu conservavi le stesse paure di un tempo ed io… Oggi, lo hai detto tu stesso, mi sono infognato in una relazione di cui, devo confessarlo, forse in questo momento, comincio a dubitare ed a vederne la mancanza di chiarezza. Gianni Bello rivangare i tempi… perduti, ma domani dovrei essere a Milano per le dieci. Per quanto possa non sopportare il traffico, la folla, chi arriva in ritardo agli appuntamenti, compreso me stesso, l’andare a Milano mi sconcerta sempre di più. Ciò, non per la città in se stessa come entità urbanistica, monumentale o culturale, quanto per una particolare razza di persone che solo lì sembrano crescere, prosperare e moltiplicarsi in quantità sconcertante… quella costituita da coloro la cui unica occupazione mentale è tutta concentrata a parlare d’affari, di sconti, percentuali, maggiorazioni, azioni, titoli quotati in borsa, di rialzi e di ribassi, di costo del denaro, di leggi del mercato, di leasing e conti all’estero, d’import ed export, d’esportazione di valuta, di pagamenti in dollari o in marchi, se non in fiorini olandesi, di spese di trasporto, di franco porto, di merci catalogate o sfuse, di… di… Ciò che più fa restare di stucco è che non tutti coloro che si dedicano a questo più o meno lucroso esercizio mentale, sembrano avere alle spalle un titolo accademico in materia economiche, cosa che i figli dei magnati ottengono regolarmente presso università straniere, cosa di cui poi si vanteranno, ostentandola, con una certa spocchiosità, di fronte ad altri colleghi di minori fortune e che si sono laureati nelle nostre università, non importa che tu sia un agente di borsa, o un fottuto direttore di banca, perché potresti essere anche una qualsiasi ottantenne vedova di un uomo benestante, che, vivendo di titoli o di rendite di qualsiasi altra sorta, possa tenere banco a discutere per due giorni di seguito sulle sue azioni o le sue cedole, i suoi investimenti. Non è certo a furia di incontrare simile gente che ho finito per odiare la città, quando il sentire tali discorsi in ogni angolo di essa, dovunque tu ti possa trovare, nel più miserabile dei bar di periferia a bere uno schifoso caffè, o al ristorante più lussuoso a tentare di capire quale strana brodaglia tu stia ingoiando o di un negozio qualsiasi per comprare la cosa più inutile in questa terra, tanto che ho finito per credere che si parli di affari in chiesa, dove si dice che si vada per raccogliersi sui propri peccati o sulle proprie disperazioni. Lasciamo stare… Questo pomeriggio, poi, ho anche un appuntamento con il capo redattore del giornale… dal quale ho già ricevuto per telefono una lavata di testa, poiché gli avevo promesso una nota… da Cortina e non gli ho mandato niente. Chissà perché lui i servizi giornalistici li chiama note… Forse, deve avere ereditato la parola dal padre, un impiegatuccio di banca di provincia… Ermanno (ironicamente) Poco male! Prima o dopo ti licenzierà. Poi… che cos’hai? Sembra proprio che oggi tu sia sul tutto il mondo fa schifo. E’ forse il tuo quarto d’ora di qualunquismo? Gianni Cos’è, stamattina ti senti euforico? Che… forse… Ermanno Euforico, direi proprio di no. Forse, più rilassato, ma anche più immalinconito… specie per certi ricordi. I dubbi e i sospetti rendono irritabile, perché non si possiede nessuna certezza del tradimento. A un certo punto della serata mi sono detto: “Che diamine! Non posso tenermi dentro questo tarlo per chissà quanto tempo ancora! E’ bene chiarirlo.” Così, ieri sera, mentre stavamo per metterci a letto, mi sono deciso e gli ho parlato. Gianni Cosa gli hai detto? Ermanno Che le cose fra noi non andavano come dovevano; che lui non mi sembrava più quello dei primi giorni, quando era pieno di entusiasmo e io lo sentivo maggiormente affiatato con me; che lo vedevo distratto; che quel suo uscire di buon’ora e rientrare a tarda notte, di certo non deponevano a suo favore e che, infine, se avesse voluto, si sarebbe potuto mettere fine al nostro rapporto… sarebbe bastato che lui me lo avesse detto. Gianni Mi spiace… direttamente e senza le sbavature del proviamo a non vederci per qualche tempo… così, tanto per vedere