|
Topo Oreste e la Grande Città Pubblichiamo volentieri questa scheda relativa all'opera di Simone Piazzesi: "Topo Oreste e la Grande Città". Lavoro che appartiene ad una categoria di cui si ha bisogno, quella delle "favole moderne" che non solo possano piacere ai bambini ma riescano anche a far sorridere e rilassare gli adulti, suscitando però in questi ultimi anche numerose riflessioni. Il titolo, dunque, lascia intendere ciò che il libro principalmente è, ovvero una favola rivolta ai più giovani (ma, come detto, non solo) che prende spunto dalle gesta del protagonista per narrare sentimenti profondi e di cui non si parlerà mai abbastanza: pensiamo, soprattutto, a quella bella parola, che spesso rimane tale, che è la solidarietà. Già dall'incipit la lettura si propetta gradevole ed intrigante, e la descrizione del personaggio fa intravvedere come questo lavoro si presti a più piani di lettura. Come non esserne incuriositi, allora? Scopriamo insieme verso quali avventure andrà incontro questo personaggio, un topo brillante, saggio, un vero e proprio mito cittadino che è tuttavia disposto a sacrificarsi in nome dei suoi "nemici" per antonomasia, i gatti...
Per chiunque lo desideri è possibile acquistare il libro direttamente dalla casa editrice.
Topo Oreste e la Grande Città Capitolo I Il topo Oreste era conosciuto in tutta la Grande Città: dai quartieri centrali a quelli periferici, dalle lussuose cantine delle ville ai maleodoranti cassonetti dell'immondizia dei sobborghi. Tutti lo conoscevano. Oreste: il topo più furbo, l'Imbattibile, il Cervello. Erano tanti gli epiteti che con il tempo si era conquistato. In realtà Oreste era solo un topolino dai grandi orecchi ciondolanti, pelo sporco e passo incerto, ma aveva due occhi accesi e vigili come nessun altro topo aveva. In genere, la supremazia in una banda o in uno dei branchi che popolavano le ruvide strade della Grande Città, si otteneva con dimostrazioni di forza o atti di vera e propria violenza. Le imprese che valsero a Oreste tanta gloria, invece, non erano niente di tutto questo: i suoi erano atti d'ingegno. A dire il vero, Oreste non aveva alcun genere di supremazia: non controllava nessun territorio, non guidava nessuna gang, non era un boss. Viveva alla giornata, girovagando per i quartieri della Grande Città, senza chiedere niente a nessuno e senza dover render conto a nessuno. Era un tipo riservato, uno che si faceva gli affari propri e che non cercava guai. Il suo, più che dominio, era prestigio, fama, classe si sarebbe spinto a dire qualche ammiratore. Lui si godeva questa stima, che d'altronde avrebbe fatto piacere a chiunque, ma cercava di non essere mai borioso; voleva rimanere il più possibile umile. Il suo nome se l'era fatto col tempo, senza volerlo, dando consigli in modo disinteressato a chi gli chiedeva aiuto; cercava di mettere le sue brillanti idee a disposizione di chi ne aveva bisogno [...] Il "padre" di Topo Oreste è Simone Piazzesi Nato a Pistoia nel '75 del secolo scorso, vive a Serravalle Pistoiese. Dopo il diploma di ragioneria cambia decisamente strada scegliendo la facoltà di Lettere dell'Università di Firenze. Le materie umanistiche sono da sempre le sue preferite, la fredda contabilità non fa per lui. A 26 anni consegue la tanto agognata laurea col massimo dei voti, ma ben presto si accorge che quel titolo non è poi così richiesto dal mercato del lavoro. Così, dopo svariati lavoretti più o meno caratteristici (pianobar, venditore ambulante di vinili da collezione, impiegato compilatore di mod. 730 e Ici...) si concentra sul suo ramo: l'insegnamento precario nelle scuole e le ripetizioni a domicilio. Roba da fare soldi a palate, insomma... |