Perché non condivido l’hashtag #andràtuttobene

Nei primi mesi dell’anno in corso abbiamo vissuto una delle esperienze più difficili che si possano vivere nel corso di una esistenza, la Pandemia da Coronavirus Covid-19. È in questo periodo che si è fatto largo l’hashtag #andràtuttobene.

Cercando di risalire alle origini di questo hashtag su Internet, si incontrano molteplici teorie, per cui ad un certo punto diventa difficile se non addirittura impossibile darne una paternità. Una cosa però è certa: nei primi giorni immediatamente seguenti l’istituzione della cosiddetta zona rossa per la pandemia in corso, diverse città dapprima nell’area della stessa zona rossa ed in un secondo momento in tutta Italia, venivano letteralmente tappezzate di post-it riportanti la frase “Tutto andrà bene”. Ad un certo punto qualcuno ha pensato di coniare anche un hashtag, il famoso #andràtuttobene.

Sin dai primi momenti in cui mi sono imbattuto in questo hashtag ho adottato un atteggiamento piuttosto critico e vi spiego perché. “Andrà tutto bene” presuppone che bisogna semplicemente attendere che tutto passi e che alla fin dei conti la natura penserà a far si che non si verifichino danni di sorta, ma che questa possa essere una mera “tempesta di passaggio”.

Man mano che i giorni passavano da quel fatidico comunicato presidenziale del 9 marzo 2020, in realtà nulla andava bene. Si registravano sempre più infezioni, sempre più morti, ogni giorno, con costanti aggiornamenti da parte degli organi ufficiali di governo ma anche dei mass media.

L’hashtag da istituire avrebbe dovuto portare con sè un messaggio proattivo e non una semplice ed inerme attesa. Personalmente avrei visto più appropriato un hashtag del tipo #deveandaretuttobene. Quello che cambia è il senso di responsabilità che tale hashtag può trasmettere in chi lo legge e lo adopera, perché quella che abbiamo passato è stata si una guerra, tra l’uomo ed il Covid-19, ma le guerre si combattono, serve l’impegno, la perseveranza, è la testardaggine. Non dobbiamo restare semplicemente fermi su una poltrona, perché così è certo che nulla può andar bene.

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