se… Parlargli senza i mezzi termini che possano indurlo a pensare che tu non sappia quello che dici, che, magari, vai tastoni, perché, in fondo, non sai niente… Sai, i furbi lo capiscono immediatamente. Allora, dopo, che è successo? Ermanno Quelle mie parole devono averlo colto alla sprovvista e sorpreso parecchio. Poi, mentre s’infilava nel letto, senza riuscire a trovare una posizione che lo soddisfacesse, ha spalancato gli occhi, e mi ha chiesto se fossi uscito di senno… che vaneggiavo che se qualche volta non aveva avuto voglia di far l’amore, questo non voleva affatto dire che lui non mi volesse più bene o chissà quale altra fantasia mi fosse venuta in mente. Poi… per quanto riguardava i suoi rientri a tarda notte… non gli sembrava di aver firmato nessun contratto che lo impegnasse a rientrare cinque minuti dopo essere uscito… Gianni Che figlio di puttana! Ermanno Ho insistito e lui per un po’ ha continuato a negare, ma, alla fine come usano fare i furbi proprio nei casi in cui non vogliono ammettere la verità, ha concluso che se non avessi voluto credergli, non avrebbe potuto farci niente. Gianni (seccamente come uno che sa qualcosa che non vuol dire) Che altro avrebbe potuto dire… uno che ti ha sempre mentito? Ermanno (fissando Gianni) Ho l’impressione che tu voglia alludere… Tu… che ne sai… se e quando mi abbia mentito? Sai, forse, qualcosa che io ignoro? Perché, se è così, allora hai il dovere di riferirmela. Su… di che si tratta? Gianni (alquanto imbarazzato) Vedi… l’avevo detto a Evagora che mi aveva pregato di non farne parola con te… Sai, lei temeva che la cosa potesse deprimerti più di quanto tu non sia già. Ermanno Allora? Vuoi parlare? Che cos’altro potrebbe deprimermi ancora di più? Gianni (dapprima con reticenza, poi con maggior sicurezza) A Cortina… due giorni dopo quella sera che lui era tornato tardi in albergo… Ti ricordi? La mattina dopo, tu saresti voluto andare a sciare sulle Tofane. Lui, invece, aveva insistito per andare sul Faloria. Come il solito, cedesti, senza accennare a un minimo di resistenza. Avresti voluto che mi fossi aggregato a voi. Non volli lasciare Evagora da sola e perciò rifiutai. Più tardi, verso le dieci, Evagora ed io andammo a fare quattro passi e lentamente, quasi senza accorgercene, giungemmo ai piedi della sciovia del Faloria. Evagora ebbe voglia di un bianchetto. Eravamo appena entrati nel bar che immediatamente Evagora mi fece notare, seduti uno accanto all’altro… quasi uno addosso all’altro… il tuo Ettore, dietro un tavolo discosto dall’entrata, in compagnia di un biondino in un atteggiamento che noi giudicammo inequivocabilmente… diciamo… romantico… Si guardavano negli occhi, si sorridevano e le loro mani s’incontravano spesso… sotto il tavolo… sembrava che il biondino fosse quello che avesse più ritegno. L’Evagora mi tirò per un braccio e, dimentichi del nostro bianchetto, ce ne uscimmo. Appena fuori, Evagora volle appostarsi per rivederlo. Disse che voleva una prova d’appello. Di lì a poco, li vedemmo venir fuori con gli sci in spalla. Dopo che ebbero raggiunto un gruppo di baracche, Ettore spinse il biondino in un angolo e lo baciò. Infine i due si staccarono, parlottarono un poco… forse si diedero un appuntamento… Poi, lui lo salutò con un ultimo bacio sulla guancia ed il biondino scomparve dalla nostra vista. Lui, nel frattempo, aveva raggiunto lo skilift e, coincidenza delle coincidenze, in quel momento vedemmo te scendere sull’ultimo tratto di pista. Ermanno (con voce quasi afona) Già, prima della discesa l’avevo perso di vista. Di solito, quando andavamo a sciare insieme mi restava sempre vicino… comunque avrei potuto vederlo avanti o dietro di me. Quella mattina, però, c’eravamo appena lanciati per il pendio che lui scomparve. Arrivai giù, presi un altro gancio, risalii, ridiscesi e ancora non riuscii a vederlo. Feci tutte le corse dell’abbonamento e alla fine me lo trovai all’arrivo, ad aspettarmi o, per lo meno adesso che so ciò che mi hai detto, aveva tutta l’aria di colui che aspetta. Gli chiesi dove fosse sparito e lui mi prese in giro, dicendo che era sempre stato a due passi da me e che aveva voluto vedere se mi fossi accorto di lui. Poi non mi aveva più visto e, sicuro di potermi scorgere sulla pista, aveva continuato a salire e a scendere, finché finita la sua carta, si era fermato ad aspettarmi. Ecco… invece… cosa aveva fatto! Gianni Mi dispiace… forse non avrei dovuto dirti niente. Evagora ed io eravamo molto incerti. Alla fine decidemmo che se si fosse potuto evitare, ne avremmo fatto a meno. Poi… sai, non è piacevole vederti dibattere fra i dubbi e le incertezze… Ermanno (con espressione sfiduciata e mesta) Non mi dispiace che tu me lo abbia detto. Se me ne hai parlato, è stato perché fra l’Evagora, te e me esiste un rapporto leale ed è ciò che conta di più in un’amicizia. Ciò che mi dispiace, invece, è che queste cose… gli inganni, le incertezze, le bugie… non solo accadono, ma sono indice di una natura vile e sleale. Gianni Devi lasciarlo, altrimenti rischi di invischiare la tua vita… potresti restare prigioniero di una fissazione… di un qualcosa, di un sentimento che non esiste se non nella tua immaginazione, poiché tu sei l’unico fra voi due che ama… Ascoltami, Evagora ha avuto un invito, anzi, l’editore le ha ordinato di recarsi a Oporto, in Portogallo, per un’altra presentazione del suo libro… Sempre lo stesso, che è stato tradotto… Potremmo approfittare ad accompagnarla, anche perché lei se lo aspetta. Si dice che il Portogallo sia bellissimo… forse più della Spagna. Che ne dici? Ermanno Farò sempre male a me stesso. L’ho sempre saputo, specie da quando ho capito come sono fatto. Sono stato educato e mi sono educato a cose che mai potranno essere degradate dal comportamento stupido di un ragazzino capriccioso e sleale. Si vede che ho così un disperato bisogno di essere amato, che subito, al primo vedere, mi infiammo e a cavalcioni dell’afasia più sfrenata, fuggo a galoppo, da qualsiasi prudenza e dico a me stesso di essere felice, malgrado i vostri costanti richiami alla ragione. Sono un uomo così… così indifeso da suscitare la voglia di depredarmi anche da parte dei più imbelli? Un giovane omosessuale, che, pur di ottenere ciò che vuole, dice di amarmi, fa l’amore con me, senza tenere conto di ciò che provo, come se fossi una terra di nessuno su cui ognuno può fare ciò che vuole, senza doverne poi rispondere alla sua coscienza. Che mondo è questo? Davvero, a chi voglia raggiungere un qualsiasi tipo di successo nella vita, può essere permesso distruggere le mente e il cuore degli altri, senza che per ciò debba risponderne? QUATTORDICESIMO QUADRO (Sono trascorsi alcuni mesi. Ermanno si è separato da Ettore. In un pomeriggio di primavera, siede con Evagora e Gianni nel giardino della villa) Ermanno Per non restare sola… adesso che tuo marito se l’è filata, potresti venire a vivere qui da me, tanto… di posto ce n’è quanto ne vuoi e poi… ormai… Evagora … siamo accomunati da un identico destino? E’ quello che vuoi dire? Gianni (ironicamente) Naturalmente! L’essere stati, tutti noi, in un modo o nell’altro, a ragione o a torto, abbandonati dai nostri amanti o, ad ogni modo, dalle persone che dicevano d’amarci, se non una bella consolazione, potrebbe per lo meno esser qualcosa che le si avvicini, come per esempio, un sostegno reciproco… tipo l’unione fa la forza! Non vi pare? Evagora Come a dire: “Non mangio quell’uva perché è acerba.” Ermanno (ad Evagora) Non ascoltarlo. Anche se ciò che dice è vero, detto da lui sembri aver meno speranza di quanto non ne abbia in realtà. In villa, c’è posto per tutti. È grande e potresti sceglierti la stanza o le stanze che vorresti… basterebbe che tu parlassi ed io te le farei metter a posto, come le desidereresti. Che ne dici? Evagora La proposta è allettante. Non lo è il pensiero di dover trasportare qui tutta la mia roba e non mi riferisco certi agli abiti, perché quelli potrei ricomprarmeli, ma alle migliaia di libri… portarli qui, sarebbe una fatica immensa. Gianni Non dovresti portarteli sulle spalle. A ciò penserebbero quelli dei traslochi. Evagora Devo pensarci e poi… Gianni Speri, forse, che lasciando aperta la gabbietta, cosicché l’uccellino possa rientrarvi, anche tuo marito possa tornare a casa magari pentito come Enrico a Canossa? Evagora (con decisione) Nient’affatto! Ciò che si è rotto, per quanto riparato, resta sempre rotto, almeno per me… per voi non saprei… Ermanno Si è fatto risentire? Evagora Solo una volta… ma, per chiedermi se avessi voluto acquistare la sua parte della nostra casa… si vede che la biondina ha voglia di svaghi e divertimenti e lui non vuole farle mancare niente… Poverina! Gianni La conosci? Evagora Credo d’averla vista un paio di volte… confusa fra l’altra gente… ai ricevimenti… alle mie premiazioni… non so più quale! Ermanno Che tipo è? Immagino giovanissima… Evagora … almeno, per quello, nel cambio non ci ha rimesso. E’ giovane e belloccia, ma… per il resto credo che si sia infognato. Gianni A quanto pare… l’infognarsi… è diventato uno sport comune, da queste parti. Evagora Sembra anche a me. Gianni Allora… perché infognato? Evagora Credo che… fra loro ci sia la differenza d’età di venticinque anni… Per quanto ne possano dire i romantici del chiaro di luna, gli aficionados dell’amore, coloro che esercitano il sentimentalismo ad oltranza… cosa che non ha niente a che fare con il vivere i propri reali sentimenti… faccia… la differenza. Certo se un ragazzo di vent’anni sposa una donna di quaranta, si può dire che per una decina d’anni, finché i suoi seni riescono a star su e non a caderle sull’ombelico, qualche ragione possa averla… Sai quanti uomini, specie in un paese come il nostro, non sposino la donna che dicono d’amare, ma le loro madri… ma, se il divario dell’età aumenta, diventa persino più probabile che in tale unione possa comunque sussistere una qualsiasi voglia di sposare la propria madre, quanto, piuttosto, quella di sposare la propria nonna e, ancor meno, che possa sussistere un qualche sentimento d’amore… quanto una voglia di dare nell’occhio, di crearsi ad ogni costo una notorietà con la stranezza della cosa… meta cui oggi molti tendono, forse per espandere il proprio immenso ego svuotato da ogni significato e, quindi, la propria idiozia. Ermanno (a Evagora, indicando Gianni) Saprai dell’avventura dei nostri teneri anni. Qualunque sia la causa, credo che noi tre si faccia un bel terzetto di delusi… anche se ho sempre sostenuto che la giusta misura in ogni cosa è l’unico mezzo che possa salvarci da ogni decadimento fisico e morale. Evagora Sì, lo so! Un terzetto… tu dici. E’ vero! Se una cosa accomuna le nostre vite, questa non può che essere la delusione d’amore, elevata da noi stessi a paradigma perfetto di causa di solitudine. Vedete, nelle controversie matrimoniali nessuno è portatore di tutta la colpa o di tutto il danno. Abitualmente una cosa dà adito all’altra, nel senso che si è tutti colpevoli… chi per un verso, chi per un altro… Gianni A me sembra un discorso banale. Ermanno Perché banale? Gianni Banale non ti va bene? Forse scontato, rende meglio l’idea? Dire che la colpa è di tutti e quindi di nessuno, significa affermare un principio così generico da non avere più senso. Accade come nella propalazione di principi scientifici che, nel percorso per giungere alla gente semplice, a causa del processo di semplificazione subito, quasi che il viaggio li abbia consunti, purtroppo, perdono di precisione… acquistando, per altro verso, l’estensibilità di una norma generica che vada bene per ognuno, per ogni cosa, dove e comunque, le cose si pongano. Ciò che voglio dire non riguarda tanto di chi sia la colpa o se uno ne abbia più dell’altra, perché, in tal caso sarebbe un risultato sportivo, tre punti ne batterebbero due, bensì, che qualunque sia la causa o le colpe di ogni partner, tutte derivano da una matrice che detta i loro singoli comportamenti… le loro abitudini mentali, i miti che sostengono la loro morale, il pathos, cioè i moti dell’animo con cui vivono le loro esperienze. Ermanno Come a dire che le diversità intellettuali, d’educazione, di abitudini, eccetera, siano la causa della non completa corresponsione ideale di un partner alle attese dell'altro? Gianni Sì, certamente! D’altronde, Socrate stabilisce un nesso di causalità fra la coscienza di ciò che è il bene e la sua attuazione, nel senso che bisogna avere coscienza di se stessi, di ciò che si é… della propria capacità critica… Evagora Potrei dirti con Fedra, se proprio vogliamo citare i classici, che: “Conosco bene il male che sto per fare, ma la ma passione è più forte della volontà ed essa è la causa dei più grandi mali per gli uomini!” Vedete? Siamo persone colte, conosciamo il teatro tragico greco… Medea, Giasone, Elettra e tanti altri, ma sappiamo anche altre cose, specie quelle che possono interessare, però, solo coloro che siano come noi, per uguali studi appassionati, per identiche abitudini mentali, per corrispondenze al gusto. La sapienza fa di noi, se non delle persone eccezionali, per lo meno, degli esseri umani capaci di dare migliori giudizi sulle cose, però, dovremmo chiederci se tutto ciò ci fa veramente vivere meglio degli altri. Ermanno Dovrebbe? Gianni Potrebbe… forse! A quanti può accadere? Noi siamo persone colte, ma siamo, allo stesso tempo, una minoranza esigua, tant’è che in questa stanza si può affermare che ce ne siano una buona percentuale. La verità è che anche noi siamo emarginati e dal disinteresse che questa nazione ha sempre nutrito per la cultura… basta osservare le contraffazioni che di essa fanno le case editrici… e per l’abbassamento intellettuale della gente che, se una volta, negli atti di tutta una vita, era sostenuta da principi che la tradizione le aveva consegnati, adesso questi le sono stati tolti e al loro posto è stata immessa un’insaziabile sete di possedere cose il cui senso viene dato loro dalla suggestione che in tal modo artificiale le nobilita, favorendone l’acquisto, la cui perpetuazione, a causa della stanchezza che subentra subito dopo lo svanire della suggestione e della percezione del vero valore delle cose acquistate, crea l’infelicità, per l’impotenza di sapersi liberare da un simile meccanismo infernale. Noi siamo fuori di questo processo, ne facciamo parte poiché la nostra stessa sopravvivenza materiale dipende proprio da quel meccanismo che agevola i rapporti economico-commerciali. Anche per noi, che vanamente possiamo vantarci di possedere più capacità di giudizio e forse anche più virtù di qualunque altra categoria di persone, quella partecipazione è una dannazione in quanto, proprio a causa di quella nostra virtù, ci rendiamo meglio conto del meccanismo e finiamo per percepire in misura maggiore quell’impotenza a liberarcene, perché, a questo si riduce, in fondo, tutta la nostra saggezza, sappiamo con certezza che mai riusciremo ad opporci alla generale organizzazione del mondo, che tutti trascende, come un tempo accadeva con gli dei o con il dio dei cristiani. Siamo colti e coscientemente emarginati, come a dire che la cultura non ci serve assolutamente a niente, né più né meno come accade a colui che possedendo il diritto di voto ed esercitandolo, crede di potere cambiare le cose, ignorando che l’eletto, una volta che si sia seduto in Parlamento, farà i suoi porci comodi, come gli aggrada e secondo i suoi interessi o secondo gli interessi di chi abbia sostenuto la sua campagna elettorale o la classe di capitalisti che comunque lo abbia sovvenzionato. Ebbene, contro tutto ciò, nessuno potrà mai farci niente. QUINDICESIMO QUADRO (Qualche tempo dopo. Si è in autunno. Pomeriggio di un giorno piovoso; in casa d’Ermanno è in visita la sorella Matilde) Ermanno Come sta tuo marito? Matilde Piero sta bene, grazie! Ermanno Lo sa che sei venuta da me? Sai benissimo che io… per lui… quasi non esisto… solo perché la concezione di che cosa debba intendersi essere uomo… anzi, di cosa sia la virilità, non è identica a quella che io intendo debba essere, come se io possedessi meno umanità di quanto possa possederne lui. (Con ironia) Insomma, detto in breve, io per lui sarei un eretico del sesso e meno male che la chiesa non ne abbia più la cattiva abitudine, altrimenti, a quest’ora sarei già stato arrostito a dovere. Vedi, in fondo, non è che m’importi tanto di quello che pensa il tuo amato Piero… dimmi, come hai fatto a sposarlo?... ma ciò che mi fa rabbia è costatare che per altri versi lui sia una persona intelligente che appunto perché ha fatto studi non certo umanistici, ma tecnici e scientifici, dovrebbe potere usare della razionalità più di quanto si possa supporre dalla sua idiosincrasia per me. Alla fine, però, se proprio bisogna pagare misura con misura, allo stesso modo lui non esiste per me. Matilde Ogni volta che ci vediamo e si sia soli, mi fai lo stesso discorso. Ormai dovresti sapere benissimo com’è fatto”! Certe cose… che tu sia… non riesce ad accettarle. Ermanno Una volta non avevi nessun timore a dirlo che sono… omosessuale. (Con ironia) Vedi, a che punto possono arrivare le influenze nefaste di un imbecille? Matilde (con tono risentito) Credo che entrambi siate su una posizione di intransigenza reciproca. Tu dici che lui è un imbecille e può anche darsi che su di te abbia torto… anzi, senza il può darsi, sicuramente su di te ha torto… a causa dell’educazione che ha ricevuto, delle cose che ignora e delle altre che non vuole accettare, pur non sapendo addurre una ragione valida al rifiuto. Anche tu, però, non scherzi! Almeno, qualche volta potresti tollerarlo… Ogni volta che devo venire da te, è come se andassi a compiere una rapina…come se commettessi una cosa illecita, lasciando lui immusonito, trovando te rabbioso. Ermanno (con tono più conciliante) Mi dispiace! Hai ragione! Dovrei cercare di contenere la mia antipatia per lui. Matilde Sì, lo so che questa storia insieme alle sue pignolerie inutili, mi disturba, ma, che vuoi farci? Lo amo e questo mi basta. Del resto queste sono cose che già sai. Ermanno Pensare che al liceo, scorgendolo da lontano, non era mio compagno di classe, mi era sembrato, come si usa dire, un buon ragazzo. Poi, ho capito che nello scorgerlo all’improvviso si subisce una certa suggestione. Non ricordo di averlo mai visto con un particolare del suo abbigliamento fuori posto: cravatta dal nodo impeccabile, scarpe sempre ben lucide e spolverate, camicia stirata alla perfezione, giacca di buon taglio e così via. (Con ironia) E’ proprio in quella bellezza dell’ordine personale che risiede tutto il suo fascino. Scommetto che a vederlo nudo, anche se fosse stato ancora giovane, dovrebbe perdere gran parte della sua attrattiva. Non è così? Matilde Naturalmente! Anche se è proprio come tu li hai descritto, tuttavia, te lo ripeto, l’amo. Farà parte della mia sfera irrazionale, ma non posso farci niente! Del resto, sai benissimo che certe donne, fra le quali ci sono anch’io, ciò che, in fondo, cercano in un uomo è sicurezza e certezza di un rapporto basato su cose che non possano mutare, quali la serietà e l’ordine, non solo della persona. Ermanno (ironicamente) Delle passioni di qualunque tipo esse siano, neanche a parlarne. Matilde (sorridendo) Sì… no… vedi, è come se vivessi di stipendio fisso. Tante cose non potrei permettermele, ma di sicuro non potrei mai dire di morire di fame, perché l’indispensabile posso affermare di potermelo permettere. In fin dei conti, anche per fare i romantici ci vogliono non solo soldi, ma anche la capacità di saperli spendere… tutti saprebbero buttarli fuori dalla finestra… Parto, vado a cercarmi l’angolo più nascosto del lago di Ginevra, mi siedo sulla riva in una bella giornata di primavera, ammiro i prati fioriti, le montagne maestose, le nuvolette che navigano in un cielo azzurrissimo… tutte belle cose, ma con i soldi. Senza, caro fratello, nichts zu machen! Lui non sarà di mente fantasiosa, ma lavora, guadagna bene e sono tranquilla su cose che possano arrivarmi da lui inaspettate e inoltre non devo rinunciare a nessuna delle mie occupazioni. Capito? Ermanno (sorridendo) Yes, madam, I understand! Matilde (scuotendosi) Ad ogni modo… non sono venuta da te per discutere sul mio matrimonio… Ermanno Di che cosa, allora? Hai un altro protetto da presentarmi o da raccomandarmi? Matilde (con tono ridiventato serio) Niente di tutto ciò… solo volevo parlarti di… Ermanno … di assistere a un’altra esposizione? Matilde (spazientita) Se mi lasci parlare, forse riesco a dirtelo! (Ermanno allarga le braccia, come a dire: “Parla pure!”) Voglio parlarti di… Ettore! Da quanto tempo non vi vedete più? Ermanno (con diffidenza) Da circa tre mesi. Perché, credi che ci sia ancora qualcosa da dire o che ci sia di lui qualcosa che io già non sappia? Matilde Certo che lo credo, altrimenti non sarei qui. Sono anche certa che possa interessarti sapere alcune cose di lui. Ermanno Quali cose? Che fila felicemente con il biondino che ha conosciuto a Cortina? Non che non avrebbe dovuto conoscerlo… ognuno è libero di… ma perché fingere con me… me lo confessava e… Alla fine non ci siamo lasciati lo stesso? Matilde Su questo hai ragione, ma… non completamente! Ermanno Che significa… non completamente? Matilde Che Ettore non è quello che a te è sembrato. Ermanno Lascia stare! Insomma, cosa devi dirmi? Matilde Promettimi che non m’interromperai e che mi lascerai dire tutto quello che devo. Ermanno Va bene! Matilde Qualche giorno fa l’ho incontrato in un bar. Mi ha detto che mi aveva seguito e che era da molto tempo che avrebbe voluto parlarmi… di te e di lui… Ermanno Non credo che abbiamo qualcosa da dirci. Matilde (con tono deciso) Insomma… lasciami finire! Gli ho promesso che ti avrei parlato, quindi… Poi di ciò che ti avrò detto, ne farai quello che vorrai. Ermanno (alzando le mani in segno di resa) D’accordo… va bene! Matilde Dice che è pentito, che ha sbagliato e che ha buttato alle ortiche la più grande occasione della sua vita… e non si riferisce certo alla pittura… ma a te… me l’ha detto esplicitamente; che in tutti questi mesi non ha fatto altro che ripensare a te, a lui stesso, a qual era la sua vera identità, che, quando aveva accettato la tua ospitalità, lo aveva fatto con gioia e pensando al piacere di potere fare l’amore con te, ma che poi era accaduto qualcosa che lo aveva terrorizzato, in conseguenza della quale si era messo con un ragazzo, ma aveva subito capito che la cosa non sarebbe potuta andare, perché non riusciva a dimenticarti. Ermanno Quella volta, a Cortina, Evagora e Gianni videro chiaramente con quale passione e con quale trasporto baciava il suo biondino. Quindi… adesso vieni a dirmi… lui dice che non era vero… magari che l’ha baciato, così, perché, come dice la canzonetta, non aveva niente da fare? Quando gliel’ho rinfacciato, lui ha semplicemente negato il fatto. Lo ripeto. A me che lui vada con altri non m’interessa. Avrebbe potuto parlare chiaro, quando, intuendo in lui un certo talento e tenuto conto della miseria in cui si dibatteva… parlo di quella miseria dovuta alla mancanza delle conoscenze giuste, delle occasioni per farsi notare e così via… Avrebbe dovuto essere ancora più chiaro, leale, a maggior ragione… e della cosa lui deve essersi accorto prima di me… quando ha capito ciò che sentivo per lui. Invece, ha creduto che, appunto perché ero un omosessuale, fossi terreno di rapina e, quindi, potevo essere sfruttato alla stregua di un territorio di nessuno o al modo in cui si sfrutta uno schiavo delle cui opinione non è affatto necessario preoccuparsi, perché non è scritto da nessuna parte che anche gli schiavi vanno rispettati. Matilde (perplessa) Non so cosa dirti! Quello che dici è giusto. Nessuno può arrogarsi il diritto di sfruttare un altro, solo perché, a torto, lo ritiene un essere inferiore, non degno di nessuna stima o considerazione o crede che possa essere titolare di diritti in special modo…. Quando quest’assurda dottrina sia sostenuta solo dal concetto errato di naturale… non volendo capire che naturale significa solo esistente. Però… Ermanno Però… cosa? Matilde Non so! Quando mi ha parlato, m’era sembrato così sincero! Voglio dire che non avevo dubbi sulla verità di quanto diceva. Ermanno E… adesso? Matilde Sai… è una di quelle sensazioni che non si sanno spiegare… ma più che una sensazione é… é… un’intuizione. A proposito, sai che non dipinge più, che ha ripreso gli studi? Ermanno Sua madre deve avergliele fatte di cotte e di crude, per riuscire a convincerlo ad abbandonare la pittura ed a riprendere gli studi. Per lei, il conseguimento della laurea da parte del figlio, è sempre stata un’ossessione. Matilde Non credo che ciò possa essere… come dire?… rimproverato come una cosa non giusta. Ermanno Certo che no! Matilde Ti costerebbe proprio parlargli? Ermanno Dovrei credere alla sua sincerità, non dovrei più credere che gli unici amici che ho, Gianni ed Evagora, abbiano mentito per un motivo a me sconosciuto. Forse avrei potuto credere che Gianni avesse potuto mentirmi perché, chissà, in tal caso avrei potuto supporre che sia stato invidioso che un ragazzo come Ettore mi avesse preferito, ma da questo a dire che anche l’Evagora abbia potuto mentirmi, dovrei anzitutto saperne il perché, ammesso che ne esista qualcuno… voglio dire uno di valido. Matilde Allora… proprio non vuoi saperne? Ermanno Vedi, storie simili finiscono per assumere sempre un che di sentimentale, non scevro da un che di fastidioso, come di un qualcosa di appiccicaticcio di cui non si riesce a liberarsi, per quanto ci si possa dimenare. Allora questo insistere “Su, dai, facciamo pace, non volevo offenderti”, diventa una giaculatoria molto penosa, perché anche le lacrime, finte o vere che fossero, c’indisporrebbero, e ci irriterebbero, finché non ci si decide fermamente a porre un punto fermo al fastidio ed anche alla pena. (Entrano Evagora e Gianni) Evagora Ciao, Matilde! Matilde Ciao Evagora… ciao Gianni! Gianni Matilde! Evagora In giardino abbiamo visto Ettore… passeggiare su e giù sotto l’ombrello, e… faceva tristezza. Ermanno (Sorpreso, si avvicina alla finestra) Ti fa tristezza? E’ il tempo a essere uggioso e triste… sei forse metereopatica? Evagora Non offendere e, poi, cosa c’entra? Anche se lo fossi, fa sempre pena vedere uno sulle spine. Immagino che il ragazzo sia venuto per parlarti… magari per scusarsi e… e tu non ne vuoi sapere. Gianni Perché dovrebbe farlo? Voglio dire, perché dovrebbe parlargli? Sarebbe come mettere un rammendo su un bel vestito nuovo, che tale non potrebbe essere mai più. Matilde Che certezze hai che ciò che il ragazzo dice non sia vero? Gianni Dovrebbe compiere un atto di fede? Sono solo i fatti che contano. Uno che si abbarbica a un ragazzino e lo bacia con trasporto, cosa volete che sia, la scena di un film, tenuto conto che al di fuori di me ed Evagora, perché fra l’altro spiavamo, non c’erano altri spettatori. Ermanno Zitti tutti! Non capite che se lo perdonassi tutto non sarebbe più come prima? Che, pur di stare insieme, fingeremmo che non sia successo mai niente? In tal caso non saremmo sinceri con noi stessi, perché il tradimento perdonato agirebbe sotto pelle, nascostamente come un tarlo e prima o dopo si arriverebbe alla rottura definitiva, e poi… non possiedo una capacità di perdono così… vasta, ammesso che perdonare sia sempre lecito… Evagora Di quello che so dell’amore, a prescindere dalla passione fisica che è limitata, non credo che, in fondo, amare da eterosessuali o da omosessuali sia differente. Amare è amare e basta, poi, come uno faccia l’amore è cosa che non deve interessare nessuno, ma… Matilde Il fatto è che per mio fratello… da quello che ho capito della psiche omosessuale, amare è come possedere una cambiale che prima o dopo sarà messa all’incasso e quando ciò sarà avvenuto, ogni rapporto è finito, concluso. Evagora (con ironia e sorridendo) E’ vero! E’ un amore con la data di scadenza, come una scatola di pelati. Finché quella data è lontana, si può mangiarli tranquillamente ed anche gustarli ed esserne soddisfatti, ma quando quella è scaduta, i pelati sono solo da buttar via, nel timore che… possano avvelenarci… che possano farci star male. (Ad Ermanno) Non è così? Ermanno Potrebbe anche essere… appunto perché solo di minestra riscaldata si tratterebbe, e poi, è ormai finito l’incanto, la suggestione del primo colpo d’occhio, sarei sempre lì a rimuginare, e… Gianni Chissà! Tua sorella potrebbe aver ragione. Che certezza hai che lui non dica la verità, che sia sul serio pentito, che in fondo l’avventura con il biondino sia solo un mezzo per prendere coscienza del suo amore per te? Ermanno (con tono più rilassato, a Gianni) Traditore! Adesso siete tutti contro di me. Va bene. Mi arrendo, voglio proprio fare un atto di fede e concedergli un giudizio d’appello. Matilde Vado via! Vi saluto! (Ad Ermanno) Uscendo, te lo mando su! F I N E
Leo Baum
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